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 2018  dicembre 01 Sabato calendario

Se sculacciare è fuorilegge

Nella notte tra giovedì e venerdì, neanche si trattasse di una questione della massima urgenza per il Paese, l’Assemblea nazionale francese ha approvato la proposta di legge che vieta «le violenze ordinarie a scopo educativo». Dalla Normandia alla Provenza, se il provvedimento passerà anche in Senato, la sculacciata diventerà illegale. È da tempo che Parigi vuole bandire la cinquina sul fondoschiena. Il provvedimento, adottato nel 2016 sotto la presidenza di François Hollande, era stato bocciato dal Consiglio costituzionale per una questione di forma. Ora la Francia ci riprova. Si sono espressi a favore cinquantuno componenti dell’Assemblea. Un deputato eletto con l’estrema destra, Emmanuelle Menard, ha votato contro sostenendo che il divieto «priva i genitori delle loro prerogative». I conservatori dei Les Républicains non hanno partecipato al voto. In Francia c’è un proverbio che dice: «Qui aime bien châtie bien», «chi ama bene castiga bene». Il detto rischia di finire all’indice nonostante l’85 per cento dei genitori transalpini, il dato è della Foundation de France, dichiari senza problemi di adottare ancora il vecchio metodo educativo.

NESSUNA VIOLENZA Il testo del provvedimento, sostenuto dal Mouvement Démocrate, da La Republique en Marche del presidente Emmanuel Macron, dal governo e da altri gruppi parlamentari, afferma che papà e mamma devono crescere i loro figli senza ricorrere alla «violenza», compresa quella «fisica, verbale o psicologica». È sacrosanto, a patto però che venga chiarito il concetto di «violenza»: equiparare le sberle in faccia alle sculacciate, come prevede il disegno di legge, ci sembra decisamente esagerato. Anche il ministro della Salute Agnès Buzyn ha appoggiato la proposta: «Non si educa con la paura. La violenza con pretese educative ha conseguenze disastrose sullo sviluppo dei bambini». Siamo d’accordo, ma vale lo stesso ragionamento di prima. Va detto che si tratta di una proposta di legge simbolica dal momento che non sono previste sanzioni per i genitori che continueranno a sculacciare i propri figli. E però il provvedimento dà l’idea dei tempi che corrono. Certo, la violenza domestica – diffusa in egual misura nella stragrande maggioranza dei Paesi del mondo – è una vera e propria piaga sociale. Di più: fa schifo in tutte le sue forme. Chi picchia o umilia i bambini (così come chi maltratta gli anziani o qualsiasi altro componente della famiglia) merita punizioni esemplari e forse non ce ne saranno mai di adeguate tanto sono deprecabili certi gesti. E però, come dicevamo, vietare per legge lo sculaccione ci pare troppo. Lo sosteniamo anche alla luce dell’indisciplina che spadroneggia tra i ragazzini ai quali ormai tutto è concesso. Sono sempre di più quelli che crescono protetti dall’indulgenza dei genitori i quali se la prendono coi professori piuttosto che con i figli se questi in classe vengono messi in castigo o ricevono una nota sul registro. Un tempo non era così: i genitori, di fronte alla prole, davano ragione agli insegnanti sempre e comunque anche se i docenti in realtà avevano torto. Ma tant’è.

A CASA NOSTRA La Francia, qualora il provvedimento dovesse passare anche in Senato, diventerà il cinquantacinquesimo Paese al mondo, il ventitreesimo dell’Ue, a legiferare in tal senso. Il primo fu la Svezia nel ’79, seguita dalla Finlandia nell’83. L’indomani del voto francese il Consiglio d’Europa esulta: nel 2015 aveva richiamato Parigi per non aver messo fuori legge la sculacciata. La portavoce di Bruxelles Daniel Holtgen oggi parla di «un voto storico». Se le istituzioni comunitarie avessero così a cuore anche altre questioni, su tutte quella dell’immigrazione clandestina, di certo sarebbe un gran passo in avanti. In Italia non esiste una norma che vieti la sculacciata, anche se di fatto la Corte Costituzionale con una sentenza del ’96 ha bandito la pratica. Eppure secondo un’indagine di Save The Children un quarto dei genitori italiani considera ancora la sculacciata un mezzo educativo efficace. Anche Papa Bergoglio due anni fa durante un’udienza generale l’aveva legittimata. Secondo il Santo Padre si tratta di un gesto di correzione che «non avvilisce».