Corriere della Sera, 24 dicembre 1992
Il presepe senza pastori né mangiatoia
Fex
Ben volentieri ci siamo lasciati sedurre dai lucidi dépliant annuncianti pace, serenità, una dolce pausa, una specie di coffee break in melodioso raccoglimento, anche se già di lontano sentivamo rombi e tuoni inquietanti, e poi via via grida confuse, strepiti di motori e sirene, perentorie effusioni d’altoparlanti.
E una volta qui, davanti al famoso Presepio italiano, ci fermiamo interdetti.
«Ma dove sono le antiche mura a secco?».
Tutto è piatto, livellato, con qualche gru gialla che spunta altissima dall’orizzonte.
«Bé, ecco» spiega la nostra guida, «un po’ stavano crollando da sole, un po’ erano diventate una pubblica indecenza, ratti, rifiuti, drogati, baracche, campi nomadi...».
Al loro posto c’è ora un’ellittica arteria a scorrimento veloce, quattro ampie corsie che però s’interrompono sull’orlo di una cascata di carta d’argento.
«Non c’è un ponte?».
«Ci lavorano da dodici anni, ma tre costruttori sono falliti, il quarto è in galera, e perciò...».
Facciamo i primi passi sul muschio, rado e rinseccolito.
«Purtroppo l’impresa ha sbagliato l’impianto d’irrigazione» dice la guida. «Tecnicamente era un progetto molto avanzato, molto sofisticato, ma non ha dato i risultati sperati».
«Comunque non c’è una sola pecora. Dove sono finite?».
«Tutte abbattute in conformità alle direttive Cee. Ma di galli, galline e tacchini ce n’è sempre una quantità».
«Non li vediamo».
«Sono quei capannoni d’allevamento, laggiù, oltre il laghetto di specchio».
«Ma i pastori?».
«Metà latitanti, metà pentiti, al sicuro nelle caserme dei carabinieri».
Il mulino è in piena attività, per fortuna; la ruota gira incessantemente sotto gli occhi di una dozzina di telecamere.
«Stanno intervistando il mugnaio e sua moglie, per così dire...».
«In che senso?».
«I veri mugnai sono stati soffocati nella farina dalla figlia, pochi mesi fa. Era una sedicenne sensibile, introversa, e d’altra parte i genitori, gente semplice, all’antica, si opponevano caparbiamente a una sua triplice relazione col caldarrostaio, il legionario romano e il cavallo di quest’ultimo. Quei due che vedete sono in realtà un noto comico e una cantante travestiti da mugnai».
«Su cosa li intervistano?».
«L’eros, il campionato di calcio, l’Aids, l’etica, la metafisica; le solite cose».
«E l’arrotino?».
«Assunto nel pubblico impiego».
«La venditrice di fichi d’India?»
«Falciata da una raffica durante un regolamento di conti tra cosche rivali».
«Il seminatore?».
«Ora fa il posteggiatore abusivo attorno alla Sacra Capanna».
Ma anche lui, constatiamo, nulla può contro la pressione della folla urlante e invocante, che ha travolto vigili e transenne.
«Però» osserviamo compiaciuti «l’Evento attira sempre!».
«Sì, ma c’è stato un piccolo equivoco» confessa imbarazzata la guida. «S’era sparsa la voce che sarebbe arrivata Madonna, la rockstar».
«E... l’altra Madonna?».
«La... Gospel Star?... Be’, si è pensato di farla ricoverare presso la Usl 22. Il personale scarseggia, ma Giuseppe dà una mano in corsia, le procura il latte, le cambia le lenzuola portate da casa...».
«E il Bambino?».
«Rapito. Pare che sia arrivata a Roma una busta con dentro un Suo orecchio mozzato. O un Suo lobo».
«Ma anche l’asino e il bue sono assenti».
«Macellati clandestinamente. Erano perfetti per la mortadella».
«E la stella?».
«Visto l’aria che tirava, segue un’altra orbita. È partita per la tangente, diciamo».
«Dietro quei palmizi si intravedevano sempre i Re Magi in cammino, una volta. Si sono spaventati anche loro? Sono rimasti a casa?».
«In un certo senso... Il fatto è che sono più o meno agli arresti domiciliari. Hanno ricevuto un avviso di garanzia per sospetto traffico di droga. Cosa volete, su quei loro cammelli, su quella via dall’Oriente...».