Lei è una star globale, che cosa l’ha spinta a occuparsi di Salvini?
«Quel giorno ero in viaggio a Milano e, anche se vengo considerata una personalità globale o, se vuole, una ‘star’, io mi preoccupo dei luoghi e delle persone nei posti in cui viaggio. Ho molti bei ricordi in Italia e molti amici nel vostro bellissimo Paese, ma quello che mi preoccupa è la grave crisi economica e sociale, che si vede ovunque. Non ho nulla di personale contro il signor Salvini, semplicemente non sono d’accordo con la sua politica, soprattutto quella contro i rifugiati. Quando ho sentito per la prima volta della nave Aquarius, avrei voluto che ce ne fossero molte di più nel Mediterraneo. Ma ora Salvini ha deciso di fermare l’aiuto. Conosco molta gente che ha paura dei rifugiati. Ma non sono i rifugiati il vero problema. Il problema è l’origine della crisi dei rifugiati e il coinvolgimento dei governi occidentali nelle guerre al di fuori dell’Europa. Il vero problema è la grave crisi economica. Cercare di risolvere la crisi impedendo alle organizzazioni umanitarie di lavorare o costruendo muri non è la soluzione giusta».
Il problema è che questa rivolta contro le élite globali spinge ovunque politici di destra alla Salvini, mentre i progressisti sono moribondi. Da dove ricominciare per invertire la tendenza?
«Non basta ribellarsi. In questi anni, ho aiutato molte organizzazioni di attivisti proprio perché sono consapevole di quanto siano importanti le capacità organizzative. Ma sappiamo anche qual è un’altra cosa importante per combattere i partiti populisti e di destra: la capacità di ispirare. Loro usano la paura, noi dobbiamo usare la speranza ed emozioni positive e potenti. Ho speranza nella nuova Internazionale Progressista, appena formata dal movimento DiEM25 e dal Sanders Institute, che include leader capaci di ispirare, da Bernie Sanders aYanis Varoufakis, da Ada Colau al primo ministro dell’Islanda e altri. Allo stesso tempo, credo che tutti dobbiamo assumere il controllo delle nostre vite e organizzarci dal basso».
Che cosa vorrebbe direbbe ai giovani italiani, che guardano con tanto scetticismo al loro futuro?
«Vorrei dire loro che anche io ho dei figli e sono molto preoccupata del mondo in cui presto si troveranno a vivere. Vorrei dire loro che quando ero giovane, ho dovuto combattere per ottenere quello che ho ottenuto e mi sono resa conto che non vale la pena perseguire un obiettivo se allo stesso tempo non ci si impegna per cambiare la società. Ai ragazzi può sembrare di non poter cambiare nulla, ma io credo che ciascuno di noi possa cambiare qualcosa. E non serve essere un politico o una celebrity: che portino quello che hanno e che sanno fare per riuscire a rendere il mondo un posto migliore per i loro figli e per quelli che verranno dopo».
Come risponde a chi la attacca dicendo che è facile stare dalla parte di rifugiati e migranti quando si è una star, come lei, ricca e glamour?
«Rispondo dicendo che faccio tutto quello che posso: uso la mia popolarità e la mia voce non solo per parlare dei migranti. Sostengo anche concretamente un’organizzazione che aiuta migranti e rifugiati e conosco anche alcuni rifugiati personalmente. E voglio fare di più, pianifico di fare di più, non solo in tema di migranti».
Lei ha dichiarato: «Io sono un’attivista e non faccio attivismo per me stessa, lo faccio per gli animali e le persone che sono vulnerabili e non possono difendersi». Una di queste persone è il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange. Perché lo difende?
«È coraggioso: è una persona che ha rischiato tutto per rivelare brutali menzogne e per questo sta pagando un prezzo altissimo. Dovremmo tutti ringraziare che persone del genere esistono e dovremmo fare tutto quello che possiamo per impedire che venga estradato negli Stati Uniti. Se l’Europa vuole davvero salvare la libertà di stampa, deve proteggere e salvare Julian Assange».