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 2018  dicembre 16 Domenica calendario

Il rap accende l’Arabia Saudita

RIAD Si mettono in posa nel parcheggio, in un gigantesco piazzale di polvere e sassi. Le luci degli smartphone si mischiano con quelle delle macchine in coda, ingorghi e selfie, da lontano arriva il canto del muezzin. Sorrisi e passi rapidi, sono solo le cinque del pomeriggio ma i posti migliori vanno presi subito. Superati i controlli al metal detector, sulla navetta che dall’ingresso porta alla zona del palco salgono tutti insieme: ragazzi con le felpe griffate, altri con la tunica bianca e il copricapo tradizionale, qualcuno spinge carrozzine. E donne, tantissime. Si muovono in gruppi di cinque-sei, senza uomini. Come Jorja, 26 anni, che ci siede accanto. Indossa l’abaya e il velo le copre i capelli, è curiosa. Attacca a parlare, dice che l’Italia è bellissima. È stata sul lago di Como l’anno scorso e vorrebbe tornarci. Stasera è venuta con le amiche perché «Riad sta cambiando»: «Negli ultimi sei mesi alla velocità della luce». 

Negli ultimi 6 mesi, Riad è cambiata alla velocità della luce 
È il primo concerto rap all’«occidentale» nella storia dell’Arabia Saudita dove sono ammessi uomini e donne insieme, suonano i Black Eyed Peas. Sullo sfondo le rovine di Ad Diriyah, l’antica capitale del regno, vicino al palco la pista dove corrono le monoposto elettriche della Formula E. L’ha voluto il principe Mohammed Bin Salman questo evento, un Gran Premio di auto senza benzina nel Paese del petrolio. Per aprirsi al mondo. 
È arrivato il momento in cui i giovani possono dire la loro 
Gli echi del caso Khashoggi, della brutale repressione verso gli oppositori, qui rimbalzano nel vuoto. Come pure gli appelli delle organizzazioni dei diritti umani a cancellare il concerto «chiedendo scusa ai dissidenti imprigionati e torturati dal regime». Impossibile trovare risposte o commenti da chi è venuto a ubriacarsi di musica spendendo fino a 300 euro per un biglietto. I laser fendono il cielo, cade una pioggia leggera nel deserto a rendere ancora più suggestiva l’atmosfera. Il dj Scott Forshaw aumenta i decibel, i corpi ingessati si sciolgono. «Su le mani!», e da sotto parte l’onda. Saltellano, agitano le braccia, i più timidi fermi a filmare con il cellulare. Pochissimi stranieri, quasi tutti sono locali, 15.800 dicono gli organizzatori. Al ritmo della disco-music i veli si scompongono, in parecchie portano i capelli sciolti. 
«Ciao Italia» 
Agli ultimi posti dell’autobus, come nelle gite, sette ragazze cantano: «Ciao Italia!» 
Sarah aspetta i Black Eyed Peas mangiando pizza e pollo fritto insieme a due coetanee. Sedute a terra ci porgono il cartone: «Non sarà come quella italiana, ma prova lo stesso». Dicono che è un giorno storico e non volevano perderselo: «Da quando non governa più il vecchio re – spiega – tutto sta cambiando. La gente vuole la libertà e divertirsi, è un processo naturale». Il 60% della popolazione dell’Arabia Saudita ha meno di 35 anni, per Ryan che fa il manager per una società di eventi «è arrivato il momento in cui i giovani possono dire la loro e vivere in un’altra maniera». 
Di colpo la musica si ferma e calano le luci, è l’ora della preghiera e il concerto va interrotto. C’è la fila ai chioschi degli hamburger, incontriamo Oprah. È qui per seguire le corse, si presenta come l’unica donna del Golfo Persico a scrivere di automobilismo. Anni? «È proprio importante che risponda? Ne ho qualcuno di più di venti». Nata qui da genitori somali, scrive per un sito specializzato sudamericano e per un altro arabo, la passione ce l’ha da quando era bambina ma non ha ancora preso la patente (il divieto di guida per le donne è caduto a giugno). Legge online la Gazzetta dello Sport: «Così mi informo su quello che succede nello sport italiano». Sua sorella Suleika lavora nell’organizzazione, è commissario di gara. Orgogliosa ci mostra un fischietto: «Siccome le auto non fanno rumore, quando si spostano nella corsia dei box io lo uso per avvertire le persone che sono lì. Alcune mie amiche stanno prendendo la patente e ora vogliono correre in macchina, c’è un circuito che organizza corsi per donne». 
Sono le 22.45 quando finalmente si materializza will.i.am, il leader dei Black Eyed Peas. Esordisce con un «Rock Saudi», da sotto si scatenano. Sulle note di «Pump it» poi è il delirio: «Stiamo facendo la storia» strilla al microfono. Esauriti i bis, al rientro il traffico è paralizzato: taxi introvabili, Uber in tilt, abusivi che sparano cifre impossibili per portarti in hotel. Ci infiliamo in un autobus noleggiato da una comitiva, ci accettano. Agli ultimi posti, come nelle gite scolastiche. Sette ragazze iniziano a cantare, ridono e ritmano: «Ciao-Ciao-Italia!». È l’ora dei saluti.