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 2018  dicembre 01 Sabato calendario

Antonio Pennacchi e l’essere vecchio. Intervista

Signor Pennacchi la sua carta di identità mente. Lei ha 48 anni. Secondo i medici, i sessantenni di oggi hanno vent’anni in meno per fisico e capacità cognitive.

«Non diciamo cavolate. Sono tutte scuse queste storie del sani e vispi sempre più a lungo. Ci vogliono semplicemente imbrogliare e tenersi le nostre pensioni fino a dopo i 75 anni».
Antonio Pennacchi, 69 anni il prossimo gennaio, ex operaio, scrittore, autore di Canale Mussolini e ora del giallo Il delitto di Agora in uscita per Mondadori, alterna stupore e ironia feroce mentre aspetta di mangiarsi in santa pace un’alice che si raffredda.
Ci allungano la giovinezza per tenersi la pensione?
«Secondo me sì, anche se è vero, come dicono i medici, che generalmente oggi si vive tutti di più e meglio. Certo io con i miei malanni, infarti e bypass, fossi nato in un’altra epoca sarei sicuramente morto. Quindi sì, la qualità di vita è migliorata rispetto alle generazioni che ci hanno preceduto, ma se metto a confronto padri e nonni della mia famiglia io ne esco sconfitto».
Padre e figlio a confronto?
«Con mio padre non c’era proprio gara. Io sono molto meno agile e attivo di lui. Fino a 70 anni e passa girava per la vigna, andava in bicicletta, era molto più lucido. Io già dimentico i nomi, le parole e giro col bastone».
Perché adesso secondo lei si vive di più?
«Medicine, cure, non so. Però so perché morivano i miei compagni di fabbrica: fino a quando lavoravano stavano bene, non appena andavano in pensione dopo un po’ si lasciavano andare e morivano. Non avevano più un ruolo, si sentivano senza una funzione sociale, un po’ come il cacciatore che portava il cibo a casa. Tolto il ruolo si sentivano persi. Forse per questo, nonostante tutto, posso dire di stare bene: lavoro, scrivo».
C’è troppa ansia di restare giovani?
«Sì, anche, c’è soprattutto l’incapacità di accettare che il corpo e la testa cambino col tempo. Anche se io ritengo di essere molto meglio, più saggio e sereno oggi di quando ero ragazzino. Certo, le prestazioni fisiche non sono ovviamente più le stesse. C’è l’incapacità di arrendersi all’idea che prima o poi tocca anche andarsene. Io me ne devo andare ora. Mi aspetta la mia alicetta fritta».