Corriere della Sera, 25 febbraio 1902
Alfredo Nobel favorevole all’eutanasia
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La notizia che il Parlamento sassone aveva nello scorso gennaio respinta la proposta d’un deputato intesa a permettere ai medici di por termine alle sofferenze dei loro ammalati riconosciuti incurabili coll’affrettarne, dietro loro richiesta, la morte, ha dato luogo nelle colonne dello Spectator ad una corrispondenza che non è priva d’interesse. Certo signor Gandolfi scrisse d’aver avuto in proposito una discussione col celebre Alfredo Nobel, il quale era talmente convinto della bontà di quel radicale rimedio, che offrì a Crispi. allora al potere, di erigere a proprie spese uno stabilimento a Milano ed un altro a Roma, ove gli ammalati incurabili avrebbero trovato nell’eutanasia la cessazione dei loro insopportabili dolori. Il costo d’ogni stabilimento era preventivato in franchi 250.000. ed inoltre il generoso fondatore si obbligava a fornire un’ampia dotazione per le spese d’esercizio di quei due sanatori di nuovo genere. L’idea di Nobel era di spegnere dolcemente e senza preavviso quelle povere travagliate esistenze con un gas micidiale, di sicuro effetto.
Inutile dire che Crispi non stimò opportuno di prendere la proposta in seria considerazione. Il signor Gandolfi a sua volta rammentò al Nobel il caso del dottor Guillotin e la probabilità che il popolo incominciasse da lui la cura degli incurabili. È giusto però riconoscere che Nobel non rifuggiva dall’idea d’applicare a se stesso quanto reputava utile agli altri e ch’egli portava sempre seco in un anello alcune goccie di un potentissimo veleno coll’intenzione di servirsene appena si fosse accorto d’essere affetto d’una malattia mortale. Destino volle invece che Nobel morisse improvvisamente per sincope.
Un altro corrispondente, certo sig. Tollemache, cita un suo articolo pubblicato sino dal febbraio 1873 nella Fortnightly Review, dal titolo «Il diritto di morire» in cui si mostra devoto apostolo dell’eutanasia. L’idea esposta in quell’articolo fu vivamente combattuta dallo Spectator siccome ribelle alla volontà di Dio, ed il Tollemache a replicare che se piove per volontà di Dio noi ci ribelliamo a quella volontà riparandoci sotto gli ombrelli e che la passiva ubbidienza predicata da S. Paolo potrebbe benissimo venir parafrasata così: « tutto ciò che è, è ordinato da Dio; chiunque pertanto cambia ciò che è, cambia ciò che Dio ha ordinato e vien dannato».
L’argomento religioso che condanna l’eutanasia sarebbe applicabile a qualunque mezzo cui si ricorra per far cessare o anche semplicemente diminuire ogni genere di sofferenza. Lo Spectator condanna severamente questa corrente d’idee siccome sovversiva della santità della vita umana, ed è d’avviso che l’attuazione d’un proposito come quello attribuito al Nobel sarebbe suscettibile d’uno sviluppo spaventevole. In verità, non occorre porre a base delle azioni umane i precetti del cristianesimo e l’autorità delle sacre scritture per dividere l’opinione dello Spectator. Ricordiamo che un tema analogo venne in Italia trattato sulla scena nel dramma Il nuovo Idolo, che impressionò assai il pubblico pur lasciandolo perplesso.