Corriere della Sera, 12 dicembre 2018
Quando i concerti iniziavano in orario
Caro Aldo,
Sfera Ebbasta ricorderà per sempre il 7 dicembre 2018, giorno del suo compleanno (è nato nel 1992) e alcuni che lo adoravano sono morti proprio il giorno in cui festeggiava anche il nuovo album. Chiedo a Sfera Ebbasta: a che ora avresti cominciato a esibirti e a cantare a Corinaldo, se all’1 di notte, ed era diventato l’8 dicembre stavano ancora ballando?
Mario Loscalo
Si è fatto sei tatuaggi in memoria delle vittime della discoteca dove lui avrebbe dovuto esibirsi, secondo la pubblicità fatta per vendere biglietti; in realtà non ci ha mai messo piede. Mentre i ragazzi lo aspettavano accalcati peggio di sardine in scatola, lui era a Rimini in un’altra discoteca, sempre a 30 euro a biglietto.Doriana Goracci
Cari lettori,
la strage di Corinaldo continua a provocare dolore e discussioni. All’evidenza tocca un punto cruciale: la giovanissima generazione dei nativi digitali, il loro rapporto con i genitori e con i padroni della rete; social, influencer, artisti ai vertici di Spotify.
C’è un’inchiesta in corso. Le responsabilità penali, da accertare, possono essere in capo a chi ha spruzzato lo spray urticante, e agli organizzatori, se davvero c’era in discoteca troppa gente. Un artista non può certo finire sotto processo. Ma questo non esenta lui e il suo staff da una responsabilità morale, per il contesto in cui la tragedia è maturata. Avessi un figlio di dieci anni, non lo porterei in discoteca. Ma non mi sento di colpevolizzare i genitori che l’hanno fatto, se sul biglietto è indicato che Sfera Ebbasta canterà alle 22, mentre all’una di notte non si era ancora presentato. L’altro giorno facevo notare che ai concerti dei cantautori non è mai accaduto nulla del genere. Neppure a quelli di Vasco Rossi, che non è un chierichetto, che qualche allusione alla droga e all’alcol l’ha fatta pure lui, ma che è un artista vero, cioè un misto di talento e sofferenza, cultura e sensibilità. Uno che non avrebbe mai fatto aspettare i suoi fan tre ore: un tempo in cui, quando si è in tanti dentro uno spazio piccolo, può succedere qualsiasi cosa. Non mi permetto di giudicare i trapper. Se suscitano emozioni, se hanno successo, ci sarà un motivo. Chiediamoci però che generazione stia venendo su, educata non dai genitori e tanto meno dalla scuola o dalla parrocchia, ma dalla rete: meravigliosa opportunità, che però sta facendo alla convivenza civile più danni di qualsiasi scoperta della storia.