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 2018  dicembre 03 Lunedì calendario

Le parolacce fanno bene

Cazzo, fatemelo dire, era ora. Porca tr..., finalmente. E vaffanculo. No, scusate, ricomincio. Volevo solo mettervi a vostro agio e informarvi che è appena uscito uno studio molto utile, fondamentale, condotto dalla Keele University in Gran Bretagna, che ha dimostrato come l’imprecazione e il turpiloquio abbiano effetti benefici sulla nostra vita, dalla tolleranza del dolore alla liberazione dalle frustrazioni quotidiane. 
Insomma, le parolacce. Che fin da bambini ci hanno insegnato di non dire, insegnamento poco fruttuoso, a rifletterci bene, perché per nostra natura più ci dicono di non fare una cosa più la facciamo. D’altra parte la narrazione della religione giudaico-cristiana inizia con Eva con non deve toccare una mela, e cosa fa Eva? Va dritta alla mela, porca Eva. E poi porco Giuda, e porco qui, porco là. In televisione la bestemmia è bandita, anni fa cacciarono perfino un concorrente dalla Fattoria perché aveva bestemmiato, e pensare che i concorrenti del reality dovevano interpretare dei contadini, ma che contadini erano senza bestemmie? Personalmente da ateo non bestemmio mai, non avrebbe senso, sono rigoroso perfino quando impreco, ma anche io ho le mie credenze, e ogni tanto qualche porco Spiderman mi scappa. 
In ogni caso gli scienziati inglesi hanno perfino scoperto che chi dice parolacce ha un vocabolario più esteso di chi non le dice, e perfino che appare agli altri più sincero, più genuino. Non siamo portati a fidarci di chi non dice parolacce, chissà cosa nasconde. Il mio amico Vittorio Sgarbi ne sa qualcosa, e ogni volta che urla tipo faccia di merda a qualcuno sta meglio lui ma anche il telespettatore, infatti Sgarbi continua a fare audience, e non si può dire non abbia dialettica, e le parolacce sono uno strumento espressivo efficacissimo. È stato il primo, Sgarbi, a sdoganare in Italia la parolaccia liberatoria, da quando alla fine degli anni Ottanta, al Maurizio Costanzo Show, gridò a una poetessa che era una stronza, e godemmo tutti, sia perché era davvero una stronza, sia perché finalmente la televisione cominciava a parlare come parliamo noi nella vita.
Se ci pensate con le parolacce si possono vincere le elezioni: abbiamo al governo un movimento politico nato sul vaffanculo, che organizzava dei Vaffa-day, un successo clamoroso. Un più sobrio Andateaquelpaese-day non avrebbe preso un voto. Solo che adesso, avendolo fatto loro per primi, non si sa più come mandarli affanculo senza apparire degli epigoni. Forse è la parola più liberatoria in assoluto, la cui fondamentale importanza è stata notata anche dall’elegantissimo Alberto Arbasino, tra i più grandi scrittori italiani viventi, quando nel suo capolavoro Fratelli d’Italia fa notare come grandissime frustrazioni si sarebbero potute risolvere con questa parolina magica, da lui definita la grande scoperta linguistica. «Non fossero venuti prima della grande scoperta linguistica, potevano salvarsi anche Kafka e Gadda. Uno al papà, e uno alla mamma: vaffanculo!». 
D’altra parte, scienziati a parte, non ci voleva molto a capirlo. Dire a qualcuno non mi infastidire è poco efficace, non rompere i coglioni è più sincero, rende l’idea, e ci fa sentire meglio. Stranamente la stessa espressione è usata anche dalle donne, cioè il femminismo non è riuscito a creare un suo vocabolario di parolacce, sarà perché le femministe, storicamente, non hanno mai capito un cazzo.