Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  dicembre 12 Mercoledì calendario

I pezzi sull’attentato di Strasburgo

www.corriere.it

Attentato terroristico a Strasburgo ieri sera alle 20 vicino al mercato di Natale, il più antico di Francia, già al centro di un piano fallito degli jihadisti nel dicembre 2000, prima ancora dell’attacco alle Torri Gemelle. Il bilancio del ministero dell’Interno francese, attraverso le parole del ministro Christophe Castaner è di tre morti e dodici feriti, alcuni dei quali in condizioni molto gravi. Il ministro ha parlato di «Francia in emergenza attentato» di «controllo rafforzato dei confini» e di 35o uomini impegnati nella caccia al killer che sarebbe ferito e si sarebbe dileguato in taxi . Ferito alla mano anche un militare dell’operazione Sentinelle (che garantisce la sicurezza nei punti più a rischio, dagli aereoporti ai centri storici). Ferito un giovane giornalista italiano.

L’assalitore, che avrebbe agito solo, Cherif C., è un 29enne nato a Strasburgo di origine maghrebina, conosciuto alle forze dell’ordine per reati comuni e ai servizi di intelligence per la radicalizzazione islamista. Per questo motivo era schedato «S» ovvero considerato una minaccia per la Sicurezza nazionale, e quindi controllato dai servizi (come quasi tutti i terroristi che hanno colpito in questi anni in Francia, e altre 10 mila persone sospettate di poter compiere un giorno un atto terroristico).

La polizia ci sta scortando a piedi fuori dal centro della città. È stato terribile. Il mio pensiero va alle vittime e ai feriti.

— Simona Bonafè (@simonabonafe) 11 dicembre 2018

I gendarmi erano andati a casa sua per arrestarlo ieri mattina per una questione di criminalità comune, ma non lo hanno trovato. Sembra che l’uomo fosse coinvolto in un caso di estorsione. Nel 2011 era stato condannato a due anni di prigione per avere ferito al volto un 16enne con il vetro di una bottiglia. Intorno alle 23 l’assalitore, forse ferito, era ancora in fuga dopo essere stato individuato nel quartiere di Neudorf. C’è stata una nuova sparatoria con le forze dell’ordine, che poi hanno fatto irruzione in un palazzo in rue d’Epinal dove sembrava si fosse asserragliato. Gli agenti hanno controllato anche i due immobili vicini, ma senza successo. Un elicottero continuava a sorvolare la zona.

Événement en cours à Strasbourg, ne relayez pas de fausses rumeurs. pic.twitter.com/0g2MIVJwqX

— Préfet de la région Grand-Est et du Bas-Rhin (@Prefet67) 11 dicembre 2018

Il terrorista è entrato in azione dopo essere arrivato nella zona del mercato di Natale dal ponte del Corbeau, ed essersi diretto in rue des Orfèvres, la più animata del centro di Strasburgo. Qui ha fatto fuoco sui passanti usando una pistola. Alain Lafont vive in quella via e dice di avere sentito cinque spari. «Ho guardato alla finestra giù in strada e sulle prime non ho visto nulla, poi ho notato una persona sdraiata a terra davanti alla gioielleria Schmidt-Lutz — ha raccontato al giornale locale DNA —. Dall’altro lato della strada c’erano altre due persone a terra. Ho visto il mio medico, il dottor Philippe Valli, che prestava le prime cure alle vittime».

Nei giorni scorsi si sono intensificati gli appelli online delle formazioni jihadiste per attaccare la Francia e approfittare del caos e della crisi politica seguita alla protesta dei gilet gialli, ma non si sa ancora se l’individuo faccia parte di una rete coordinata o se abbia attaccato su iniziativa personale, sapendo comunque di avere l’approvazione generica di quel che resta dell’Isis o di un’altra organizzazione jihadista. Sui social media peraltro ieri sera, a pochi minuti dalla notizia dell’attentato, sono partiti molti deliranti messaggi complottisti su una fantomatica manovra del governo francese per distogliere l’attenzione dai gilet gialli e soffocare la loro rivolta.

www.repubblica.it (ore 5)STRASBURGO - Il terrore torna a scuotere la Francia con un attacco ai mercatini di Natale del centro storico di Strasburgo, nell’est del Paese, cuore dell’Europa e casa del Parlamento europeo. Il bilancio è di tre morti, dodici feriti e un livello di allerta attentati in tutto il Paese. Alle 20, un uomo, identificato poi nel 29enne Chérif C. già segnalato con il "fichè S" per radicalizzazione, ha aperto il fuoco in rue Orfèvres, uccidendo tre persone - secondo quanto ha riferito il ministro dell’Interno Christophe Castaner, anche se il sindaco della città e i media locali parlano di quattro vittime - e ferendone 12, tra loro, in maniera non grave, anche un giovane giornalista radiofonico italiano. E’ riuscito poi a fuggire a piedi e a barricarsi nel vicino quartiere di Neudorf, dove per ore la polizia lo ha braccato.

L’identikit dell’attentatore

Condividi   "Ho sentito i colpi, sei o sette, e ho visto due donne a terra colpite e una che urlava, mi sono allontanato per mettermi al riparo. Abbiamo cercato riparo in un cortile e siamo stati poi accolti in una casa. La polizia ha evacuato la zona". Ha raccontato ’eurodeputato dei Verdi Marco Affronte, uno dei tanti politici italiani rimasti bloccati nei ristoranti e nei pub durante quei minuti di terrore. Esteri Attentato mercatini di Natale a Strasburgo, il terrorista Chérif sfuggito per tre volte alla polizia dalla nostra corrispondente ANAIS GINORI L’Europarlamento, impegnato nella sessione plenaria, è stato chiuso, così come tutto il centro della città. Il presidente Antonio Tajani ha assicurato che "questo Parlamento non si farà intimidire dal terrorismo" ed ha tenuta aperta a oltranza la seduta plenaria. Verso le 3 di notte sono cominciate le operazioni di evacuazione degli oltre 3mila tra deputati, personale e giornalisti del Parlamento europeo. Scortate dalle forze dell’ordine, le persone rimaste all’interno del palazzo sono state lentamente accompagnate verso zone sicure, chi a piedi chi in autobus.

