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 2018  dicembre 09 Domenica calendario

Fuga dall’Italia, spariscono bond e matricole

Società e banche sotto pressione, titoli di Stato in affanno, tassi in salita su tutti i fronti. Il costo della crisi, in questo finale d’anno in affanno per l’Italia, è trasversale e le due facce della stessa medaglia mostrano la difficoltà crescente di approvvigionarsi di mezzi freschi, accompagnata dal maggiore costo della raccolta. Chi può sta alla larga dal mercato: le ultime stime, fornite dalla società di dati Refinitiv, segnalano che società e banche italiane hanno ridotto le emissioni di obbligazioni a 77 miliardi di dollari in undici mesi, il livello più basso dal 2008 e un quarto in meno di quanto avessero fatto nel 2017. L’effimera schiarita, all’inizio di settembre, aveva visto tornare sul mercato dei bond corporate un pugno di società (Snam, Enel, Iren, Cnh e 2i Rete Gas); era stato un grande successo il lancio del bond in dollari di Eni; tra fine giugno e luglio si erano affacciate Telecom e Terna. Unicredit, tra le grandi l’ultima a farsi avanti, a fine novembre, ha sfidato la tempesta ma ha pagato un premio di 420 punti base sopra il tasso di riferimento rispetto ai 70 della precedente emissione. Ad Intesa era andata molto meglio (per quanto con tassi in netto rialzo) ma eravamo ancora in agosto.
Mps ha rimandato la propria emissione; nel frattempo ha incassato il taglio di rating e outlook da parte di Moody’s sul debito non garantito: quando dovrà tornare sul mercato pagherà ancora di più. Persino per l’intervento di sistema da parte dello Schema volontario delle banche, Carige ha dovuto offrire un tasso del 13% sulla sua obbligazione. Ma in realtà il dato più significativo è che le emissioni sono quasi bloccate.«Oggi andare sul mercato equivale ad un bagno di sangue e nel breve termine sarà difficile vedere grossi recuperi dei prezzi per i titoli già in circolazione», spiega Massimo Gionso, consigliere delegato di Cfo sim.
Piazza Affari non se la passa meglio: solo tre matricole sono sbarcate finora al listino principale; una quarta, Techedge, sarà in collocamento da domani, ma rivolto solo agli investitori istituzionali. Ancora più in salita la strada del terzo emittente di debito pubblico al mondo: lo Stato italiano dovrà piazzare nel 2019 – secondo le stime di Banca Imi – 415 miliardi di nuovi titoli obbligazionari, 61 in più di quelli che andranno in scadenza. Le emissioni nette saranno particolarmente onerose proprio all’inizio dell’anno: 31 miliardi in gennaio (45 considerando anche i titoli in scadenza); il secondo passaggio difficile sarà in aprile, quando le emissioni nette previste sono pari a 21 miliardi. A tassi più alti rispetto ad un anno fa.