Il Messaggero, 16 dicembre 2018
Gigi Proietti e la figlia Carlotta
«Il continuo spettacolo del mondo ha necessariamente bisogno di anime discrete. E non esiste miglior definizione della discrezione di quella che ne ha dato Proust nei Guermantes: Il privilegio di poter assistere alla propria assenza» scriveva il filosofo francese Pierre Zaoui nel suo libro La Discrétion (2013).
È un’immagine potente, che può servirci da guida nel leggere le figure allo specchio di Gigi e Carlotta Proietti, un padre e una figlia molto discreti i cui destini si sono incrociati nell’arte solo a un certo punto del tempo. Il padre, 78 anni, è un uomo la cui biografia occupa pagine e pagine dell’Enciclopedia dello Spettacolo, al punto che faremmo prima a scrivere cosa non ha fatto. Fin dagli anni Sessanta, quando fondò con Antonio Calenda e Piera degli Esposti il Centouno, che è stato uno degli spazi più innovativi della sperimentazione teatrale romana, Proietti ha declinato nelle forme del cinema, della tv e del teatro la propria intelligenza scenica: l’esattezza emozionale della recitazione e la flessibilità dei registri, congiunti a un modo gioioso di prendere la vita e le sue occasioni, ne fanno l’ultimo erede di quella grande scuola anti-accademica incarnata da attori come Gassman, Tognazzi, Mastroianni.
La figlia, 37 anni, ha scelto solo da poco di far coincidere la sua vita con il palcoscenico. Nata come cantante, Carlotta Proietti ha, quasi senza accorgersene, capito che quello che effettivamente amava fare era l’attrice. Domani sera debutterà con The Prudes di Anthony Neilson al Teatro Belli di Roma (all’interno del festival Trend, nuove frontiere della scena britannica, curato da Rodolfo di Giammarco). Accanto a lei Gianluigi Fogacci, che firma anche la regia.
RISERVATI«È la storia di una coppia in crisi alla quale, come forma di terapia, è stato proposto di avere un rapporto sessuale di fronte al pubblico. Loro parleranno quindi dei loro problemi direttamente con gli spettatori» racconta Carlotta, che nella vita è una donna riservata, quasi timida. «Sono contenta che si intraveda questo aspetto del mio carattere. Io sono del tutto estroversa soltanto sul palcoscenico. In questo caso, comunque, abbiamo dovuto fare un po’ i puritani e tagliare parti del testo che erano troppo dettagliate. A teatro, non mi piace dire neanche le parolacce, figuriamoci parlare di sesso. Però qui lo facciamo con intelligenza e ironia».
E cosa ne pensa il padre? Ha assistito alle prove? «Cerco di non farmi vedere prima del debutto. Ho paura che la mia presenza possa sembrare invadente e che gli attori si sentano costretti alla performance. Carlotta mi aveva però fatto leggere il testo. In genere ci confrontiamo molto. Anche io le chiedo consigli sui ruoli che mi propongono» dice Gigi Proietti, che si è deciso a parlare del rapporto con sua figlia dopo averla vista la scorsa estate sul palcoscenico del Globe come protagonista della Bisbetica domata di Shakespeare, diretta da Loredana Scaramella. «Non volevo che il giudizio paterno fosse troppo indulgente, avevamo entrambi bisogno dell’approvazione del pubblico».
CAPODANNOPer lo spettacolo di Capodanno all’Auditorium Parco della Musica di Roma, Proietti ha chiamato accanto a sé entrambe le figlie: «Susanna, la maggiore – che nella vita è ancora più privata dell’altra-, oltre a curare le scene e i costumi, canterà una canzone e reciterà una parte nella farsa La Signora delle Camelie di cui Carlotta è protagonista. Anche lei canterà poi due canzoni. Sono piccole parti. Nel futuro, vorrei che loro due e gli altri ospiti di Cavalli di battaglia si espandessero un po’ di più, anche per lasciarmi il tempo di riposare». «Questo è il terzo spettacolo che faccio con mio padre, e devo dire che lavorare con lui è fantastico. Quando i colleghi mi dicono che sono intimoriti dalla sua presenza, mi ricordo dell’effetto che mio padre mi faceva quando ero bambina. Il mito Proietti! La sua carriera è così importante che per forza hai un po’ di soggezione. Però quando ci lavori veramente, rimani colpito dalla capacità che ha di mettere tutti a proprio agio. Papà sa equilibrare gioco e concentrazione» racconta Carlotta.
