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 2018  novembre 25 Domenica calendario

La storia degli ormoni tra trionfi e disastri

In Italia un bambino su duemila nasce con ipotiroidismo congenito, che, se non viene curato presto, può provocare gravi danni cerebrali. La cosa è nota da un secolo ed era anche noto come affrontarla: bastavano delle pillole. Ma fino agli anni 1980 la medicina era impotente in proposito. Alla nascita un bambino ipotiroideo spesso non ne ha sintomi e, quando i sintomi comparivano, almeno sei mesi dopo, i danni cerebrali si erano già verificati. Si sarebbe dovuto misurare l’ormone tiroideo alla nascita, ma gli ormoni sono presenti nel corpo in quantità così minuscole che nessuno sapeva come farlo. Furono Rosalyn Yalow (premio Nobel nel 1977) e Solomon Berson a scoprire un metodo di misura, e fu Thomas Foley a adottarlo per i neonati. Oggi i pediatri lo usano regolarmente e il problema è stato risolto.
È una delle storie positive riportate in Aroused, di Randi Hutter Epstein, medico, giornalista e scrittrice: un libro dedicato agli ormoni. Aroused (cioè eccitato, stimolato) perché gli ormoni sono messaggeri chimici che trasmettono segnali, e quindi stimoli, fra cellule e gruppi di cellule, controllando i nostri appetiti sessuali, il nostro sviluppo puberale e anche «il metabolismo, il comportamento, il sonno, i cambiamenti di umore, l’impulso alla lotta e quello alla fuga». Tutto quel che siamo, insomma, a livello biochimico.
La parola «ormone» fu coniata nel 1913 da Edward Schäfer (dal greco «hormao», che vuol dire appunto «eccitare»). La disciplina che li studia, l’endocrinologia, ha molti padri, ma un buon candidato per un suo atto inaugurale fu un esperimento condotto da William Bayliss ed Ernest Starling a Londra., il 16 gennaio 1902. Il russo Ivan Pavlov aveva sostenuto che l’intestino e il pancreas si scambiano succhi digestivi comunicando per via nervosa. Bayliss e Starling recisero i nervi interessati in un cane e riscontrarono che i succhi venivano prodotti lo stesso: non erano dunque i nervi a trasmettere i segnali ma una misteriosa sostanza chimica, che undici anni dopo avrebbe ricevuto il nome di ormone.
Oggi l’endocrinologia è una disciplina medica tra le più feconde e rinomate. Contribuisce (fra l’altro) allo studio e al trattamento dell’obesità, del cancro e di varie disfunzioni sessuali. Ha anche avuto suoi imbarazzanti infortuni, sui quali (oltre che sui successi) ci informa Epstein. Negli anni 1920, per esempio, il fisiologo viennese Eugen Steinach si convinse che la vasectomia, provocando un aumento nella produzione dell’ormone maschile (quello che poi sarebbe stato denominato testosterone) ringiovanisse il corpo e lo spirito di anziani signori. Ne nacque un fervore chirurgico che coinvolse migliaia di pazienti, fra cui Sigmund Freud e William Butler Yeats; ma, nonostante le testimonianze entusiaste di molti di loro, la congettura non aveva nessuna base scientifica. Un’altra fase frenetica si ebbe a partire dagli anni 1960, quando si diffuse la moda di iniettare ormone della crescita in ragazzi bassi. L’ormone era ricavato dalla ghiandola pituitaria di cadaveri, e qualche paziente riscontrò qualche centimetro di crescita (anche se non c’è modo di sapere se sarebbe cresciuto lo stesso); ma l’episodio ebbe una coda (letteralmente) velenosa. Una ventina d’anni dopo, alcuni di questi ragazzi cominciarono a mostrare sintomi analoghi a quelli del morbo della mucca pazza, e a morire. I cervelli da cui avevano ricevuto l’ormone, risultò, erano contaminati e il loro stato era irreversibile e incurabile. Siccome questa malattia (il morbo di Creutzfeldt-Jacob) può insorgere decenni dopo la somministrazione dell’ormone, a tutt’oggi esistono persone che potrebbero, da un momento all’altro, rivelarsene affette.
Le manie più recenti sembrano più inoffensive; valga per tutte quella dell’ossitocina, che causa la contrazione dell’utero e favorisce la lattazione ma è stata esaltata come promotrice di fiducia ed empatia. I suoi fautori se ne deliziano spruzzandosela nel naso, mentre la dottoressa Prudence Hall, nella sua clinica di Santa Monica, ne offre caramelle da sciogliere mettendole sotto la lingua; non sembra avere gli effetti pubblicizzati ma per ora non sembra averne di catastrofici. 
Al termine di questa carrellata di trionfi e disastri, rimane una considerazione. La medicina procede, come ogni attività umana, per tentativi ed errori; se i tentativi sono efficaci salvano vite e se non lo sono le distruggono. Niente di male in tutto ciò: siamo creature finite e fallibili, e facciamo il meglio che possiamo. A differenza dell’avvocato, dell’ingegnere o dell’insegnante, però, il medico spesso si presenta (e viene recepito) come una figura sacrale, depositaria di superiore saggezza, e questo è un pericolo. Alcuni medici (come alcuni avvocati, ingegneri e insegnanti) sono saggi e altri no; alcuni dei loro tentativi di cura riescono e altri no. Sta al pubblico tenersi informato, fare domande, soppesare pareri diversi e in generale mostrarsi adulto e critico.