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 2018  dicembre 16 Domenica calendario

La grande rissa tra avvocati per lo spot sul web

Il 18 febbraio 2019 tenetevi liberi perché bisogna andare tutti a Trapani. Non cercate scuse, c’è un appuntamento con la storia giudiziaria italiana. Uno di quei processi che faranno impallidire quello a OJ Simpson, a Totò Riina e perfino a Gesù. La Petrelluzzi ha già fatto montare le telecamere per “Un giorno in pretura” sui lampioni intorno al tribunale.
La Leosini ha già vinto l’asta con Quarto Grado per intervistare gli imputati (ben dieci) prima che vengano estradati in Texas e sia loro impedito di tornare a delinquere tramite una rapida e indolore iniezione letale, perché diciamolo, il verdetto appare scontato. Salvini ha già chiesto la castrazione chimica preventiva per tutti perché forse non l’avete capito, ma qui si parla della brutalità di un branco, della ferocia di dieci individui che senza uno straccio di pietà si sono avventati su una vittima inerme. E se gli imputati sono -tenetevi forte- ben dieci avvocati di discreta fama, la vittima non scherza. È pure lui un avvocato, e non certo un avvocato qualunque: è il Saul Goodman italiano.
Per chi non sapesse chi sia Saul Goodman faccio un breve sunto: è l’avvocato della famosa serie “Breaking bad” nonché protagonista dello spin-off “Better call Saul”, una delle più belle serie tv della storia televisiva mai partorite. Saul è un tizio stravagante, con un modo di esercitare la professione piuttosto eccentrico e famoso perché si propone ai clienti con spot tv in cui c’è la vecchietta che promuove una class action ad altri vecchietti contro l’ospizio, il finto veterano di guerra, se stesso con baffi finti e tutta una serie di personaggi alle prese con beghe legali variopinte che alla fine lanciano sempre lo stesso messaggio: meglio chiamare Saul. L’avvocato che risolve tutto. Ecco. Il nostro Saul Goodman si chiama Antonino Sugamele, è un penalista e ufficiale dell’esercito di Trapani e tempo fa, decide che per promuovere il suo studio bisogna farsi un po’ di pubblicità. Senza utilizzare il linguaggio tecnico degli avvocati però. Meglio quelle pubblicità un po’ anni ’80 alla Cesare Ragazzi, quelle “Hey, come stanno i tuoi capelli? Bene? No? E allora venite a trovarmi nel mio studio, avere bei capelli è un gioco da Ragazzi!”. Quindi pubblica sul sito dello studio una sorta di volantino su cui c’è scritto “Sei indagato? Contattaci! Troveremo insieme una soluzione! Studio Legale Sugamele. La nostra esperienza, il tuo successo”. Insomma, da “Better call Saul”, a “Meglio chiamare Sugamele”. La pubblicità viene notata da parecchi colleghi e finisce sulle bacheche Fb di alcuni di loro, commentata con una certa ilarità. Tra i colleghi c’è l’ex presidente della Camera penale di Catania Enrico Trantino, che posta la foto della pubblicità di Sugamele e commenta “Rilancio! Amico indagato, oltre un’assistenza qualificata per risolvere i tuoi problemi, il nostro studio ti offre tisane e massaggi rilassanti, un materasso in lattice e un televisore 32 pollici. Ti garantiamo che l’indagine non sarà un tuo problema ma di chi ha osato coinvolgerti!”. Arriva anche il collega Intrieri (cassazionista, docente di procedura penale e psicologia giuridica) che commenta: “Le nuove frontiere della professione: ‘Ergastolo? Custodia cautelare? Il tuo vecchio avvocato non risolve il problema? Frank noi offriamo il mojito!’”. L’avvocato Asciutti rilancia: “Un nome, un destino. E anche il cognome, voglio dire, è tutto un programma”. Poi c’è Giovanni Donzelli che ironizza “Ottimo! Un’altra offerta dei fratelli Collusi?” alludendo ai celebri spot radiofonici di Fiorello quali: “Avvolgi le tue mazzette di banconote con le fascette dei Fratelli Collusi! Basta banconote in disordine. Per le vostre malefatte fascette avvolgenti fratelli Collusi! Fratelli Collusi, fascette per tutte le mazzette!”. Si aggiungono le battute di altri colleghi. Sugamele, convinto di aver ideato una campagna che a creatività fosse seconda solo a quella della Tim con Gandhi, si offende. E querela tutti.
A quel punto, direte voi, il Tribunale di Trapani avrà archiviato, con tutti i casini che ha da risolvere quella città tra Ilva, mafia e cavoli assortiti mica si metterà a ingolfare tribunali perché “Meglio chiamare Sugamele”, no? Invece i dieci vengono tutti rinviati a giudizio, il 18 febbraio 2019 ci sarà la prima udienza. E noi dobbiamo essere lì. Magari ognuno con un cartello con su scritta una barzelletta sugli avvocati che lo stesso Saul si diverte a dire nella serie, da “Qual è la differenza tra un avvocato e uno spermatozoo? Entrambi hanno una possibilità su un milione di diventare un essere umano!” o anche “Qual è la differenza tra un avvocato e Dio? Dio non pensa di essere un avvocato”. Così Sugamele chiamerà l’ordine degli avvocati che querelerà 100.000 manifestanti e finiremo rinviati a giudizio tutti, facendo slittare il primo processo previsto per infanticidio plurimo al dicembre 2078 perché prima le cose importanti, mi raccomando. E ricordate: Better call Sugamele!