Spari a Strasburgo, passanti spaventati tra le casette di legno del mercatino di Natale Condividi   Il killer, armato di pistola e coltello, è riuscito a fuggire a piedi e a raggiungere il quartiere di Neudorf: qui la polizia, anche con gli elicotteri, ha cercato di bloccarlo. In uno scontro a fuoco con le forze speciali, il 29enne sarebbe stato ferito a una mano. E’ risultato invece infruttuoso il blitz nell’appartamento al civico 5 di rue d’Epinal. Il 29enne, nato in Francia ma di origini straniere, era riuscito ad evitare un arresto già la mattina prima dell’attacco. La gendarmeria aveva fatto una perquisizione a casa sua ma lui non si è fatto catturare. Probabilmente questo lo ha portato ad accelerare il suo piano.
Spari a Strasburgo, la polizia controlla i turisti intorno al mercatino di Natale Condividi   Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso "la solidarietà di tutta la nazione a Strasburgo, alle vittime e alle loro famiglie". Il ministro Castaner, inviato immediatamente a Strasburgo per seguire da vicino gli eventi, ha annunciato di aver elevato il livello di allerta, ha spiegato che sono stati rafforzati i controlli alle frontiere e ai mercatini di Natale di tutto il Paese. E’ stato Castaner a definire il killer un "criminale comune" con precedenti penali, che aveva già scontato alcuni periodi di detenzione sia in Francia che in Germania.
Sull’attacco indaga la procura generale antiterrorismo. Il premier Philippe ha anche attivato la cellula interministeriale di crisi.

Stefano Montefiori sul Corriere della SeraPARIGI Attentato terroristico a Strasburgo ieri sera alle 20 vicino al mercato di Natale, il più antico di Francia, già al centro di un piano fallito degli jihadisti nel dicembre 2000, prima ancora dell’attacco alle Torri Gemelle. Il bilancio provvisorio fornito da fonti della polizia indica quattro morti e undici feriti tra i passanti. Ferito alla mano anche un militare dell’operazione Sentinelle (che garantisce la sicurezza nei punti più a rischio, dagli aereoporti ai centri storici). Ferito un giovane giornalista italiano. L’assalitore, che avrebbe agito solo, Cherif Chekatt, è un 29enne nato a Strasburgo di origine marocchina, conosciuto alle forze dell’ordine per reati comuni e ai servizi di intelligence per la radicalizzazione islamista. Per questo motivo era schedato «S» ovvero considerato una minaccia per la Sicurezza nazionale, e quindi controllato dai servizi (come quasi tutti i terroristi che hanno colpito in questi anni in Francia, e altre 10 mila persone sospettate di poter compiere un giorno un atto terroristico). I gendarmi erano andati a casa sua per arrestarlo ieri mattina per una questione di criminalità comune, ma non lo hanno trovato. Sembra che l’uomo fosse coinvolto in un caso di estorsione. Nel 2011 era stato condannato a due anni di prigione per avere ferito al volto un 16enne con il vetro di una bottiglia. Intorno alle 23 l’assalitore, forse ferito, era ancora in fuga dopo essere stato individuato nel quartiere di Neudorf. C’è stata una nuova sparatoria con le forze dell’ordine, che poi hanno fatto irruzione in un palazzo in rue d’Epinal dove sembrava si fosse asserragliato. Gli agenti hanno controllato anche i due immobili vicini, ma senza successo. Un elicottero continuava a sorvolare la zona. Il terrorista è entrato in azione dopo essere arrivato nella zona del mercato di Natale dal ponte del Corbeau, ed essersi diretto in rue des Orfèvres, la più animata del centro di Strasburgo. Qui ha fatto fuoco sui passanti usando una pistola. Alain Lafont vive in quella via e dice di avere sentito cinque spari. «Ho guardato alla finestra giù in strada e sulle prime non ho visto nulla, poi ho notato una persona sdraiata a terra davanti alla gioielleria Schmidt-Lutz – ha raccontato al giornale locale DNA —. Dall’altro lato della strada c’erano altre due persone a terra. Ho visto il mio medico, il dottor Philippe Valli, che prestava le prime cure alle vittime».
Il sindaco di Strasburgo, Roland Ries, ha detto che il terrorista è inspiegabilmente riuscito a entrare armato nel cuore della zona del mercato, «una bolla di sicurezza con misure draconiane», nelle parole del sindaco, istituita dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre. Nei giorni scorsi si sono intensificati gli appelli online delle formazioni jihadiste per attaccare la Francia e approfittare del caos e della crisi politica seguita alla protesta dei gilet gialli, ma non si sa ancora se l’individuo faccia parte di una rete coordinata o se abbia attaccato su iniziativa personale. Sui social media peraltro ieri sera, a pochi minuti dalla notizia dell’attentato, sono partiti molti deliranti messaggi complottisti su una fantomatica manovra del governo francese per distogliere l’attenzione dai gilet gialli e soffocare la loro rivolta.
Il mercato di Natale di Strasburgo, vicino alla cattedrale e in una città dalla quale molti giovani sono partiti per andare a combattere in Siria e Iraq, è da anni un bersaglio simbolico dei terroristi islamici ma non è mai stato annullato, neanche dopo gli attentati del 2015. All’inaugurazione di quest’anno, poche settimane fa, il vice-ministro dell’Interno Laurent Nunez aveva detto: «Abbiamo organizzato un importante dispositivo di sicurezza. Ma la minaccia terroristica rimane molto alta».
PAOLA DI CARO SUL CORRIERE DELLA SERA

roma «Non ci facciamo intimorire. Questo parlamento non si piegherà ad attentati terroristici o criminali. Continuiamo a lavorare e reagiamo con la forza della libertà e della democrazia contro la violenza terrorista. Qui nessuno ha paura, lavoriamo, facciamo il nostro dovere. Vinceremo noi, non loro». Sono le dieci di sera quando Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, entra nell’Aula dove si svolge la seduta plenaria dell’Europarlamento e annuncia che si va avanti, che il dibattito sui temi energetici «non si ferma».

Non si è mai fermato il Parlamento: Tajani ha avuto per primo, attorno alle 20, la notizia dell’attentato dai suoi servizi di sicurezza, che hanno ordinato a tutti gli eurodeputati di non uscire dall’edificio, e a tutti ha fatto inviare messaggi di allarme: mettetevi al sicuro, non spostatevi. A tarda sera, quando sembra essere stato individuato l’attentatore e la caccia all’uomo è prossima alla fine, il vice presidente di FI può almeno tirare un sospiro di sollievo: «Sembra che nessuno dei nostri deputati o di chi lavora qui sia colpito o in pericolo».

