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 2018  dicembre 12 Mercoledì calendario

Le nostre 115 foto per gli alieni

In tempi in cui sembra impossibile programmare una legge di bilancio annuale, lascia stupiti la notizia che una sonda spaziale lanciata nel 1977, la Voyager 2, ha raggiunto la distanza di 18 miliardi di chilometri, uscendo dall’eliosfera. Non è ancora tecnicamente uscita dal sistema solare, i cui confini si collocano oltre la Nube di Oort, una fascia sferica di comete che il Voyager 2 comincerà ad attraversare solo fra 300 anni, per uscirne dopo altri 30.000, ma oltre l’eliosfera comincia lo spazio interstellare. I festeggiamenti non sono quindi prematuri. Gli strumenti a bordo della sonda hanno certificato che Voyager 2, dopo 41 anni di viaggio in cui ha visitato Giove, Saturno, Urano e Nettuno, è entrata nello spazio interstellare lo scorso 5 novembre. La sonda gemella Voyager 1 ha già oltrepassato quel confine invisibile, definito poeticamente da alcuni «le Colonne d’Ercole del sistema solare», sei anni fa. È un successo incredibile della tecnologia degli anni 70, quando la gara tra le due superpotenze Usa e Urss accelerava l’esplorazione spaziale con finanziamenti che oggi sarebbero considerati assurdi, e con risorse umane di assoluta eccellenza.
Le due sonde ora proseguono il loro viaggio, alla velocità di 55.000 chilometri all’ora, portando nello spazio la testimonianza di un’umanità che punta alle stelle e al contatto con altre forme di vita intelligenti. Per questo a bordo di entrambe le sonde c’è un disco in rame placcato oro di 30 centimetri di diametro. La copertina riporta le istruzioni per costruire il fonografo adatto a suonare il disco (la puntina è invece generosamente inclusa nella confezione). Il disco contiene sia immagini che musica, così come frasi pronunciate in 55 lingue del pianeta, vive o morte, partendo dall’accadico di tre millenni fa. La frase in italiano è «tanti auguri e saluti». Poteva andarci peggio.
La musica spazia da Bach, Mozart e Beethoven a «Johnny B. Goode» di Chuck Berry. Ci sono anche i suoni della natura e 115 immagini, fra cui una madre che allatta un bimbo al seno e disegni che illustrano la gravidanza. Ci sono poi i pianeti del sistema solare, e un astronauta, e auto in coda su una superstrada, e animali, piante, edifici. Una delle foto mostra sei bambini, dalla pelle di diversi colori, riuniti con la loro maestra attorno a un mappamondo. Quei bambini ora sono donne e uomini adulti, e chissà se lo sanno che la loro immagine è arrivata così lontano. Possiamo dire che il disco d’oro sui Voyager è il primo selfie del nostro pianeta, oltre che una commovente capsula del tempo. Immaginate la delusione di un extraterrestre che, allettato da quel depliant dorato, dovesse decidere di far visita al nostro pianeta disastrato: potrebbe pensare a un trucco come quello di chi posta su un sito di appuntamenti una sua foto ritoccata di 41 anni prima.
Il disco a bordo del Voyager è stato ideato dall’astrofisico Carl Sagan. Nel suo romanzo «Contact» del 1985 Sagan immaginava che il primo contatto con un’altra civiltà avvenisse con la ritrasmissione dallo spazio delle prime immagini televisive diffuse dal nostro pianeta nel 1936: Adolf Hitler che inaugura i giochi di Berlino. Sul disco d’oro del Voyager sono invece incise queste parole di saluto di Jimmy Carter, allora presidente degli Usa: «Questo è un regalo di un piccolo e distante pianeta, un frammento dei nostri suoni, della nostra scienza, delle nostre immagini, della nostra musica, dei nostri pensieri e sentimenti. Stiamo cercando di sopravvivere ai nostri tempi, così da poter vivere fino ai vostri». Speriamo che il Voyager raggiunga gli extraterrestri prima del Führer.