La discrezione, il principio di non invadenza, ha regolato da sempre la vita della famiglia Proietti, nelle questioni che riguardano non solo l’arte ma anche l’etica, la religione, l’educazione scolastica. Gigi è di formazione cattolica, sua moglie Sagitta è protestante, e quando sono nate le loro figlie hanno pensato di non battezzarle. «Dal punto di vista educativo, abbiamo voluto dare loro la possibilità di scegliere una volta diventate grandi. Naturalmente, una volta interpellato, dico come la penso. Io sono uno che ha fatto il chierichetto da ragazzo. Per quelli della mia generazione la parrocchia e l’oratorio sono stati i luoghi della formazione, è lì che si creavano le vere comunità» spiega Proietti, che si dice affascinato da Papa Francesco: «È un uomo che attira simpatie. Vorrei incontrarlo e parlarci». «Questo Papa piace molto anche a me» commenta la figlia, che a un certo punto ricostruisce la scena di un viaggio familiare fatto agli inizi del Duemila.
GERUSALEMME«Avevo diciotto anni quando mio padre portò me, mia sorella e mia madre a Gerusalemme. Lui doveva fare la voce narrante ne La pietà di Nicola Piovani, che andò in scena di fronte a rappresentanti di tutte le religioni. Anche se io ero una di quelle ragazzine con i piercing al labbro che è contro il mondo intero, certe atmosfere del Santo Sepolcro e del Muro del Pianto non posso dimenticarle. Ancora oggi né io né mia sorella abbiamo deciso di battezzarci, ma non possiamo dire di essere lontane dalla spiritualità» confessa Carlotta. «Tra l’altro, è durante quel viaggio che mi sono fatto una ragione del perché nei presepi noi mettiamo l’ovatta e la farina per simulare la neve interviene il padre Betlemme non è il deserto che io pensavo che fosse, è in alto, fa freddo e nevica pure».
ABITUDININon è una buona idea telefonare a Gigi Proietti di mattina. Gli amici lo sanno e non si azzardano. «Non chiamo mai mio padre prima dell’ora di pranzo. Magari si sveglia pure ma non è il momento migliore per parlarci» racconta divertita la figlia. «È vero, sono un po’ pigro, e non mi piace neanche lo sport». «Io invece mi sforzo almeno di andare in palestra!» replica Carlotta.
Le differenti abitudini finiscono qui. Entrambi riservati, rispettosi, con il tarlo dell’autocritica («è un vizio di famiglia»), tendono a chiedere a se stessi sempre di più: «A Roma ho fondato tre teatri (Brancaccio, Brancaccino e Globe), per il Globe Theatre lavoro tantissimo, e anche Carlotta è coinvolta nella programmazione, ma mi piacerebbe poter investire sulla formazione anche in inverno. Ci vorrebbe lo spazio. Ogni tanto penso che vorrei anche fare un film come regista. Di storie ne ho fin troppe, ma non so se ho la preparazione tecnica». Cresciuta a questa scuola di pensiero, è normale che poi Carlotta nutra un’insofferenza per «la presunzione e la lamentela». «A un certo punto volevo fare uno spettacolo nuovo per intitolarlo: Ma quando è successo?» conclude Gigi Proietti. «Già, quando è successo che in Italia si è affermata la non cultura? Come e perché l’arroganza oggi regna sovrana? Magari è anche colpa nostra. Ci siamo distratti».