la Repubblica, 12 dicembre 2018
Lega, l’ascesa dei due maghi dei conti
BERGAMO C’erano una volta tre compagni di università: economia e commercio a Bergamo. I tre, classe ‘79, sono anche amici, anzi, «amici fraterni», per dirla con Giulio Centemero. Bravi erano bravi, soprattutto coi numeri, e pure ambiziosi. E infatti hanno fatto carriera.
Quindici anni dopo la laurea, dall’ateneo bergamasco atterrano con lode sul forziere di un partito ex autonomista che proprio a queste latitudini – ma i tre amici erano ancora spettatori inconsapevoli – emette i primi vagiti salvo poi trasformarsi kafkianamente in un contenitore nazionale e nazionalista.Dunque, oggi ci sono loro: il tesoriere della Lega e i due revisori. Giulio Centemero, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni (gli ultimi due rispettivamente revisore contabile del gruppo Lega al Senato e direttore amministrativo del gruppo Lega alla Camera). Amici e soci sull’asse Bergamo-Roma. Ma, se è vero che la Capitale è la sorgente, è la provincia orobica il centro delle attività dei tre commercialisti, il fulcro delle loro architetture finanziarie: da qui sono partiti e qui ritornano.
L’indirizzo è via Angelo Mai 24, un palazzo anonimo che gli investigatori delle Fiamme gialle conoscono ora a memoria. Non è nel salotto cittadino ma nemmeno in periferia che Centemero, Di Rubba e Manzoni creano nel 2015 la sede della “Più voci”, l’associazione di fundraising alla quale il costruttore romano Luca Parnasi devolve 250 mila euro (dagli interrogatori sarebbe pure emersa l’ipotesi di un’ulteriore dazione pari a un quinto della somma). Un indirizzo che più comodo non si può, perché in via Mai, allo stesso civico, a due passi dalla stazione ferroviaria, ci sono gli uffici dello studio di consulenza Dea Consulting srl di Di Rubba e Manzoni. «Maghi dei conti», li ricorda con ammirazione un altro ex compagno di studi oggi di stanza a Milano. Già, eppure l’accelerata della parabola dei due “maghi” sia detto senza alcuna malizia arriva grazie a lui: “Giulio”, l’anello di congiunzione con la politica e il potere, l’uomo dei numeri della Lega salviniana e cioè del nuovo carrozzone blu-Trump che voleva far dimenticare il Carroccio di Bossi e dei dobloni in Tanzania ma, per uno scherzo del destino, si trova impantanato nel pasticcio dei 49 milioni di rimborsi elettorali spariti.
Lo studio della Dea Consulting, quindi. È lì che approdano, l’altro giorno, i militari della Guardia di Finanza di Genova e i colleghi di Bergamo (nelle due inchieste incrociate, ultima quella della Procura orobica, pm Fabrizio Gaverini): lo fanno una settimana dopo l’acquisizione con rogatoria dei documenti della società lussemburghese Arc Asset Management. Chi la amministra? Il manager bergamasco Angelo Lazzari. È l’altra pedina dello scacchiere aperto dagli investigatori a caccia del tesoro che Matteo Salvini sostiene essere inesistente. Lazzari in questa storia ha una sua centralità. A lui è riconducibile il mazzo di fiduciarie di cui fanno parte le società finite nel mirino dei pm liguri saliti in Lussemburgo: sette società, tutte fondate tra il 2014 e il 2016 (con Salvini segretario), e tutte detenute dalla Seven Fiduciaria srl (a sua volta controllata dalla Sevenbit). Che ha sede legale dove? Nello studio dei due “maghetti” Manzoni e Di Rubba.
Tutto lecito, almeno per ora (le fiduciarie servono ad amministrare garantendo la riservatezza dei titolari di quote). Ma tutto di fatto, almeno formalmente, collegabile al dominus Lazzari che controlla le “sette sorelle” attraverso un fitto intreccio di sigle societarie. Il sospetto degli inquirenti è questo: che i 49 milioni della Lega abbiano segretamente preso la via del Lussemburgo grazie anche alla schermatura delle fiduciarie. Un sospetto acceso da un passaggio di denaro sospetto: 3 milioni trasferiti a gennaio, due mesi dopo la confisca dei soldi della Lega confermata dal tribunale del Riesame e a 60 giorni dalle elezioni del 4 marzo. Il passaggio, come emerso, è avvenuto dalla Pharus Lux Sa, fiduciaria bancaria del Lussemburgo, alla Sparkasse di Bolzano. Risultato: tra Milano, Bergamo e alcuni paesi della provincia (tra cui Clusone e Bolgare) nelle ultime 48 ore ci sono state perquisizioni molto “mirate”. Prima lo studio dei due “amici fraterni” di Centemero. Poi, per setacciare i conti della Sevenbit, uffici e casa di Lazzari. La speranza dei detective è che gli hard disk dei pc sequestrati “parlino": magari a partire dalle mail scambiate dai protagonisti di questa piccola babele finanziaria che un tempo avremmo definito padana. Era il tempo della Lega dell’ampolla e del dio Po. I tre compagni di università erano ancora sui banchi di scuola.