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 2018  dicembre 10 Lunedì calendario

Intervista a Emis Killa: «Andare in tour così mi fa venire l’ansia»

«Quel che è successo a Corinaldo è molto più che una tragedia». Emis Killa è scosso da quanto è accaduto alla discoteca Lanterna Azzurra e pone l’accento sull’uso degli spray al peperoncino che, come sottolinea, è diventata una consuetudine nei raduni: «Da molto tempo questa storia dello spray al peperoncino si ripete di serata in serata, ma se ne parla solo ora che è stata oltrepassata la linea del non ritorno. Sono due anni che succedono questi episodi ma ora sono morti dei ragazzini e tutti ne parlano, è così, la classica cosa all’italiana. Il governo vuole introdurre il biglietto nominale ma non si rende conto che mancano infrastrutture, controlli e onestà».

È con una certa dose di ansia nel cuore, dunque, che Emis Killa, dopo il successo di Supereroe affronta il momento del live. Ieri a Milano è partito il tour in cinque esclusive date nei club più importanti d’Italia: Roma (12/12), Bologna (13/12), Firenze (14/12) e Torino (16/12). La data di Torino è già sold out. Le scenografie del palco, nate da un’idea di Emis Killa, ripropongono graficamente il concept dell’album a metà tra scenario urban e immaginario fumettistico. Special guest delle date di Milano e Roma amici e colleghi di Emis Killa: a Milano Achille Lauro e Boss Doms, Jake La Furia e Vegas Jones, a Roma Gemitaiz, Carl Brave, Achille Lauro e Boss Doms e Vegas Jones.
Non sarà facile salire sul palcoscenico dopo quello che è accaduto vicino ad Ancona…
«Andare a vedere e ascoltare la musica dovrebbe rappresentare un momento di divertimento e aggregazione, non produrre dolore e paura. Mentre sta partendo il mio nuovo tour ho l’ansia che succeda qualcosa: chiedo a tutti i miei fan di riempirsi le tasche solo di buon senso e di rispettare il prossimo, a partire da tutti quelli che sono sotto al palco fino ad arrivare a me. Chiedo inoltre a locali e gestori di prendere misure di sicurezza più adeguate a partire dalle perquisizioni agli ingressi. E naturalmente il mio pensiero va alle famiglie di quelle povere vittime».
È un periodo nel quale ha deciso di ricollegarsi alle sue radici, pescare a piene mani dall’hip hop e, soprattutto, di offrire uno show che è più personale che mai.
«Sì, è lo spettacolo più personale che io abbia mai messo in scena, con un forte contrasto tra la scenografia, che è molto teatrale, e le persone in palcoscenico, solo io e il dj, niente band, niente coriste. È una fotografia di come sono oggi, con un’intro in cui parlo di me…».
Un ritorno alle origini, dunque?
«Esattamente, un ritorno alle origini ma con l’esperienza che ho accumulato in questi anni.
Quindi propongo i pezzi che possono essere riproposti dal vivo da me e da un dj ma con un colpo d’occhio forte per chi ci viene a vedere. Non è uno spettacolo minimale in termini visivi, ma non ci sono videowall o altro, l’ambientazione è decisamente teatrale».
Teatro e hip hop.
«Hip hop nel senso pieno del termine, faremo anche free style, una cosa che non fa quasi più nessuno tra gli artisti mainstream. E suoneremo anche un paio di pezzi molto vecchi…».
Come mai ha scelto di tornare alle radici?
«Quelle radici sono dentro di me. Mi sono innamorato del rap tanti anni fa per quello che era e ci sono rimasto legato. Di certo posso evolvere, ma alcune cose devono rimanere come quando ho cominciato. Adesso la scena è molto omologata: i contenuti sono sempre gli stessi, e così i suoni, io invece cerco qualcosa di più mio. Certo, voglio ancora essere popolare, ma senza dimenticare i tanti anni di gavetta in quel mondo che mi ha partorito. Voglio far vedere che rispetto a molti altri ho un background che è parte di me».
Aveva previsto il successo del suo album “Supereroe”?
«Secondo me c’è stato un riconoscimento immediato dello spessore artistico dell’album, sono riuscito ad allargare la mia fanbase rispetto all’anno scorso, prendendo da un’altra parte quelli che magari mi avevano dimenticato. Ho fatto tanta strada dai mixtape ai dischi più popolari, ma qualcuno me lo sono perso per strada, quelli che mi avevano accantonato perché ho fatto cose diverse, come il giudice a “The Voice”. Invece sia con il disco precedente che con questo mi sono riconfermato un rapper vero ma capace di arrivare a tutti. I dischi d’oro fanno piacere, il successo è importante, ma quello che conta è la gente che ti segue, ti sostiene, ti fa capire quando fai le cose giuste e quando sbagli. Io non sono proprio uno di quelli che prendono il successo e lo buttano nel cesso, ho rispetto per chi compra la mia musica o mi permette di fare questo mestiere, quindi è importante stare a sentire il pubblico e capire quando si sbaglia. Io l’ho capito e credo di aver fatto la cosa giusta. Lo scorso album ha avuto bisogno di un anno per diventare disco d’oro.
Supereroe ci ha messo solo un mese e mezzo».