Vi aspettavate un atto terroristico, c’era particolare allarme a Strasburgo?

«La città era sotto stretto controllo, l’allarme è sempre alto qui. C’era attenzione speciale per il fenomeno dei gilet gialli, e quella specifica per il mercatino di Natale che è sempre affollato di turisti, anche italiani».

Ma qualche segnale di allerta era arrivato?

«Beh, una certa preoccupazione c’era. Io sarei dovuto andare ad una cerimonia in memoria di Simone Weil, era previsto un percorso in bus fino alla sua statua, ma oggi hanno cambiato i programmi e ho dovuto usare le auto della scorta. Le misure di sicurezza sono al massimo».

Anche nel parlamento europeo?

«Sicuramente sì, sulle nostre istituzioni vigilano 700 persone. Non ho mai voluto che si abbassasse la guardia da quando ci sono stati gli attentati più gravi, i controlli sono continui e costanti».

Crede che si tratti di un attacco alle istituzioni europee?

«Dobbiamo ancora capire cosa sta succedendo. È chiaro che Strasburgo è una città simbolo dell’Europa: al confine tra Francia e Germania, sede del Parlamento europeo, del Consiglio europeo. Poi è anche una città dove esiste una banlieu con una radicalizzazione evidente, anche se apparentemente più controllabile rispetto ad una città come Bruxelles. Ma non c’è dubbio che qui c’è il cuore dell’Europa. E noi lo difenderemo, senza paura».

MARCO ASCIONE SUL CORRIERE DELLA SERA

La gente attorno corre, qualcuno urla. E in pochi minuti non c’è più nessuno. «Evénement en cours». Sono le 20,27 quando sui cellulari arriva il primo tweet. È pressoché in tempo reale. «Sta accadendo qualcosa a Strasburgo. Restate calmi e seguite le indicazioni che vi verranno date», raccomanda proprio così la prefettura. E subito dopo, come in uno scenario distopico, dagli altoparlanti parte l’ordine di coprifuoco: entrate nelle case o nei locali e restateci fino a nuovo ordine.

Eccolo il fantasma del Bataclan. E ci vuole qualche istante per realizzare. Per i giornalisti che stanno seguendo i lavori della sessione plenaria dell’europarlamento parte un disperato tam tam via WhatsApp: «dove siete? Siete in salvo?». L’appuntamento è a 700 metri dal mercato di Natale, con il maestoso albero che presto resterà solo come un fantasma a dominare la piazza. Molti, con il presidente Antonio Tajani, sono ancora dentro l’edificio del parlamento, appena fuori dal centro: lì la polizia ha già creato un cordone di sicurezza e non fa più entrare né uscire nessuno.

Uno sparuto gruppo, tra cui chi scrive, preceduto da alcuni europarlamentari, si è già allontanato. Una ventina di minuti prima degli spari. «Ci vediamo tutti da Kelly’s Sibin al 4 di Rue du Vieux Marché aux Vins», è l’invito del responsabile italiano dei rapporti con la stampa Maurizio Molinari. Ma lì quasi nessuno arriverà. Marco Affronte, eurodeputato dei Verdi, si rifugia in un appartamento di fronte ai magazzini La Fayette. Lui è lì esattamente in place Kléber dove tutto accade, pochi secondi dopo. «Ho visto due persone a terra» racconta. Alle 22,35 è ancora lì bloccato nel suo rifugio di fortuna.

Le forze dell’ordine

La polizia è nervosa: «Via via, dovete andare via, non capite che

è pericoloso?»

Nei locali la gente si nasconde sotto i tavoli. La polizia è nervosa, l’esercito è in ogni accesso sia alla città vecchia sia alla Petite France, la zona dei canali a sud ovest. «Via via, dovete andare via non capite che è pericoloso?». E anche il cameraman di fianco a noi corre. Quasi impossibile fermarsi per qualche minuto nello stesso punto. Intorno si sente solo la voce stentorea degli agenti con i mitra e la tenuta antiterrorismo. È davvero un coprifuoco. Insieme a una troupe di France 3 raccogliamo qualche testimonianza in rue de Grandes Arcades. Pochi metri dalla piazza del mercatino di Natale. Margot Mariotti, 26 anni, e Myriam El Ghazi, 20 anni, fumano nervose. Sono due commesse del «Brioche Dorée». «Guardi, guardi lì in fondo. Stavamo chiudendo quando abbiamo sentito gli spari. Tre quattro colpi. Io mi sono spinta a guardare, Myriam è rimasta più indietro. Ho visto due persone per terra. Una era morta, credo. L’altra ferita. Ma so che c’erano altri corpi. La polizia è arrivata quasi subito, pochi minuti dopo. Ci ha fatto chiudere dentro».

L’atmosfera è surreale. Al Kelly’s Sibin la proprietaria è tentata di non aprire a chi vuol entrare. Poi gira la chiave. «Con quello che è accaduto non mi fido. Però se entra poi non esce». Dentro, ai tavoli, si scambiano le testimonianze. Sullo schermo gigante il Napoli gioca contro il Liverpool.

GIOVANNI BIANCONI SUL CORRIERE DELLA SERA

ROMA Il Servizio antiterrorismo della Polizia di prevenzione ieri sera ha immediatamente attivato i contatti con le autorità francesi per conoscere l’identità dell’attentatore (o degli attentatori) di Strasburgo e accertare se il nome (o i nomi) porta a qualche collegamento con l’Italia. Se ha lasciato tracce da cui si possa risalire a eventuali contatti, amicizie, complicità. È successo in altre occasioni, potrebbe essere accaduto anche stavolta.

Già nel 2000, quando un gruppo di algerini affiliati ad Al Qaeda fu bloccato a Francoforte perché sospettato di organizzare un attentato proprio a Strasburgo, con l’obiettivo di colpire i mercatini natalizi e la cattedrale, si scoprì che i tre fermati avevano rapporti con un connazionale che stava a Milano e coltivava le stesse ambizioni jihadiste. Sono fatti di 18 anni fa, da allora è cambiato il tipo di minaccia e sono mutate le organizzazioni, ma l’esistenza di un circuito transnazionale che tocca anche la Penisola (spesso il primo approdo per persone già radicalizzate o sensibili alla propaganda) è rimasta una costante. Anche nell’era dell’Isis, dei reclutamenti telematici e dei «lupi solitari».

