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 2018  dicembre 10 Lunedì calendario

Intervista a Margherita Panziera, nuovo volto del nuoto italiano

C’era una volta Margherita perplessa: «A 14 anni preferivo la pallavolo: la facevano tutte le mie amiche ed era meno impegnativa. Ma in vasca andavo bene, i miei genitori mi hanno incoraggiato a continuare e, dopo il liceo, ho deciso di fare del nuoto la mia vita. Direi che ci avevano visto giusto...». 
E infatti oggi, a 23 anni, Margherita Panziera – esplosa con l’oro europeo nei 200 dorso la scorsa estate – non solo è volata in Cina ai Mondiali in vasca corta con il 4° crono stagionale, ma ha davanti un futuro felice che conduce a Tokyo 2020 e, magari, a Parigi 2024. «I campionati italiani sono andati meglio del previsto (record italiano in 2’01”56, ndr). Il podio? Io penso a migliorarmi, la posizione dipende anche dalle altre. Ma mi sento pronta». 
Una volta non avrebbe detto così... 
«Vero, ho sempre accusato tantissimo la pressione in gara e persino in certi allenamenti. Ero ansiosa, andavo in iperventilazione e soffrivo disturbi alimentari legati all’ansia». 
Come ne è venuta fuori? 
«Ho imparato a fregarmene». 
Cioè? 
«Massì. Mi sono detta: perché devo essere così? E ho provato a tuffarmi come se non mi importasse. Anche se poi non è vero, chiaro». 
Ci è arrivata da sola?
«Ho lavorato un anno con uno psicologo puntando proprio alla riduzione dell’ansia. Ma il clic mi è venuto da dentro. Dopo, i buoni tempi sono arrivati naturalmente». 
Torniamo a quella voglia di pallavolo... 
«Mi pesavano i sacrifici. Sei ore al liceo, tre in acqua, poi a casa a studiare. Niente cinema, niente amiche, niente gite scolastiche… A quell’età pesa, ti senti esclusa. Ma questo è il passato». 
Il presente, come dice il suo allenatore all’Aniene, Gianluca Belfiore, è «un’atleta seria e precisa che ha fatto il salto di qualità». 
«Mi ci riconosco. In acqua sono molto disciplinata e concentrata. Non faccio le cose tanto per… E pongo tante domande sugli allenamenti». 
Sa che l’atleta che domanda molto poi fa l’allenatore?
«Nooo, io non mi ci vedo!». 
Il suo dorso è veloce ma anche bellissimo. 
«L’estetica non è una priorità. Ma, in effetti, il mio primo tecnico Branislav Dinic mi ha impostato bene». 
Dove deve migliorare?
Federica e la prospettiva 
La Pellegrini è per me un simbolo, un modello: vederla in allenamento 
cambia la prospettiva 
«Le virate, infatti vado molto meglio in vasca lunga. E poi devo potenziare la gambata». 
Ogni stile nel nuoto ha il suo spirito. Com’è nuotare a pancia in su? 
«Gli altri hanno la famosa linea nera sotto. Io teoricamente sarei più libera, ma la verità è che io non mi guardo attorno. C’è chi canta o pensa ad altro, io solo a nuotare». 
Anche perché distrarsi è pericoloso: remember Londra? 
«Come no? Europei 2016: non vedo le bandierine prima della virata e rischio di sbattere. Gara compromessa. Non succederà mai più» 
Con Quadarella, Cusinato siete la new wave delle eredi di Federica Pellegrini. 
«Bello. Ma ce n’è una anche fra i maschi: pensate a Miressi. Siamo un movimento globale pronto a raccogliere l’eredità che ci verrà lasciata dopo Tokyo. È bello sapere che stiamo formando la nuova generazione del nuoto italiano». 
La Pellegrini che cosa rappresenta per lei?
«Semplice: il modello di riferimento, un simbolo. Vedere Federica allenarsi ti cambia la prospettiva». 
Come si trova una veneta di Montebelluna a Roma?
«Ci vivo da quattro anni, ormai è casa mia. Mi sono ambientata in un secondo. La nostalgia non fa per me». 
Si è laureata in economia con un tema interessante. 
«Ho raccontato le Olimpiadi riuscite: se gestiti bene, i Giochi sono un investimento vantaggioso per tutti. L’esempio classico è Barcellona 1992, io ho analizzato Torino 2006 e Londra 2012. È incredibile com’è stata rivalutata East London. Senza i Giochi ci sarebbero voluti altri 10 anni». 
L’Olimpiade per lei sarà anche gare: ci pensa già? 
«Tokyo è ancora sullo sfondo. Prima ci saranno i Mondiali in lunga in Corea nel 2019: il vero test olimpico». 
Con Simone Ruffini, fondista azzurro, forma l’ennesima coppia di nuotatori. È un destino ineludibile? 
«Si passa tanto tempo insieme... Meno male che facciamo specialità differenti: io col fondo ho provato una volta e mi è bastato. Ma siamo bravi a staccare: noi non ci portiamo mai il lavoro a casa... E, io timida e lui estroverso, ci completiamo». 
Ma poi Margherita è ancora timida? 
La mia libertà 
Sono disciplinata e concentrata, il dorso è libertà: non penso a nulla ma soltanto a nuotare 
«Un po’ sì. Ma ora so anche essere forte e orgogliosa. Il mio leone tatuato sulla schiena è la risposta a chi mi vedeva solo come una ragazzina spaventata dalle gare. Adesso posso dire che non è più così. Mi serviva solo tempo per trovare un equilibrio».