Libero, 12 dicembre 2018
Catalogo degli animali assurdi
Per giganti montanari e pelosi, serpenti lacustri, unicorni, altre bestie inesistenti che nutrono triti immaginari erotici e i portafogli degli psicanalisti, è finita. È venuto, finalmente, il tempo dei polpi, della tartaruga liuto, dei macachi giapponesi, animali che prosperano su questa terra, alla peggio nei mari o sopra le nostre teste, ma che ugualmente non disdegnano di mandarci nei matti con le loro stranezze, con le loro soluzioni non conformiste ai problemi, con la duttilità di cui han fatto misura di tutte le cose. Cioè quello che noi umani vorremmo essere e non saremo mai: duttili, non conformisti, liberi. Perché ci piacciono tanto, gli animali, perché ci servono tanto? «I tentativi di comprendere e definire noi stessi compiuti in quasi tutta la storia umana sono stati strettamente legati a come vediamo e rappresentiamo gli animali», scrive l’inglese Caspar Henderson, un laureato in letteratura diventato scrittore e giornalista scientifico, cui dobbiamo ?Il libro degli esseri a malapena immaginabili?, pubblicato per la prima volta nel 2012, ora in Italia grazie ad Adelphi (pp. 543, 34 euro): con un titolo ricalcato sul Libro degli esseri immaginari dello scrittore argentino Jorge Louis Borges, una forma che s’ispira ai bestiari medievali (di cui il voluminoso manuale mantiene le miniature in forma di disegni, le illustrazioni sono di Roberto Abbiati, e i diagrammi; e anche i “marginalia” ovvero gli appunti che gli amanuensi scrivevano lungo i bordi delle pergamene, qui stampate in inchiostro rosso).
PRECEDENTI ILLUSTRI
Il primo capitolo è dedicato all’axolotl, proprio come in “Animalia” di un altro formidabile scrittore argentino, Julio Cortázar (il cui incipit è «Ci fu un’epoca in cui pensavo molto all’axolotl». Quello di Henderson è: «La prima volta che si vede un axolotl è difficile distogliere lo sguardo», cercate dei video e succederà anche a voi, l’axolotl è una specie di tritone che sorride come un cristiano). Ugualmente a ogni tempo andato, gli uomini non capiscono nulla di sé, sono imprigionati in regole e comportamenti: periodicamente perdono il senso dell’aldilà e son sempre smarriti, camminano sulla sottile linea di confine tra ciò che è umano e l’anelito a qualcosa di non umano, e per questo sembra migliore. Ma soprattutto ci sembra migliore ciò che è sovrumano ed esiste in mezzo a noi. E infatti, dalle pitture rupestri della grotta di Chauvet in Francia, alla Storia degli animali di Aristotele (IV secolo), ai gabinetti delle curiosità del XVI secolo (in tedesco si dice Wunderkammern, ovvero camere delle meraviglie) fino al Settecento, quando nacque la classificazione tassonomica che usiamo ancora oggi, l’uomo ha scoperto che il mondo custodisce misteri, ma poi non ha le armi per capirli, o stenta a credervi. Credere alla stupefacente vitalità del tardigrado, per esempio. Detto anche orso d’acqua, è un invertebrato marino delle dimensioni del puntino sulla i, che venne perfino spedito in orbita nel 2007 (al progetto venne dato il nome di “Tardigradi nello spazio”): la squadra di bestiole eiettate nel vuoto resistettero per dieci giorni, senza alcuna protezione, a temperature tra i meno 272,8 gradi centigradi e i più 151. «Sopravvissero imperterriti a una dose di radiazioni cosmiche mille volte superiore a quella che avrebbe ucciso un uomo», scrive Henderson, e «in laboratorio resistono a una pressione sei volte superiore a quella del punto più profondo degli oceani». Ospiti perfetti, ovunque tu li metta si trovano bene e non si lamentano mai. Il libro di Henderson è composto da ventisette saggi, una creatura per ogni lettera dell’alfabeto inglese. Sotto la X ce ne sono due, Xenoglaux e Xenophyophorea: il primo è la civetta dai baffi lunghi, a rischio di estinzione, che abita sulle montagne del Perù ed è stata fotografata per la prima volta nel 2010.
OLTRE LA FANTASIA
Il secondo è un’ameba «grossa come la testa di un uomo», il più grande organismo monocellulare conosciuto: mentre le nostre cellule si vedono al microscopio, questa “roba” è una megacellula che raggiunge i venti centimetri, di cui non sappiamo né come si nutra né come si riproduca. Due terzi degli animali di cui scrive Henderson sono acquatici, perché due terzi del nostro pianeta sono ricoperti dall’acqua. Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965, scriveva che: «La nostra immaginazione deve sforzarsi al massimo non per immaginare cose che non esistono, come nei romanzi, ma semplicemente per comprendere le cose che effettivamente esistono». E infatti è più semplice sforzarsi a creare un mondo che non sia di questo mondo; ma la verità è che la rivelazione è già qui, sono la spugna barile, e il granchio yeti, e la farfalla di mare. È la realtà che supera la fantasia. E non serve meno immaginazione, né meno fede. «Ti propongo un patto», dice l’Unicorno ad Alice nel Paese delle Meraviglie in ?Animalia? di Cortázar, «se tu credi in me, io crederò in te». D’altronde, è più facile credere che possa esistere un unicorno piuttosto che sia esistito il Quetzalcoatlus, un mostro del tardo Cretaceo con l’apertura alare di uno Spitfire. Per non dire di quell’alieno assoluto che è l’uomo.