In altre occasioni, da Marsiglia a Londra fino ad Anis Amri, l’attentatore che il 19 dicembre 2016 insanguinò Berlino, i terroristi erano transitati dall’Italia, dove avevano potuto contare su amicizie, appoggi e complicità, più o meno consapevoli. L’attività investigativa e di intelligence, fondata anche sulla collaborazione internazionale (e che di essa ha assoluto bisogno, più di quanto non si sia riusciti a realizzarla finora) è servita in passato e servirà anche in questa occasione per individuare l’eventuale rete di sostegno e altri progetti terroristici — se esistono — connessi a quelli realizzati.

L’emergenza, in Italia come nel resto d’Europa, non è cessata perché da qualche tempo non si sono registrati kamikaze in azione. Anzi, il periodo di quiete poteva significare che qualcosa fosse in preparazione, e dunque gli apparati di sicurezza erano già impegnati a individuare e intercettare eventuali trame. Soprattutto in vista del Natale, appuntamento particolare per la religione cattolica e la cultura occidentale in generale, e dunque l’occasione per gli estremisti islamici per colpire in maniera più eclatante e ridondante. Nei prossimi giorni si terrà a Roma una riunione straordinaria del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica che dovrà analizzare la situazione proprio in vista delle festività; un vertice fissato da tempo, prima dei fatti di Strasburgo, nel quale la Polizia di prevenzione metterà ancora l’accento sulla propaganda jihadista che continua ad incitare i miliziani o aspiranti tali a colpire nella capitale d’Italia simbolo della cristianità.

Non a caso, per l’intera giornata di ieri, l’Antiterrorismo ha lavorato su un episodio avvenuto a Roma che probabilmente non era un attentato. Ma poteva esserlo. Un uomo di origine marocchina è stato sorpreso mentre versava liquido infiammabile sulla ruota di un mezzo blindato dell’Esercito di guardia in via di Porta Angelico, all’ingresso del Vaticano. Gli accertamenti hanno permesso di verificare che con ogni probabilità si è trattato solo del gesto di uno squilibrato, ma proprio l’imminenza del Natale e l’attitudine ormai quasi automatica a non tralasciare alcun indizio ha fatto scattare i controlli al massimo livello.

Che sia terra di passaggio per i soldati sparpagliati sul continente o il Paese in cui i terroristi vogliono colpire, l’Italia non è estranea alla guerra dichiarata dall’Isis e dalle altre frange del radicalismo islamista. La risposta è anche nell’attività giudiziaria che viene sfruttata pure — e soprattutto — in chiave preventiva, grazie all’introduzione di nuovi reati che consentono ai magistrati di intervenire anche solo di fronte al sospetto di progettazione di attentati. Le recenti operazioni coordinate dalle Procure di l’Aquila e di Cagliari, con gli arresti di un egiziano e di un palestinese che forse avevano intenzione di compiere qualche azione, ne sono la dimostrazione.

IL FERITO ITALIANO È UN  GIORNALISTASTEFANO MONTEFIORI SUL CDS

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

PARIGI Tra i feriti dell’attentato di Strasburgo c’è Antonio Megalizzi, giornalista originario di Trento che fa parte dello staff italiano di Europhonica, il progetto promosso dall’associazione degli operatori radiofonici universitari (RadUni) assieme alle radio universitarie di Francia, Spagna, Portogallo e Germania.

Megalizzi è stato selezionato assieme ad altri studenti universitari per formare la prima redazione radiofonica europea, che una volta al mese trasmette in diretta da Strasburgo in occasione della sessione plenaria del Parlamento europeo, come è accaduto ieri. La notizia del ferimento di un giornalista di Europhonica è stata diffusa da un eurodeputato del Pd, rimasto nel Parlamento chiuso per decisione della polizia, e l’identità di Megalizzi confermata da fonti della Farnesina.

«Lo staff italiano di Europhonica è stato coinvolto nell’incidente di questa sera — si leggeva ieri in un tweet della redazione —. Da prime notizie i nostri colleghi italiani sarebbero fuori pericolo».

Megalizzi ieri si trovava a Strasburgo assieme alle due colleghe di Europhonica Caterina Moser e Clara Rita, per seguire l’ultima plenaria dell’anno e mandare in onda la trasmissione su Brexit, visti umanitari europei, accordo commerciale Ue-Giappone, Bilancio 2019 e Premio Sacharov.

A tarda sera era impossibile avere aggiornamenti sulle sue condizioni. Gli ospedali dove sono ricoverati i feriti erano irraggiungibili dal centro, ancora bloccato dalle forze dell’ordine che hanno stabilito cordoni di sicurezza e chiuso anche gli accessi alle autostrade nella speranza di bloccare la fuga dell’attentatore.

Oltre cinquemila persone sono rimaste chiuse dentro il Rhenus Sport, il palazzetto di Strasburgo dove è stata giocata la partita di basket tra le squadre dello Strasburgo e dell’Olimpia Lubiana. La struttura si trova a soli tre chilometri dal centro della città dove è avvenuta la sparatoria.

Durante l’intervallo lo speaker ha annunciato che era impossibile uscire per fumare una sigaretta. Finita la partita, cominciata alle 20.30, gli spettatori che non potevano lasciare il palazzetto hanno intonato la Marsigliese in omaggio alle persone rimaste coinvolte nell’attentato terroristico.

