la Repubblica, 18 dicembre 2018
Un’altra storia con una minorenne per Woody Allen
L’anno orribile di Woody Allen si conclude con un servizio su Hollywood Reporter: “Parla l’amante segreta adolescente di Allen”. Il nome della protagonista trova spazio solo dopo: Babi Christina Engelhardt. Sintetizzando: la modella nel ’76, due mesi prima di compiere 17 anni, conobbe, anche in senso biblico, Allen (dettaglio rilevante perché è reato per la legislazione Usa). Una relazione lunga otto anni, in cui ci fu spazio per sesso e canne a tre con Mia Farrow, il rifiuto del regista di aiutarla a entrare nel sindacato attori o darle ruoli che non fossero comparsate nei suoi film. Allen prese pezzi della sua personalità, insieme a quelli di altre ragazze, per il personaggio di Mariel Hemingway in Manhattan. Nella vicenda entra anche Federico Fellini: lei lavorò nell’entourage del grande regista ai tempi di La voce della luna e compare in un backstage che inviò ad Allen, che da ammiratore di Fellini ne fu impressionato. I ricordi malinconici di un tempo riletti nell’era del #MeToo prendono una piega più amara, che parla di diseguaglianza di posizioni, lei aspirante modella sedicenne, lui 41enne famoso e potente. Ma nessuna denuncia da parte di lei, e quindi nessun processo. Allen è già stato condannato da Hollywood, e sconta la pena più amara: la ruota della fortuna ha fatto il giro sbagliato e quest’anno non c’è nessuno dei suoi film (più o meno riusciti, ma sempre godibili) ad allietarci il Natale cinematografico. Finisce così un anno iniziato, a gennaio, con una intervista della figlia Dylan che ribadiva le accuse di violenza sessuale subita oltre vent’anni fa da Allen. In questo lasso di tempo un labirinto di cause e processi sfociati in due sentenze di non colpevolezza. I divi che avevano sempre fatto la fila per lavorare in un suo film spaccati da chi rimpiange di averlo fatto, chi giura che non lo farà mai più e chi, come Bardem, ritiene «di doversi affidare alla verità processuale». Intanto qualcosa nella vita del cineasta 83enne si è rotto, forse per sempre. L’ultima pausa di un anno presa nella sua carriera risale al lontano 1981, tra Stardust Memories e Una commedia sexy in una notte di mezza estate. Poi, cambiando set ogni anno, Londra, Parigi, Roma, Barcellona e ancora New York, non era andato avanti senza sosta, «lavorare ogni giorno è quello che mi impedisce di pensare alla morte». E invece il suo nuovo film sulla relazione sessuale tra uomo di 44 anni e una quindicenne non uscirà in sala né in streaming. A rainy day in New York, oltre al titolo di un film che non vedremo, sembra la fotografia dello stato d’animo dell’autore.