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 2018  dicembre 16 Domenica calendario

«Volevo fare il vigile del fuoco». Intervista a Marcello Fonte, vincitore dell’Oscar europeo

La favola continua. «Nelle ultime settimane sono rimasto bloccato dal tifone a Hong Kong, ho viaggiato sulle limousine a Los Angeles, ho ammirato i pesci sul Mar Rosso, ho scoperto un festival meraviglioso a Sarajevo», racconta Marcello Fonte. «Prendo tre aerei al giorno, sono diventato un esperto di rubinetti degli hotel. Ho solo la terza media, viaggiare è il mio modo di studiare».
Per ritirare il premio dell’Efa, l’attore calabrese, 40 anni, zaino in spalla ha lasciato Firenze dove sta rappresentando, con la compagnia degli ex detenuti di Rebbibia, lo spettacolo Famiglia. Ha appena girato due film: Vivere di Francesca Archibugi e Via dall’Aspromonte di Mimmo Calopresti. E porta la barba.
Esigenza di scena?
«No, pigrizia. Non ho tempo di radermi».

Che effetto le fa essere sommerso di impegni?
«Fare troppe cose non fa bene. Nutrirsi è giusto, ma bisogna espellere quello che non serve».
È molto cambiato, rispetto a quando era sconosciuto?
«Oggi mi sento un pesce nell’acquario guardato da tutti».
E come fa a rimanere se stesso?
«Cerco di esprimere con sincerità i miei sentimenti, senza lasciarmi offuscare dall’egocentrismo. Mi piace condividere le mie esperienze con gli altri».
Usa i social?
«Si, soprattutto per informare mia madre che, giù in Calabria, si preoccupa: Marcé, hai mangiato? Per Natale le regalerò delle nuove galline».
Ha trovato una vera casa o vive ancora in un camerino dell’ex cinema Palazzo occupato, a Roma?
«Sto sempre lì, non ho avuto tempo di guardarmi in giro. Da un anno vivo più nei film che nella vita reale».
Che ruolo ha in quello di Archibugi?
«Sono un grigio impiegato che nasconde un mondo interiore». 
E in Via dall’Aspromonte, ambientato in un paesino calabrese negli Anni ’50?
«Faccio Ciccio ’u Poeta, lo scemo del villaggio. Gli abitanti del paese costruiscono da soli la strada che manca: è questa la vera politica del fare».
E lei, in politica, come la pensa?
«Sono anch’io per la politica del fare: rimbocchiamoci le maniche senza troppe chiacchiere. Per me significa prendere più tram e andare a meno cene mondane. Ma non mi costa: ho imparato dai miei nonni contadini a faticare».
È sempre single o ha una fidanzata?
«No. O forse sì, solo che lei non lo sa.
Mi spiace per mia madre che vorrebbe tanto vedermi sposato».
Dopo Notti stellate, la sua autobiografia prima del successo, intende raccontare anche tutto quello che le è capitato da Cannes in poi?
«Sto tenendo un diario filmato, c’è già un progetto che coinvolgerà colleghi e amici».
C’è un personaggio che sogna di interpretare?
«Il pascià. Ma il mio vero sogno era fare il vigile del fuoco. Non mi hanno preso, ed eccomi qua».