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 2018  dicembre 09 Domenica calendario

Ogni Slam si fa le regole, il tennis cambia ancora

Più che gesti bianchi, ormai, sono gesti confusi. L’ultimo farfugliamento regolamentare arriva da Melbourne, dove fra poco più di un mese ripartirà il circo del tennis. Anche gli Australian Open hanno deciso di accoltellare la tradizione inserendo il tie-break nel 5º set, ma sarà un Super-Tiebreak, nel quale si vince arrivando a 10 punti invece che a 7. Risultato: avremo un formato diverso per ciascuno dei quattro tornei dello Slam.
Agli Us Open infatti il tie-break al 5º set (sul 6 pari, con punteggio classico) esiste dagli anni 70. A Wimbledon dal 2019 lo si giocherà con il punteggio classico (7 punti) ma sul 12 pari, mentre al Roland Garros, per ora, al 5º set si continuerà a oltranza come ai cari, vecchi tempi.
Da gennaio l’ultima novità 
Poi c’è il resto. Sempre da gennaio l’Itf (Federtennis internazionale) farà partire il suo «transition tour», un circuito dentro il circuito pensato per oliare il difficile passaggio tra tornei giovanili e mondo pro. Il problema è che il meccanismo prevede una complessa classifica parallela - l’Itf Entry Point - che si aggiungerà così al ranking mondiale e alla Race, la classifica «di servizio» che somma solo i punti ottenuti nell’anno solare. Iniziate a perdere il filo, vero? Animo, che non è mica finita. 
Tra 2019 e 2020 il tennis si ritroverà con due campionati del mondo a squadre concorrenti: la vecchia Coppa Davis, ma snaturata dalla rivoluzione voluta dall’Itf e dal Kosmos Group di Gerard Piqué (che ci mette il grano), e l’Atp Cup, che si svolgerà a inizio stagione in tre città australiane. Nadal dovrebbe partecipare alla Davis, le cui finali saranno ospitate da Madrid; Djokovic sostiene l’Atp Cup, mentre a Federer sta soprattutto a cuore la Laver Cup, la ricca esibizione che copia la formula della Ryder Cup del golf e della quale è anche organizzatore, insieme con la Federazione australiana, quella statunitense e il miliardario brasiliano Lemann. Direttore della Davis, fra l’altro, è stato nominato Albert Costa, che però per conto dell’Atp - ora in piena guerra con l’Itf - è già direttore del torneo di Barcellona, mentre la Federazione australiana, che fa parte dell’Itf ma è contraria alla «nuova» Davis, organizzerà l’Atp Cup a fianco del teorico nemico. 
Patron e federazioni in lotta
Chi ci capisce qualcosa è bravo. Il tutto in uno sport già governato da quattro sigle diverse in lotta fra loro - Itf, Atp, Wta e Grand Slam board -, che si gioca all’aperto e al chiuso e per giunta su quattro superfici diverse: terra, erba, cemento e sintetico. Il tennis, è vero, ha sempre coltivato la propria diversità - il bianco, il silenzio, il fair-play… - ma ora rischia seriamente di diventare diverso da se stesso, e finire a brandelli come la boxe, annegata nelle sigle e nello sconcerto del pubblico. Specie quando, purtroppo fra non molto, verrà a mancare il meraviglioso glutine fornito da Federer & Co.