•••
SEMPRE CDSIl mercatino di Natale di Strasburgo è uno dei più amati e frequentati prima e durante le feste. Quest’anno ha inaugurato la sua 449esima edizione con l’illuminazione del grande albero di 30 metri nel cuore della città, davanti alla cattedrale. Centinaia di lucine colorate, decorazioni, profumi di vin brulé e aromi del Natale tra i 300 caratteristici chalet di legno presi d’assalto come sempre da residenti e turisti in piazza Kleber. Il cuore di Strasburgo doveva essere animato dalle bancarelle per 5 settimane. Ora gli stand resteranno vuoti. Gli agenti e i controlli all’ingresso non sembravano aver spaventato i turisti. Purtroppo le rigide misure di sicurezza non hanno impedito a un «lupo solitario» di trasformare in tragedia l’atmosfera festosa che aveva attirato migliaia di persone a Strasburgo.
ALBERTO D’ARGENIO SU REPUBBLICA Dal nostro corrispondente BRUXELLES C’è un morto davanti a me, un uomo, lo hanno portato qui, hanno cercato di rianimarlo ma è morto». La voce di Giovanni La Via, eurodeputato centrista, è rotta dalle lacrime. Risponde al telefono dal ristorante Pont Saint Marten, ma subito la comunicazione cade. Il cadavere resterà per ore davanti a lui. È un collage di racconti drammatici quello che arriva da Strasburgo, città del Parlamento europeo, ma in questi giorni anche città del Natale. Piena all’inverosimile tra turisti accorsi per i celebri mercatini della Petite France e deputati, assistenti, funzionari che in questi giorni, come accade per una settimana ogni mese, sono in città per la plenaria. Simona Bonafé, democratica, risponde al cellulare con un filo di voce: è terrorizzata, sotto shock. Intorno a lei è buio, nascosta sotto un tavolo di un ristorante come altre decine di avventori. Silenzio spettrale: «Non posso parlare – bisbiglia – hanno spento le luci, ci hanno fatto sdraiare, fuori sentivamo urla della gente che scappava ma ora c’è silenzio, vedo i bagliori dei lampeggianti della polizia». Le saracinesche vengono abbassate, un minimo senso di sicurezza torna a pochi passi dalla cattedrale di Notre Dame. Piccole storie che compongono una tragedia enorme. Mentre vittime e feriti ogni mezz’ora nei comunicati ufficiali aumentano, i responsabili delle istituzioni europee vengono subito informati che l’attentato è serio: da subito si parla di 6 o 7 morti, ma per il bilancio ufficiale ci sarà tempo. Ora è tempo di scappare: «Ho sentito sei o sette spari – racconta Macro Affronte, deputato dei Verdi ex grillino pensavo fossero petardi, poi ho visto arrivare la polizia, gente che correva. Gli agenti ci hanno fatto allontanare: ho visto due donne a terra, credo morte». Si è ritrovato imbottigliato in un vicolo insieme a una coppia: hanno citofonato a un palazzo, li hanno fatti entrare e messi in salvo. Quando risponde al telefono si sente il pianto disperato della ragazza. In molti – come la M5s Isabella Adinolfi - si sono rifugiati nelle hall degli alberghi del centro, altri in un cinema. Tutti danno lo stesso racconto: gente in preda al panico, urla disperate, polizia. «La città era blindata – dice il leghista Mario Borghezio raccogliendo un sentimento comune – secondo me c’era un allarme». Michela Giuffrida ha anche visto l’attentatore. La parlamentare pd si trova in pub, al primo piano, le porte di sotto sbarrate. «Stavo camminando e ho visto una colluttazione, un uomo è riuscito a scappare da alcuni poliziotti che poi si sono messi a rincorrerlo superati da alcune volanti sfrecciate a velocità altissima». Più tardi si saprà che l’uomo è stato ferito da alcuni colpi sparati proprio in quei momenti dalla polizia. Dettaglio che sa dell’incredibile: secondo alcuni testimoni l’attentatore sarebbe scappato in taxi e poi avrebbe proseguito sanguinante a piedi. E proprio l’autista, forse minacciato, potrebbe avere aiutato le forze di sicurezza a rintracciarlo. Ma nella notte più tragica della città alsaziana nulla è certo, regna il panico. Antonio Tajani – che stava per raggiungere il suo gabinetto per la cena di Natale –per sicurezza fa sbarrare il Parlamento europeo. Chi è dentro non esce, tutti vengono radunati in mensa. Sorte beffarda, i deputati del Pd nei minuti della sparatoria sono riuniti per discutere il rapporto redatto da Caterina Chinnici, figlia del giudice Rocco, ucciso dalla mafia nel 1983: il testo era proprio sul terrorismo. Chi non fa un figurone è il grillino Dario Tamburrano: è tra i primi a twittare «morti e feriti» a Strasburgo e conclude: «Noi della delegazione 5 stelle siamo al sicuro non preoccupatevi». Ma non era in strada, ma dentro il Parlamento, a diversi chilometri dal centro. Tira un sospiro di sollievo Raffaele Fitto, che per la sessione pre natalizia si è fatto accompagnare da moglie e figli. Anche lui chiuso in un ristorante: «La mia famiglia è stata tutto il giorno al mercatino...».
ANDREA BONANNI SU REPUBBLICA

