la Repubblica, 12 dicembre 2018
Bagdad, dopo 15 anni riapre la Zona Verde
Muri anti-esplosione che si rimuovono, filo spinato che torna ai magazzini, checkpoint che spariscono, strade che tornano alla vita: un anno dopo la riconquista di Mosul, l’Iraq ha bisogno di un simbolo di vittoria che sia sentito da tutti. Niente di più simbolico che riaprire l’area proibita di Bagdad, quella “Zona Verde” che prima ospitava Saddam e i vertici del Baath, poi i comandi Usa e infine le autorità del nuovo Iraq. Quello che nel calendario diventerà il “giorno della vittoria”, non coincide in realtà con la scomparsa definitiva dello Stato Islamico. Resti di territorio sono in mano agli integralisti, a cavallo del confine con la Siria che al Baghdadi aveva voluto cancellare. L’Isis è ancora lontana dall’essere sconfitta, e rimane pericolosa. L’Iraq non ha risolto problemi gravissimi che ne compromettono la rinascita: divisioni settarie legate al credo religioso, alle forze che allontanano il nord curdo, allo sfruttamento delle risorse petrolifere. Il governo di Adil Abdul-Mahdi, sciita non sgradito ai sunniti, ha voluto cercare un gesto che fosse simbolo universale di rinascita e lo ha legato come motivo di orgoglio alla ripresa di Mosul. L’area dove Saddam aveva fatto costruire i suoi palazzi comprende 10 km quadrati del quartiere Karkh, sulla riva Ovest del Tigri. A suo tempo il raís aveva deciso di far sorvegliare gli edifici, a partire dal Palazzo della Repubblica ornato allora dalle sue celebri “teste” in bronzo, lasciando scorrere il traffico attraverso il quartiere. L’autorità provvisoria di coalizione seguita all’invasione Usa aveva preferito trasformare la zona in santuario iper-protetto, tentando anche di ribattezzarla “Zona Internazionale”. Preso possesso dei palazzi, le autorità civili avevano già provato un’apertura provvisoria della Zona Verde nel 2015, per poi ripensarci, dopo le proteste dei comandi americani. A riaprire sono le vie principali: le strade secondarie restano bloccate, le misure di sicurezza attorno al Parlamento sono sempre molto elevate. Coppie di sposini presto torneranno a farsi fotografare sotto il monumento con due spade incrociate. Sarà però difficile vedere i bambini giocare a palla sotto i “testoni” del palazzo: non solo perché l’edificio è sede parlamentare, ma anche perché nel frattempo la celebrazione bronzea delle abilità guerriere di Saddam è finita in mano a una società coreana, perché la rottamasse e ne recuperasse il metallo.