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 2018  dicembre 09 Domenica calendario

La scienza è donna nella casa di Google

Quartier generale di Google, Mountain View, California. Il Googleplex è in piena espansione. Nei giorni scorsi è filtrata la notizia che il colosso ha speso un miliardo di dollari per acquistare i terreni confinanti con il suo parco tecnologico. Poco più in là, nella vicina Sunnyvale, si progetta un’espansione per il polo cloud da 67 miliardi: il business più grande di tutta la Silicon Valley. Ma non è questa una cosa interessante per una fisica come me. Perché proprio qui, nella casa di Google, tra un rifacimento e l’altro, hanno deciso di intitolare un piano nuovo di zecca – il quinto – ai fisici più famosi.
"State per entrare nella storia”, dice così il primo cartello: e segue freccia. La piantina è posta fuori dalle porte di ingresso dei singoli padiglioni. E la nuova visione che Google presenta della storia della fisica sta tutta nei nomi scelti. Non c’è, sorpresa, il padiglione Albert Einstein, che pure è pluripresente in tutto il Googleplex, il suo faccino pensante che ti guida quando non sai più dove andare, e la nuvoletta dei suoi pensieri ti racconta cosa c’è a destra o a sinistra. Però c’è Robert Oppenheimer, il costruttore della bomba atomica nel Progetto Manhattan: ma accanto a Werner Heisenberg, cioè il fisico tedesco che stava studiando la bomba per Adolf Hitler, e fu poi rinchiuso a Farm Hall durante lo sgancio delle bombe sul Giappone. Tra i fisici-divulgatori non c’è, sorpresa bis, Stephen Hawking: però c’è il fisico-televisivo Neil de-Grasse Tyson, fra l’altro appena accusato di molestie sessuali – adesso lo toglieranno? Perché l’altra cosa che ti colpisce, qui, è l’alta presenza di donne nella lista dei nomi. Anche se, sorpresa ter, non c’è Marie Curie ma Maria Goeppert-Mayer, la seconda donna a vincere un Nobel in Fisica dopo la Curie, appunto.
La cosa più bella? La presenza di tre fisiche contemporanee: Lisa Randall, Lene Hau e Sandra Faber. Randall, americana, è la prima donna con una cattedra di Fisica teorica a Princeton. Hau, danese, ha guidato il gruppo di ricerca a Harvard che ha rallentato la velocità della luce. Faber, astrofisica californiana, ha dato nuove regole all’espansione delle galassie. E poi la sala dedicata a Hedy Lamarr.
Quelli che passano si fanno i selfie accanto al suo nome e alla sua foto, la più ambita. Hedy, la diva di Hollywood, la donna più bella del mondo (fino all’arrivo di Marilyn Monroe), l’inventrice del wifi. E così fa anche il professore di Fisica teorica della University of Califonia, Philip Tanedo, che mi accompagna: «Il fatto divertente è la sala intitolata” Vera Rubin Color”. Un ossimoro: visto che la Rubin è stata importante per lo studio della materia oscura». Ma la scelta di Google di puntare sulle donne non è, manco a dirlo, colore. «Credo che il messaggio spesso vada perso perfino tra autorevoli fisici», mi dice ancora Tanedo. «Una volta un collega si fece vanto di sostenere le ragazze che vogliono impegnarsi nella fisica: per questo, mi disse, a lezione cito sempre Emmy Noether e Marie Curie. Ok, risposi, ma dopo queste due? Mi dici quali sono le altre donne che hanno fatto la storia della fisica? Silenzio».
Insomma, sembra che a Google abbiano voluto risistemare a modo loro la storia: seppure, per ora, quella della fisica, tra gender gap e revisionismi di ogni sorta. Parlano, di questo, perfino i muri, quando si scopre la carta da parati che li addobba. Non semplici motivi floreali, e neppure fantasiosi ricami, ma paginate e paginate di riproduzioni di appunti, di teoremi con dimostrazioni, di formule e assi cartesiani con funzioni di ogni tipo. La cosa ancora più bella è che se vai su Google Maps, mentre ti trovi in questo piano dell’edificio, la cartina ti mostra un omino piccolo piccolo in prossimità di uno dei padiglioni, e se allarghi l’immagine leggi anche il suo nome: ed è, naturalmente, quello di uno scienziato. Così ti sembra di averli qui di fianco, i fisici più famosi della storia. Tre minuti per arrivare a James Prescott Joule, che diede il nome all’unità di misura dell’energia. Cinque per raggiungere Louis de Broglie, il francese aristocratico che i quanti se li mangiava a colazione. Puoi anche impostare il tragitto: per arrivare da Werner Heisenberg a Oppenheimer, cioè dal teorico della Bomba nazista al papà di quella americana, nove minuti. Tutto dritto. In mezzo, solo una curva. E la Seconda guerra mondiale.