il Fatto Quotidiano, 16 dicembre 2018
I giornalisti contro Sallusti
“Ma Berlusconi? Che dice Berlusconi…?”. Da giorni l’interrogativo fluttua nella testa dei cronisti del Giornale. Da quando l’azienda ha ripreso il piano per lo stato di solidarietà del quotidiano di via Negri, a Milano. Una solidarietà che taglierà del 30% gli stipendi, senza più nemmeno, secondo le nuove leggi, la copertura parziale da parte di Inpgi e ministero del Lavoro.
Zac, un colpo di forbici alla busta paga e via, che tanto il giornale si fa lo stesso. Redazione imbufalita, dunque, perché qui non ci sono più gli stipendi dei tempi di Montanelli e la decurtazione renderà la vita difficile a molti. Per questo l’assemblea ha votato un pacchetto di cinque giorni di sciopero messi a disposizione del cdr, che sta per iniziare una trattativa in vecchio stile, con i sindacati e la Fnsi. Cose mai viste da queste parti. Nominare il sindacato all’interno del foglio storico della borghesia di destra era come bestemmiare in chiesa. Sì, ci sono già stati due stati di crisi, con prepensionamenti che hanno portato la redazione da 150 a 75 giornalisti in tre lustri, ma dichiarare 22 esuberi e andare a toccare gli stipendi non era mai successo.
Il fatto è che, dopo essersi liberata di Panorama, la Mondadori vuole cedere pure le sue quote del Giornale, il 36,9%. Marina Berlusconi se ne va, ed è una coltellata inaccettabile da parte della Famiglia. Resta Paolo, attraverso due società che arrivano al 63%. Un nuovo socio c’è già: Roberto Amodei, editore di Corriere dello Sport e Tuttosport. L’altro potrebbe essere Fabio Franceschi, proprietario di Grafica Veneta (stampatore di Harry Potter). I conti non sono buoni: 6 milioni di passivo nel 2017, che potrebbero salire a 9 nel 2018. Promesse di investimenti e rilancio mai mantenute e le vendite, come per tutti, calano: a settembre le copie in edicola sono state 55 mila, – 9,8% rispetto a un anno fa. Calo che i giornalisti imputano anche all’ambiguità della linea politica: i 5 Stelle ci fanno schifo, Salvini anche ma non troppo, perché bisogna comunque farci i conti nel centrodestra. “Siamo arrivati a fare il tifo per lo spread e per l’Europa, stavamo pure contro Foa, un nostro ex, alla presidenza della Rai. Roba da pazzi…”, dicono dalla redazione. Quando invece i lettori, a giudicare da lettere e mail, chiedono un appoggio incondizionato a Matteo Salvini, altrimenti passano a Libero o alla Verità. Insomma, se il bastone e carota usato con la Lega può avere senso per B, come linea editoriale non funziona. Se ne sono accorti al sito web, che ha una linea molto più salvinian-sovranista, ma poi i due mondi non si parlano e il sito, altra bizzarra anomalia, risponde a un’altra società.
E il direttore? Alessandro Sallusti sta vivendo giornate non facili. Lui dai suoi giornalisti è sempre riuscito a farsi amare e li ha spesso difesi. “Che me ne faccio di colleghi incazzati che mi lavorano male?”, ha sempre detto. Ora, però, anche Sallusti non può fare altro che schierarsi con la proprietà e pensare a come organizzare il lavoro con meno personale. La redazione, però, si sente tradita e abbandonata a se stessa. Tanto che sarebbe nell’aria, all’assemblea di questa settimana, un voto di sfiducia nei confronti del direttore.
I mugugni investono pure i collaboratori lautamente pagati, come Fiamma Nirenstein, Giancarlo Mazzuca, Paolo Guzzanti, Augusto Minzolini. “Facciamo da ammortizzatore sociale per gli ex forzisti”. “Ma Minzo almeno le notizie le porta”, ribattono altri. Poi: l’affitto esorbitante pagato per il palazzo di 6 piani in Via Negri, pieno centro di Milano e le due pagine appaltate settimanalmente a Edoardo Sylos Labini, ex marito di Luna Berlusconi, figlia di Paolo. Alla fine, però, si ritorna sempre a Silvio. “Dopo anni di onorato servizio, è questa la ricompensa? E poi che fa, ci molla ora, che arrivano le Europee…?”. Da Arcore, però, non trapela nulla, se non il fatto che B. è dispiaciuto e che ha chiesto di non usare la mano pesante. Ma lo staranno a sentire?