La Stampa, 16 dicembre 2018
È arrivata la cometa, adesso siamo pronti per il Natale
Da quando, nei primi anni del 1300, Giotto raffigurò una cometa sopra la capanna di Betlemme, nel dipinto «L’adorazione dei magi» (lo si può ammirare nella Cappella degli Scrovegni a Padova), è praticamente impossibile separare l’immagine di un astro dalla lunga coda da quella del Natale. Sembra che Giotto avesse assistito, nel 1301, al passaggio di una delle comete periodiche più famose, quella di Halley, e fosse rimasto incantato dallo spettacolo, tanto da usarlo come ispirazione per rappresentare il fenomeno celeste che i Vangeli associano alla Natività.
Ai giorni nostri, dunque, ogni apparizione di una cometa nel periodo natalizio è accolta con una certa simpatia. In realtà, nel corso della storia dell’umanità, la comparsa di una cometa è stata interpretata molto più spesso come un presagio funesto che come un segno benaugurale. Qualunque fenomeno arrivasse a turbare la perfezione della volta celeste non era da prendere alla leggera. Il culmine, stando alla leggenda, lo si sarebbe raggiunto nel 1456, quando papa Callisto III arrivò a scomunicare proprio la cometa di Halley. L’aneddoto è quasi certamente falso, ma rende l’idea.
Ma oggi, appunto, i tempi sono cambiati. Sappiamo molto di più su queste palle di ghiaccio che arrivano dalle regioni più esterne del sistema solare e che talvolta percorrono orbite che le portano a riapparire con regolarità dalle nostre parti. Qualche anno fa, siamo persino riusciti a far scendere un piccolo veicolo spaziale su una di esse, quando la sonda Rosetta ha depositato il suo lander sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Abbiamo anche compreso che le comete hanno probabilmente avuto un ruolo importante nel depositare acqua e materiale organico sul nostro pianeta, miliardi di anni fa, aiutando forse a creare condizioni favorevoli alla comparsa della vita.
Dunque siamo tutti più sereni, e la notizia che la cometa 46P/Wirtanen raggiungerà la massima visibilità proprio in questi giorni che precedono Natale non fa paura, e sta anzi suscitando la curiosità anche di chi non è normalmente molto interessato all’astronomia. La cometa, tra l’altro, era una delle possibilità che l’Agenzia Spaziale Europea aveva considerato come obiettivo proprio per Rosetta. È una ospite frequente, con un periodo di circa 5 anni e mezzo (la cometa di Halley ritorna molto più raramente, circa ogni 76 anni): ma questa volta passerà molto più vicina del solito alla Terra, e dovrebbe essere visibile anche a occhio nudo (sapendo dove guardare: ci si può aiutare con una delle tante applicazioni per computer o smartphone). Apparirà come una macchiolina diffusa, con una colorazione verdastra.
Insomma, i cieli non ci parlano, ma possiamo approfittarne lo stesso per alzare lo sguardo verso l’alto, e ricordare che forse la nostra presenza su questo pianeta dipende un po’ anche dalle comete. Magari, per qualche minuto, questo pensiero ci aiuterà a sentirci parte di qualcosa di più grande, e a guardare un po’ oltre le nostre preoccupazioni quotidiane.