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 2018  dicembre 09 Domenica calendario

La crisi di vocazione tra i camionisti: bonus di mille euro ai neopatentati

Guidare un bisonte dell’asfalto non è un lavoro per tutti. A renderlo un mestiere sempre più «esclusivo», tanto che ormai c’è una vera e propria carenza di vocazioni, non sono tanto le difficoltà tecniche o gli orari di guida estenuanti quanto i costi elevati per chi si affaccia al settore. 
Proprio per far fronte allo scoglio delle spese, che rischia di scoraggiare le nuove generazioni di autotrasportatori, ora le categorie economiche pensano ad un sistema di incentivi. Una via che potrebbe facilitare chi guarda con interesse a questa possibilità di lavoro ma non può permettersi di spendere un capitale solo per provarci. Ottenere una patente per condurre un autotreno, infatti, può costare migliaia di euro. Fino a cinquemila o anche di più per chi punta a trasportare merci pericolose. Secondo le associazioni di categoria l’attuale situazione è diventata insostenibile. La Confartigianato stima che nella sola provincia di Treviso, nel cuore del produttivo Nordest, siano 300 i camion quotidianamente fermi perché le aziende non trovano conducenti: lavoratori che verrebbero assunti immediatamente. Ma quello della provincia veneta, a guardare i numeri, non è un caso isolato. Il dato su base nazionale parla di 15 mila professionisti in meno rispetto a quelli che servirebbero, su un totale di 775 mila camionisti. Una mancanza che diventa evidente soprattutto nel periodo natalizio, quando il volume d’affari per le aziende di trasporto aumenta considerevolmente e si raggiunge il picco di movimentazione delle merci.
La patente con la naja
Un tempo era il servizio militare il periodo in cui molti conseguivano le patenti per guidare il camion, licenze di guida che erano poi facilmente convertibili e spendibili nel mercato del lavoro. Dall’abolizione della leva obbligatoria il settore ha risentito di una flessione inaspettata. 
Oggi una semplice patente C non basta, servono patenti più elevate o specifiche per il tipo di attività. Una carenza che si traduce in una mancanza di conducenti solo in parte ammortizzata dalla crisi globale. Oggi i timori riguardano anche quel che potrebbe succedere con il cambio delle norme in materia di pensioni. L’introduzione di quota cento potrebbe aprire delle vere e proprie falle nel mercato degli autotrasportatori. 
Autisti dall’estero
La ricerca di personale anche fuori dai confini nazionali non è comunque cosa semplice. Soprattutto per quanto riguarda il Nordest la delocalizzazione ha infatti assorbito la disponibilità di conducenti qualificati anche nei Paesi dell’est. Insomma, un paradosso da qualunque punto di vista. In questi anni gli imprenditori hanno tentato di risolvere con contratti di somministrazione ricorrendo all’estero ma questa non può essere considerata una soluzione strutturale. Soprattutto per un settore in cui sono molti i «padroncini», cioè gli imprenditori di se stessi, il dumping contrattuale è un pericolo che nessuno può permettersi di correre. 
«Serve manodopera più qualificata di un tempo – spiega Marcello Greggio, Federazione italiana trasporti - i mezzi di oggi sono più evoluti. Certo ci sono società in crisi e il costo del lavoro rimane centrale nel mercato. E’ però necessario avvicinare domanda e offerta di lavoro senza creare scompensi nella concorrenza. Anche se i contratti a tempo indeterminato sono meno frequenti di un tempo siamo convinti che vada facilitato l’ingresso alla professione che ha costi elevatissimi». Negli ultimi dieci anni sono cresciuti in modo esponenziale gli obblighi formativi per chi vuole conseguire le patenti, una selva burocratica onerosa che ha indirizzato i potenziali lavoratori verso altri settori. 
L’ente bilaterale Veneto (Ebav), che mette assieme categorie e sindacati, ha messo a punto un sistema che prevede un incentivo di mille euro per la formazione dei neopatentati. Un’iniziativa che presto potrebbe essere estesa all’intero Paese. Un emendamento alla legge di Bilancio in discussione da lunedì al Senato potrebbe infatti prevedere dei veri e propri rimborsi per chi sceglie la cabina di un tir come luogo di lavoro. Una goccia d’olio in un mare di asfalto, una goccia d’olio in un settore che rimane strategico per un paese che sogna da sempre di abbandonare il trasporto su gomma ma non è ancora pronto per quello su rotaia.