la Repubblica, 12 dicembre 2018
Roma, 600 tonnellate di rifiuti al giorno che nessuno sa dove mettere
E adesso cosa succederà alla capitale? Verrà ricoperta dalla spazzatura proprio nel periodo delle feste di Natale, quando i rifiuti aumentano fino al 15 per cento in più? Con l’impianto di trattamento meccanico biologico del Salario messo fuori uso dall’incendio, Ama, la municipalizzata dell’Ambiente, rimane scoperta per 650 tonnellate di indifferenziato che ogni giorno entravano nell’impianto per essere trasformate in cdr, combustibile da rifiuti a sua volta destinato agli inceneritori.
Oltre 600 tonnellate al giorno di rifiuti “tal quale” sono tantissimi per una città che nel mese di dicembre ne sta producendo in media 3.100 al giorno e che non riesce a trattare interamente negli impianti a sua disposizione nel comune.
I conti sono presto fatti: 600 tonnellate vengono trattate al Tmb di Ama di Rocca Cencia, 1.200 nei due Tmb dell’ex dominus dei rifiuti Manlio Cerroni, a Malagrotta, dove solo nel 2013 è stata chiusa la più grande discarica d’Europa, sempre gestita da lui. Già in condizioni di “normalità” Roma è costretta a mandare fuori città e fuori regione 700 tonnellate di indifferenziato. Ora se ne aggiungono 650.
La sindaca Virginia Raggi ha lanciato il suo appello “urbi et orbi” per raccogliere la disponibilità di altri territori e da subito si è costituita una cabina di regia con Regione Lazio, Comune, ministero all’Ambiente, prefettura, Arpa e Asl per sondare tutte le possibili soluzioni. «Chiederemo per l’ennesima volta agli altri comuni del Lazio di fare un altro sacrificio per Roma», spiega l’assessore regionale ai Rifiuti Massimiliano Valeriani.
Secondo l’Ispra i sette impianti di trattamento meccanico biologico della regione hanno ancora 500 tonnellate giornaliere di disponibilità residua. È su questa capacità che si fa affidamento, oltre che sul rinnovo dell’accordo stipulato con la Regione Abruzzo, che il Campidoglio fino a prima del rogo del Salario pensava di non rinnovare. Ma non tutti i comuni del Lazio sono disposti a rispondere all’appello: Frosinone, per esempio, ha già fatto sapere che la sua collaborazione durerà al massimo una settimana. «Abbiamo già dato», è la motivazione. E adesso la giunta Raggi sarà costretta a mettere in funzione il tritovagliatore Ama di Ostia. Nel X municipio, roccaforte grillina fronte mare, arriveranno 150 tonnellate di rifiuti da trattare al giorno. Fino a ieri l’impianto di proprietà della municipalizzata era stato utilizzato per emergenze, specie nel periodo natalizio. Da oggi la musica cambia.
Questione di gradimento, dunque. Ormai in campagna elettorale permanente, ieri la sindaca Virginia Raggi è stata contestata davanti al Tmb Salario dai comitati dei residenti esasperati da anni di inutili lotte. Poi ha cercato in tutti i modi una soluzione per evitare di ritrovarsi con le strade ricoperte di rifiuti.
Per uscire dall’impasse servirà uno sforzo, anche economico: «Oltre ai danni – ha spiegato Raggi a RomaToday — e ai probabili costi aggiuntivi per la lavorazione dei rifiuti in altro loco, la chiusura dell’impianto che avevamo già programmato tra il 2019 e il 2020 sarebbe stata a costo zero per i romani. Invece, questo evento imprevedibile potrebbe far aumentare la tariffa».
Intanto uno dei soggetti più attivi nel business dei rifiuti, il neoassolto Manlio Cerroni, è tornato a muoversi: il proprietario dell’ex discarica di Malagrotta chiede alla prefettura la rimozione dell’interdittiva antimafia. Tornerebbe in possesso dei suoi impianti di trattamento, ora commissariati, riaffacciandosi sul panorama capitolino. Anche se in Comune sono decisi: con il “Supremo” non si tratta. Si vedrà, anche perché la produzione di rifiuti nel 2018 è tornata per la prima volta a salire: i romani per ora ne hanno prodotti il 2,7% in più rispetto al 2017. Altro ostacolo per i 5S, già alle prese con la differenziata. Fatica a salire: a settembre, ultimi dati disponibili, era ferma al 45,3%. L’obiettivo del 70% entro il 2021 è ancora lontano.