Scorre troppo in fretta il fiume delle emergenze sotto i ponti d’Europa, come l’acqua nera che si ingolfa nei romantici canali di Strasburgo, le cui rive, stanotte, sono un deserto di paura. Sembrava che la Francia dei gilets jaunes avesse già dimenticato gli anni delle stragi, degli attentati islamisti, del Bataclan e di Nizza. La rabbia del ceto medio tradito dalla globalizzazione pareva aver voltato la pagina di un’altra rabbia. continua a pagina 2 segue dalla prima pagina Quella delle banlieues dove i figli di una integrazione fallita si illudono di tornare alle radici abbracciando un islam radicale e nemico dell’Occidente. Ma non è così. In questa Europa sofferente e assillata le emergenze si accavallano senza mai elidersi. Così attorno alla capitale dell’Alsazia i posti di blocco della polizia si intrecciano con quelli dei gilet jaunes che non cedono alle lusinghe di Macron e continuano a presidiare le arterie della sconfinata provincia francese. Anche lui, il terrorista assassino, ha ricalcato un percorso di odio consolidato. Strasburgo, la sua cattedrale alla cui Vergine si ispirano le dodici stelle della bandiera europea, il suo stupendo mercatino di Natale, sono da tempo nel mirino del radicalismo islamico. Un primo attentato venne sventato nel 2000 grazie alla collaborazione della polizia tedesca. Un altro è stato evitato di misura nel 2016. Questa volta la prevenzione ha fallito. Nel Parlamento europeo barricato per ragioni di sicurezza, dove non si può nè entrare nè uscire, i deputati assediati cercano di proseguire i lavori per dimostrare, come dice il presidente Tajani, che «l’Europa non si fa intimidire». Ma l’attenzione è tutta ai tweet e ai messaggi di paura e di preoccupazione dei loro colleghi asserragliati nei ristoranti e nei cortili del centro cittadino trasformato in campo di battaglia. Del resto, in questa notte pre-natalizia bagnata di sangue, le emergenze europee si accavallano. Mentre a Strasburgo si sparava, a Bruxelles in un clima di grande preoccupazione cominciava «l’ultima cena» tra la premier britannica e Jean-Claude Juncker per cercare di scongiurare in extremis una catastrofica Brexit senza accordo. Theresa May ha ottenuto poco o nulla. Ed oggi, partita lei, arriverà Conte per cercare di risolvere con Juncker un’altra emergenza: quella della crisi di bilancio italiana creata da Lega e 5Stelle. Vedremo se almeno lui riuscirà a strappare un accordo della tredicesima ora disinnescando, sia pure per qualche mese, una delle tante micce accese sotto questo dolorante Natale europeo. Forse davvero, nonostante le crisi, le violenze, le tensioni e le paure, l’ Europa non si farà intimidire. Ma certo sta vivendo un Avvento gravido di presagi oscuri e sconfortanti. Nella cattedrale di Notre Dame de Strasbourg le dodici stelle della Vergine sembrano aver perso molto del loro fulgore. ANAIS GINORI SU REPUBBLICA Almeno 4 morti. Tra i feriti un giovane italiano Scattata la caccia al killer. Identificato un aggressore: è un francese di origini nordafricane Nella notte beffata la polizia impegnata in un blitz Dalla nostra corrispondente parigi Torna la paura in Francia. A poche ore dal messaggio alla Nazione di Emmanuel Macron per fronteggiare la protesta dei gilet gialli, la notizia di una sparatoria nel centro di Strasburgo fa ripiombare il paese nell’incubo degli attentati. È l’ora di cena quando cominciano a circolare le prime testimonianze di spari e panico nella zona del tradizionale mercatino di Natale ancora aperto. In pochi minuti, il centro storico, nella zona pedonale della Grande Ile collegata al resto della città dai tipici ponti, si svuota improvvisamente e diventa blindato, inaccessibile. Mentre le autorità parlano di un «evento grave» e invitano gli abitanti a restare in casa, il panico si sparge attraverso i messaggi di europarlamentari e i video di alcuni residenti che postano frammenti della sparatoria e dei soccorsi. Nelle immagini si vedono persone correre, le ambulanze passare sotto alle luci che illuminano le strade del centro ormai deserto. Il sindaco di Strasburgo, Roland Ries, è il primo a dare informazioni. « Un uomo solo, ancora in fuga, un attentato » , dice laconico il primo cittadino. Il bilancio provvisorio a tarda sera è di quattro morti e undici feriti, di cui molti gravemente. Tra le persone coinvolte nell’attacco anche un giovane italiano, cronista dell’emittente Europhonica, ferito non gravemente. Il presidente dell’europarlamento, Antonio Tajani, parla di una sparatoria in diversi luoghi della città, forse tre. Una studentessa di venticinque anni, Laurène, ha raccontato al giornale L’Alsace il suo faccia a faccia con il killer. «Stavo aspettando il tram, ho sentito un’esplosione e ho visto a sinistra qualcuno a terra. Accanto a lui — prosegue Laurène — c’era un tipo che restava stoico, con lo sguardo nel vuoto. Mi sono insospettita, visto che non aiutava la persona a terra. L’ho fissato cinque, dieci secondi. L’ho visto bene: era vestito di nero, portava un cappellino e indossava scarpe da basket. I nostri sguardi si sono incrociati » . Laurène è scappata, e poi si è nascosta dietro a dei bidoni della spazzatura, si sentono nuovi colpi di arma da fuoco « più lontano». Secondo alcune immagini di videosorveglianza l’uomo era armato di pistola automatica e coltello. Era noto all’intelligence, schedato nella banca dati " fiche S" dove vengono minaccia per la sicurezza nazionale. « Chérif, 29 anni, nato a Strasburgo, passaporto francese, con origini nordafricane » , dicono fonti dei servizi. Era stato schedato per radicalizzazione. La polizia doveva interrogarlo ieri mattina nell’ambito di un’inchiesta su una rapina ma Cherif riesce a scappare. L’inizio dell’inseguimento. Nella casa gli agenti trovano delle granate. L’allarme viene diramato tra le forze dell’ordine. È sera quando Chérif ricompare nel centro storico, tra il mercatino di Natale e la cattedrale, per uccidere. Riesce a scappare un’altra volta. Poco dopo, dei militari lo intercettano nel quartiere Neudorf, non lontano dal centro, dove vengono sentiti nuovi spari. Cherif viene ferito ma riesce a prendere un tassista in ostaggio e a fuggire di nuovo. La terza volta in poche ore. Uno smacco per la polizia francese. Poco dopo Chérif lascia il tassista e prosegue a piedi ma fino a tarda notte non si trova. Se i testimoni parlano di un uomo solo in azione, le autorità non escludono che abbia complici che lo aiutino nella fuga. La giornata era cominciata con la riunione plenaria del parlamento europeo, 751 deputati. La mattina una delegazione dei gilet gialli