la Repubblica, 1 dicembre 2018
L’orchestra di ghiaccio a quota tremila
GHIACCIAIO PRESENA (PASSO DEL TONALE) Nel cuore dell’ultimo ghiacciaio delle Alpi che agonizza sotto quota tremila, Tim Linhart passa lo scalpello sopra il blocco di cristallo che trasforma in un violoncello. Lo scultore statunitense si mette al lavoro appena il sole cala dietro Cima Presena e toglie il superfluo fino all’alba. Gli strumenti musicali di ghiaccio hanno bisogno di una temperatura costante: tra cinque e sette gradi sotto zero.
Quest’anno l’artista del New Messico, inventore dell’Ice Music, è partito in ritardo. «Troppo caldo – dice – fino a due settimane fa anche qui sembrava di essere in estate». Dodici persone, liutai, architetti, scultori, gattisti e fabbricatori di neve, lottano contro il tempo per realizzare un’opera straordinaria: un’orchestra di quindici strumenti ricavati dal ghiaccio che per tutto l’inverno suonerà dentro un teatro-igloo da 200 posti. Questo, in due mesi, viene costruito sul confine più cruciale del nostro tempo: quello che divide il mondo dove ancora il gelo costringe l’acqua a diventare solida, dall’universo in cui un simile prodigio vitale non avviene più. I “concerti di ghiaccio”, a quota 2.660 metri, serviranno a guardare sia indietro che avanti.
Qui, un secolo fa, migliaia di alpini del Regno d’Italia e di Kaiserjaeger dell’Impero asburgico sono morti nella Guerra bianca. Al Passo del Tonale, tra Lombardia e Trentino, un sacrario militare ancora accoglie 800 caduti senza nome: vittime dei cecchini che sparavano dalle trincee scavate nella roccia e nella neve, o sepolti dalle valanghe tra il 1915 e il 1918. «I violini e i tamburi scolpiti nel ghiaccio – dice Michele Bertolini, responsabile del consorzio Adamello Ski – ci ricordano l’assurdità delle frontiere che cent’anni fa dividevano l’Europa. Dove si sparava divisi, oggi si può suonare insieme: la pace è un patrimonio collettivo che nessun interesse nazionale ha il diritto di mettere in discussione».
L’orchestra realizzata lungo il confine ghiacciato della Grande guerra non suonerà solo per chiedere all’Europa di oggi di non tradire le sue vittime di ieri. «Siamo di nuovo in guerra – dice Linhart – ma questa volta lottiamo per salvare la vita sulla terra». Fino a marzo i suoi strumenti gelati, suonati da sei musicisti e da solisti di livello mondiale, prima di sciogliersi denunceranno il rischio a cui il pianeta espone due elementi essenziali come l’acqua e il ghiaccio. Cinquant’anni fa il ghiacciaio Presena misurava 82 ettari, il suo spessore era di 40 metri. Oggi la superficie non arriva a 20 ettari e lo strato di ghiaccio, sul ginocchio centrale, non supera i due metri. Gli scienziati prevedono che sarà scomparso entro dieci anni. Ciò che resta del ghiaccio suonerà così per «chiedere a tutti di fare qualcosa per impedire che la Terra si trasformi in un deserto privo di vita».
Lo scorso anno Linhart aveva costruito solo un violoncello, affidato a Giovanni Sollima per denunciare l’indifferenza verso i migranti in fuga da un’Africa senz’acqua. Quello strumento, realizzato sulle Alpi con il ghiaccio delle montagne, dopo un concerto a Palermo è stato sciolto nel Mediterraneo. Flauti, chitarre, xilofoni e contrabbassi gelati stanno invece ora per suonare una musica dedicata «a chiunque voglia dire “io ci sono”» nella sfida più impegnativa di questa epoca.
«Anch’io – dice Linhart – sono un migrante del riscaldamento globale. Dalle Montagne Rocciose, per avere tre mesi di ghiaccio, vent’anni fa sono stato costretto a trasferirmi nella Lapponia svedese. Oggi è troppo caldo anche il grande Nord e devo venire sui tremila delle Alpi. Se non ci fermiamo, domani strumenti di ghiaccio in Europa non potranno suonare più: per la natura sarà il segnale del non ritorno». Il teatro-igloo di passo Paradiso sarà alto nove metri e sorgerà ai piedi del tratto di ghiacciaio che in estate viene protetto invano dai teli geotermici. Negli ultimi anni il sole ha sciolto sette centimetri di ghiaccio al giorno, facendo riemergere trincee, fili spinati e salme di caduti in guerra, su cui adesso sparano i cannoni della neve artificiale. Dentro la sala da concerto più alta d’Europa si suonerà musica classica, jazz, pop, folk e anche rock. Ogni suono, per 54 concerti, sarà unico e irripetibile: temperatura, umidità, calore corporeo di orchestrali e pubblico modificano le vibrazioni. Luci azzurre, viola e verdi, nascoste negli strumenti trasparenti, proietteranno l’aurora boreale nella notte. «La fede nell’impossibile destinato ad avere una fine – dice Linhart – era il mio sogno di bambino. Da adulto, con la magia della musica creata dal ghiaccio, voglio rallentare l’arrivo di ogni fine». Dice di non pensare più «alla mia vita», ma «alla vita» che «nasce solo nell’acqua e viene salvata solo dal ghiaccio». Continua a non interessare?