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 2018  dicembre 16 Domenica calendario

La pacchia sul web e i torti delle pagelle

Anche se non richiesto, vorrei dare il mio parere sul caso che sta appassionando l’Italia e riempiendo i giornali: il rapper Anastasio, vincitore di X Factor, è di destra o di sinistra? Fascista o comunista? Machissenefrega, ecco il mio parere. Anastasio convince meno quando cerca di giustificare i suoi "like" come semplice "visto e letto". E no, anche approvato, sennò "like" che si schiaccia a fare? Se lo fai per CasaPound, poi diventa difficile rispondere a certe domande. E comunque la cronaca ammonisce: più prudenti e consapevoli quando si scrive sul web. Non parla di hater, pedofili, neonazisti, maniaci sessuali, stalker: se per altri, come dice Salvini, è finita la pacchia, per tutti questi la pacchia è cominciata col web, e prospera.
C’è qualche rischio, almeno in Svizzera. A seguito di una multa, un frontaliere italiano si sfoga su Facebook: «Quando vado in pensione giuro che vi ammazzo tutti sbirri svizzeri». Seguono insulti e "faccine" arrabbiate, fino alla chiusa: «Dovete morire». Le minacce più degli insulti portano ad agire la polizia cantonale, che va a interrogare il frontaliere sul posto di lavoro, un salumificio di Stabio, Canton Ticino. Interviene più drasticamente il datore di lavoro: licenziamento in tronco.
Un dibattito più interessante, anche se più frazionato, riguarda la mentalità del calciatore di oggi. Sentiamo Pietro Anastasi (da Avvenire): «Questo calcio mi piace pochissimo. Non mi diverto più ad andare allo stadio perché sento che in questa generazione sta venendo meno la passione, il gusto del gioco fine a se stesso che avevamo noi. I calciatori d’oggi se ne fregano dell’attaccamento alla maglia, ormai si sceglie un club, o meglio scelgono i procuratori per loro, solo in base a quanti milioni si possono guadagnare». Walter Casagrande (dal Corsera): «Fuori dal campo rimpiango la partecipazione. Quella che abbiamo vissuto al Corinthians. Socrates col suo esempio è stato molto importante per me. E il messaggio di tranquillità, pace, gioia, amore e tolleranza contro ogni razzismo. Non credo fossimo più intelligenti dei giocatori di oggi, ma sicuramente eravamo differenti. Guadagnavamo meno soldi ed eravamo più attenti a quello che accadeva nel mondo reale. Penso anche a calciatori come Gullit o Cantona, con la loro personalità, le loro idee e il gusto di comunicarle. Eppure oggi la visibilità coi social network è aumentata a dismisura: i giocatori possono essere un veicolo enorme per il messaggio di un mondo migliore. Basta volerlo».
Leonardo Pavoletti usa la testa per fare gol. Da podio, secondo SportWeek: prendendo in considerazione le ultime cinque stagioni, a segnare più gol di testa è stato Cristiano Ronaldo (29), seguito da Giroud del Chelsea (23). Pavoletti (20) è terzo. Dice: «Il calcio ti cambia.
Lusso e ostentazione una volta li disprezzavo, alla fine ci sono cascato anch’io. Con tutto ciò, penso di essere ancora uno vero.
Oggi, quando incontro dei bambini, le prime due domande che mi rivolgono sono: quanto guadagni e che macchina hai?». E così abbiamo sistemato un altro po’ di millennials. «È il frutto del lavaggio del cervello che parte dai genitori e finisce ai giornali». Ah, ecco. Le statistiche dicono che a fine partita Pavoletti è il giocatore del Cagliari che ha corso di più.
«Purtroppo non frega un cazzo a nessuno. Sono un attaccante e vengo giudicato solo sulla base dei gol. In tante partite faccio schifo, poi segno e divento un eroe. In altre mi sbatto, le prendo tutte di testa, apro spazi ai compagni, rincorro i difensori, ma non segno, vengo bocciato e prendo gli insulti social da quelli che giocano al Fantacalcio. Per questo ho smesso di leggere le pagelle dei giornali». E due. Pur essendo più intelligente, almeno credo, Pavoletti si candida a Di Maio del pallone. Potrebbe anche smettere di leggere i social, ma sulle pagelle non ha tutti i torti.
Un attaccante che sbaglia quattro gol e ne segna uno all’ultimo secondo prende 7, il difensore che fino a lì lo ha marcato bene prende 4, l’arbitro che salta un cartellino giallo e sbaglia su un fuorigioco prende 5, se gli va bene. Qui Pavoletti prende 7 perché continua ad avere un maiale in giardino, ma a Livorno dai suoi, non a Cagliari: un voto in meno perché non è quotidiano il rapporto. Ci sarebbero, nel meccanismo delle pagelle, molte cose da rivedere. Ma anche negli insulti social di chi gioca al Fantacalcio.
Da non rivedere, se possibile, le invasioni becere come quella dei tifosi dell’Eintracht a Roma. Dal Messaggero, intervista a Daniela Stradiotto, presidente dell’Osservatorio del Viminale. Pensa che bisognerebbe lavorare con le altre polizie per avere informazioni e gestire meglio questi eventi? «Tutto ciò che si fa a proposito di prevenzione e scambio d’informazioni ha raggiunto un livello operativo eccellente. C’è una rete specifica: per una partita come quella di giovedì le prime riunioni si fanno a settembre». Nella stessa pagina il prefetto di Roma, Paola Basilone: «Spesso all’estero le autorità non collaborano e questo impedisce a chi mette a punto i piani di sicurezza di conoscere tutti i dettagli, soprattutto sui soggetti più pericolosi». E ha aggiunto che la polizia tedesca non ha segnalato gli ultrà violenti. Mi sa che anche qui ci sia qualcosa da rivedere.