Il Messaggero, 12 dicembre 2018
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Biografia di Ara Malikian
Dire che la musica salva la vita suona retorico o iperbolico, ma così spesso è e così di sicuro è stato per Ara Malikian, il violinista nato 50 anni fa da famiglia armena in un Libano in piena guerra e che oggi si esibisce in tutto il mondo registrando sold out. Debuttò a 12 anni a Beirut, a 14 ottenne una borsa di studio in Germania, diventando il più giovane alunno mai iscritto alla prestigiosa scuola di musica ad Hannover. Da lì non si è più fermato. Ha oltre quaranta dischi all’attivo e l’ultimo The Incredible Story of Violin del 2017, dove è esecutore e compositore, dà il titolo al tour che lo porta domani all’Auditorium Conciliazione di Roma, poi il 17 a Torino, 18 Genova, 20 Padova. «È uno show per adulti e bambini, con virtuosismo e tanto umorismo» ci racconta.
LA CHIOMA
Spettacolo pop a tutti gli effetti, con al centro lui, chioma riccia e tatuaggi, e intorno luci, fumo, ensemble di archi, chitarra, basso, percussioni e tabla indiana: «Sembriamo l’Orchestra felliniana di E La Nave va: qualsiasi cosa accada, noi andiamo avanti». Mischia la musica classica e quella gipsy, la tradizione armena, klezmer, tango, flamenco. E rock. È sempre più frequente che i musicisti classici se ne contaminino. Possibile sia l’unico modo per attrarre un pubblico più giovane? «Per me non lo è, infatti. La musica classica esiste da sempre e sempre esiterà. È il ruolo del musicista che si è evoluto, può usare la tecnologia, fondere i linguaggi rendendoli propri, senza imitare, e rivolgersi ad un pubblico globale. Rispettare la tradizione non significa non divertirsi». Il suo primo violino era già con lui prima che nascesse: «Aiutò mio nonno a salvarsi dal genocidio armeno, l‘ho sempre avuto in casa, e mi accompagnò quando a 15 anni mi ritrovai in Germania, senza genitori, senza soldi, senza conoscere la lingua. Fu il mio corso di sopravvivenza alla solitudine. Accadeva 35 anni fa e la storia si ripete, con altre guerre e altri profughi. Invece di imparare dagli errori, si replicano gli orrori. La migrazione non è un problema politico ma una catastrofe umanitaria. Chi ha umanità, non può restare impassibile. Vorrei che le occasioni date a me, fossero date anche ad altri, invece non sembra più possibile».
SUPEROSPITE
Da 15 anni vive a Madrid. Lo abbiamo sentito suonare nei film di Almodóvar (Parla con lei e La Mala educación) ed è stato superospite agli ultimi Latin Grammy, dove ha spesso conquistato la nomination, essendo molto seguito nei territori ispanici. In scaletta mette Voodoo Child di Hendrix e il Requiem di Mozart, Paranoid Android di Radiohead, Life on Mars di Bowie e Kashmir dei Led Zeppelin, Primavera Portena di Astor Piazzolla, arie di Bach, La Campanella di Paganini e L’estate di Vivaldi: «L’Italia è stata fondamentale per la mia formazione. Paganini, oltre ad unire virtuosismo e interpretazione, è stato il primo strumentista a fare spettacolo nel senso moderno. Forse nemmeno gli italiani si rendono conto del loro patrimonio. Parlo anche della vostra musica folk tradizionale, di cui dovreste andare orgogliosi. Non è una musica minore. Frequento i palchi più prestigiosi ma l’ispirazione viene dagli incontri con i musicisti di strada e con le musiche dei popoli. Le differenze sono risorse, non problemi» Simona Orlando