aveva organizzato un sit- in davanti all’emiciclo. Il mercatino di Natale di Strasburgo è uno dei più frequentati di Francia. Al momento della sparatoria le bancarelle erano ancora aperte. Tutto precipita in pochi minuti. Per ore Strasburgo è sotto assedio, in un clima surreale, nessuno può uscire di casa. Senza che nessuno sappia quando la caccia all’uomo si concluderà. La notizia scuote Parigi, dov’era ancora il corso il dibattito sulle misure annunciate da Macron nel suo discorso tv di lunedì sera. Il Presidente interrompe la riunione con alcuni parlamentari all’Eliseo e manda il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, a Strasburgo, accompagnato dal procuratore antiterrorismo Rémy Heitz: la procura ha comunicato in serata di aver aperto un’inchiesta sui fatti. Macron passa una parte della notte nell’unità di crisi del ministero dell’Interno per guidare le operazioni di ricerca del killer. Il mercatino, frequentato ogni anni da due milioni di visitatori, è da tempo sottoposto a misure di sicurezza a causa della minaccia terrorista. Nel novembre 2016 in sette vennero fermati dalle forze speciali francesi prima che mettessero a segno un attentato. Nel maggio 2014, nella città venne smantellata una rete jihadista: si trattava anche in questo caso di sette persone tornate dalla Siria. Tra loro anche Karim Mohamed- Aggad, il cui fratello Foued venne successivamente identificato come uno dei kamikaze del Bataclan. Il mercato di Natale era già stato individuato come bersaglio di un progetto di attentato nel 2000: quattro algerini, poi condannati a pene tra i dieci e i dodici anni dal tribunale di Francoforte, avevano progettato di piazzare una bomba alla vigilia del Capodanno 2001 davanti alla Cattedrale, ma la strage fu evitata. Nella base della cellula furono trovati armi, esplosivi e un video del mercato nel quale si dichiarava che vi si recavano nemici di Dio che sarebbero stati spediti all’Inferno.
PAOLO LEVI SULLA STAMPATerrore al mercatino di Natale di Strasburgo, il più antico e popolare di Francia, indicato da tempo dai servizi transalpini come obiettivo privilegiato dell’Isis.
Nel capoluogo alsaziano simbolo della riconciliazione franco-tedesca e della pace in Europa - è qui la sede storica dell’Europarlamento riunito in plenaria proprio da ieri sera - l’inferno ha bussato alla porta alle ore 20, quando un individuo - con un’arma automatica e un coltello - ha aperto il fuoco in rue des Orfèvres, nel centro storico della città, pieno di bar e ristoranti gremiti all’ora di cena.
Secondo i media locali, è di almeno 4 morti e 11 feriti in stato grave il bilancio provvisorio di quello che il municipio ha rapidamente definito un «attentato» terroristico. Fra i feriti c’è anche un giovane giornalista italiano, un cronista radiofonico di Europhonica. A riferirlo l’eurodeputato Brando Benifei. Secondo il sito locale «Nouvelles d’Alsace», il killer che in tarda serata era barricato in un locale di Neudorf, era già stato identificato come elemento «radicalizzato» e noto alla polizia. Infatti, frequentava i circoli salafiti di Strasburgo. Il suo dossier era segnato con la «S» che indica, appunto, i fondamentalisti islamici a rischio di passare all’azione. Notizia confermata dal ministro dell’Interno, Christophe Castaner, giunto sul posto da Parigi Alcune fonti citate da Le Pariesien hanno anche riferito che l’attentatore si chiama Cherif C. ha 29 anni ed è nato proprio a Strasburgo. Il «Nouvelles d’Alsace» riferisce che l’uomo era rimasto ferito in passato nel corso di un conflitto a fuoco con i militari dell’operazione antiterrorismo Sentinelle.
Ieri sera attorno alle 22 mentre il centro città veniva evacuato e i cittadini invitati a rimanere confinati all’interno delle loro case o nei bar e ristoranti del centro, un’operazione parallela delle teste di cuoio è scattata nel quartiere di Neudorf, sulla rue Epinal, probabile luogo di residenza conosciuto dell’attentatore. Il sindaco della città alsaziana ha detto in serata che l’uomo potrebbe avere un complice: infatti una seconda operazione di polizia in centro città è scattata mentre i gendarmi assediavano Cherif C.
Ieri mattina, rivela Bfm-Tv, il presunto autore dell’attacco era sfuggito ad una perquisizione dei gendarmi. Sarebbero state trovate delle granate nell’appartamento.
Immediatamente allertato, il presidente Emmanuel Macron ha abbandonato un ricevimento in corso all’Eliseo, mentre l’inchiesta veniva affidata alla procura antiterrorismo. Blindata, subito dopo l’allerta, anche la sede del Parlamento europeo tra il centro città e il confine tedesco. L’ordine è stato impartito dal presidente Antonio Tajani che ha subito parlato di «diversi morti». «Questo Parlamento - ha avvertito il leader dell’eurocamera, presente in città per la plenaria come centinaia di eurodeputati, assistenti, funzionari e giornalisti provenienti da tutta Europa - non si fa intimidire da attentati terroristici o criminali, andiamo avanti! Continuiamo a lavorare e reagiamo con la forza della libertà e della democrazia contro la violenza terroristica». Tra i primi a dare l’allerta, su Twitter, è stato l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle, Dario Tamburrano. «Attentato terroristico in corso a Strasburgo nel centro. Spari sulla folla ai mercatini. Ci sono morti e feriti. Noi della delegazione 5 Stelle siamo al sicuro. State tranquilli». «Siamo da più di un’ora sotto al tavolo di un ristorante al buio. Fuori vediamo le luci della volante della polizia. Non so dirvi altro, per il momento», è invece il raggelante cinguettio lanciato dall’eurodeputata del Pd Simona Bonafé.
Fuori dall’area transennata del centro si accalcano i curiosi. Tutti chiedono informazioni, guardano le notizie sui cellulari o telefonano ad amici e parenti per rassicurarli. Come Parigi nella notte del Bataclan, con 130 morti di cui appena un mese fa si è celebrato il terzo anniversario, il centro storico è diventato un deserto graffiato soltanto dal grido lancinante delle sirene.Che lo storico mercatino di Natale di Strasburgo fosse a rischio attentati lo si sapeva da tempo.
Frequentato annualmente da circa 3 milioni di turisti, viene regolarmente citato tra i possibili obiettivi durante la lunga stagione di sangue apertasi con il massacro dei fratelli Kouachi nella sede di Charlie Hebdo, il 7 gennaio 2015.
GIORDANO STABILE SULLA STAMPAUn elemento radicalizzato, sotto sorveglianza, che colpisce in prossimità delle festività. L’attacco di ieri sera al mercato di Natale di Strasburgo richiama al tempo stesso i primi attentati dell’Isis in Francia e uno degli ultimi, quello sugli Champs Elysées del 2017. In tutti i casi attentatori solitari che puntavano ad avere il massimo impatto con mezzi limitati. Elementi che portano a pensare che i seguaci del califfo Abu Bakr al-Baghdadi abbiamo ancora nel mirino il fronte francese. Senza escludere del tutto la pista di Al-Qaeda.
Il primo episodio ha la data del 21 dicembre 2014. Un uomo alla guida di un’auto si lanciava sulla folla al mercatino di Dijon al grido di «Allah Akbar». Bilancio, 11 feriti. Il giorno dopo, a Nantes, stessa scena: un morto e nove feriti. L’attacco a Charlie Hebdo sarebbe arrivato dopo due settimane. Il 13 novembre di sangue a Parigi era ancora lontano. Ma il marchio di fabbrica dell’Isis era già lì. L’anno dopo, con le risorse di un califfato che si estendeva su Siria e Iraq, l’Amn al-Kharji, i Servizi esterni dell’Isis, riuscivano a condurre spedizioni a carattere militare. Non è più il caso. Il califfato è ridotto a una stretta striscia di territorio lungo l’Eufrate, e l’ultima roccaforte, Hajin, sta per cadere sotto i colpi dei guerriglieri curdi delle Sdf.
I lupi solitari possono però essere ancora attivati dai canali criptati online. Come il 19 dicembre 2016 a Berlino, in un altro mercato di Natale. Il tunisino Anis Amri, che ha appena registrato sul telefonino la sua dichiarazione di fedeltà, bayah, all’Isis, travolge la folla con un tir affittato in Italia. Fugge, finché non viene intercettato e ucciso alla stazione di Sesto San Giovanni. L’obiettivo di ieri sera potrebbero essere state, però, le forze di sicurezza. Come il 19 giugno dell’anno scorso, quando un «soldato del califfato» si è lanciato con la sua Mégane contro un fuoristrada della polizia francese. Nell’auto del 31enne Adan Lofti Djaziri, anche lui fiche S, cioè sospetto estremista islamico, viene poi trovata una lettera con il giuramento di fedeltà. E l’agenzia dell’Isis rivendica il giorno dopo l’attacco.
«Un soldato del califfato», appunto. Qualcuno ancora disposto a far strage e a morire nel nome di un impero del terrore, senza più territori, ma con ancora una rete di seguaci in Europa, e migliaia di miliziani dal deserto del Sahara alle montagne dell’Afghanistan. Ma dal Sahara è arrivato un altro segnale inquietante, da parte dell’Aqmi, l’Al-Qaeda del Maghreb islamico. Un video di propaganda di 28 minuti che mostra gli scontri a Parigi degli ultimi giorni. Il leader Abou Mosab Abdel-Wadoud incita i francesi a ribellarsi contro il «governo corrotto» che «opprime i musulmani» anche in Africa. Un invito alla violenza in un clima già incandescente.
LEONARDO MARTINELLI SULLA STAMPALa grande caccia a Cherif sconvolge l’atmosfera natalizia della sera di Strasburgo: elicotteri, sirene e blindati della polizia che sgommano. «State a casa», ripetono le autorità. I blitz si ripetono, prima nella zona Sud, poi nel centro poi di nuovo in periferia. Il killer è stato identificato, grazie al sistema di videosorveglianza che si estende su tutto il centro storico. Nei video correva in una strada vicino alla piazza Kléber. Poi apparentemente la sua immagine si è persa. Ma quei fotogrammi sono bastati a individuare un abitante di Strasburgo, Cherif C. 29 anni, già schedato «s», individuato per simpatie jihadiste. Dopo la ricerca è continuata, affannosa, al di là del canale, in un quartiere meno centrale, Neudorf, anche quello pieno di locali, rimasti d’un tratto silenti, le luci spente, pieni di clienti. È lì che si concentra l’azione della polizia. Nella notte poi il blitz si sposta al numero 5 di rue d’Epinal, nella zona Sud della città: «Si è barricato qui», dice la radio France Bleu Alsace. Una sparatoria rimbomba nella notte.
Pure l’accesso all’autostrada ancora più all’esterno è stato bloccato, nel timore che il presunto terrorista si fosse spostato fino a lì, una disperata via di fuga. In lontananza ancora sirene di camion della polizia e dei pompieri, per delimitare un’area sotto controllo, sempre più ampia, in una corsa contro il tempo per ritrovare l’omicida. A qualche chilometro, anche il Palazzo del Parlamento europeo si è chiuso ermeticamente, con i deputati dentro, che si trovavano ancora lì al lavoro. La caccia all’uomo continuava. Nelle stradine antiche e buie. Con i poliziotti che avanzavano a scatti, prima che fosse troppo tardi.
Nella piazza Kléber, il cuore della città di giorno e di notte, il Chriskindelsmarik, uno dei mercatini di Natale più antichi d’Europa, straborda nelle viuzze accanto. Lì hanno cominciato a correre in ogni direzione i poliziotti, presto raggiunti da quelli anti-sommossa dei Crs. La sera le strade della ricca e borghese Strasburgo si riempiono di una fauna eterogenea, fatta di studenti universitari (l’Ateneo è lì vicino), di liberi professionisti alla fine di una giornata di lavoro. E, di questi tempi, i turisti, ancora più numerosi ad acquistare foie-gras e i dolci alsaziani. Un sapore di Germania per i francesi. Già un tocco di Francia per i tedeschi. È così tutti gli anni. Strasburgo è anche una destinazione religiosa, con la sua cattedrale gotica, enorme. E la presenza di diverse comunità, ma prima di tutto una tradizione cattolica salda, che è all’origine di quel mercatino simbolo, così tipico.
Spinti dentro i locali
I poliziotti hanno cominciato a spingere dentro i clienti che volevano uscire dai bar e ristoranti, numerosi in questo «ipercentro», stretto dentro il giro di un canale. «State dentro!», urlavano. «È ancora in giro, ha un’arma, può sparare ancora». Da alcuni anni la presenza delle forze dell’ordine è particolarmente forte nel mercatino, per le minacce di attacchi e la paura dell’irreparabile. Lui, l’assassino, è rimasto dentro questo cuore antico della città? È un intrigo di strade, difficile da perlustrare, che sfuma da una parte verso la Petite France, la parte più antica e colorata, con i suoi canali, il rumore dell’acqua che scorre. Lui è bloccato dentro? La polizia si aggirava ieri sera per gli stretti vicoli e le antiche stradine illuminate, in un silenzio terribile e surreale.
Fino a qualche minuto prima, l’atmosfera era quella tipica di Strasburgo, «la» città del Natale in Francia: il profumo del vino caldo alle spezie e la folla che si stringeva all’interno del mercatino di questo periodo dell’anno, meta di turisti dell’Europa intera. È successo tutto in pochi minuti: gli spari, il sangue sull’antico selciato, alcuni corpi inanimati, una bicicletta abbandonata a breve distanza. Grida, terrore, bar e ristoranti che sprangavano le porte. Poi, d’un tratto, l’atmosfera sospesa di una caccia all’uomo. Inesorabile.