la Repubblica, 25 novembre 2018
L’arte di Ibra per le biografie
Seguo con un certo interesse, pur immaginando come andrà a finire, le trattative per arrivare a una deconizzazione massiccia ma non totale del nostro sport. Notate alcune sbavature dialettiche. Salvini e Giorgetti hanno accusato Malagò di avergli dato dei fascisti. Non è esatto: Malagò, prima che partisse il copione del dialogo, aveva detto che nemmeno il fascismo s’era spinto tanto in là nei confronti dello sport. Non è la stessa cosa.
Salvini ha detto che da quelle parti gira un sacco di soldi. Vero, e forse non tutti i bilanci sono liliali. Anche dalle parti della Lega girava un sacco di soldi, 49 milioni di euro circa. Spariti nel vento, Houdini era un mago dilettante al confronto. A Salvini non basta l’allusione ai soldi, deve proprio rendere impopolare il Coni. «Ci sono presidenti che hanno ufficio, segretaria». Be’, succede. O Salvini pensa che dovrebbero fare i presidenti seduti su una panchina al Pincio, magari contendendola a extracomunitari? Siamo matti? No, siamo gatti. Tanti, tantissimi gatti sulla pagina Facebook di Salvini. Pare si chiami cat-bombing (mi scuso con i lettori abituali). In due giorni è stato condiviso 3mila volte, commentato 10mila e “likato” (mi riscuso) 30mila. Anche un perfetto sconosciuto, circondato da foto feline, avrebbe successo. Se il perfetto sconosciuto è fotografato con un migrante, meno.
Isocial network bisogna saperli usare, lo dice uno che non li sa usare e nemmeno ci tiene a saperli usare. Salvini li sa usare, ma ogni tanto esagera. Sul suo sito pubblica la foto di tre studentesse che l’hanno contestato a Milano esponendo uno striscione. Sullo striscione il brano (versi mi sembra eccessivo) di un rapper in cui si rammenta che in piazzale Loreto c’è sempre posto. Non proprio amichevole, ma la reazione è peggio. I volti delle studentesse, minorenni, non sono “pixellati” (chiedo scusa: e tre). La Carta di Treviso, mai sentita nominare? Questo non si può fare, nemmeno se sei il Ministro dell’Interno, soprattutto se sei il Ministro dell’Interno. Me lo sentivo, dandogli ragione sulla squalifica a Higuain, che presto me ne sarei pentito.Voto 0,5, così può spartirlo con l’équipe di giovani in gambissima (ho letto ma non ci credo) che gli cura il sito. Risultato sperato e ottenuto: 12mila messaggi alle ragazze, insulti sessisti e tanti auguri perché facciano la fine di Desirée.Uno che sa usare non i siti ma le biografie è Zlatan Ibrahimovic. È appena uscito, con i testi di Mats Olsson, “Io sono il calcio” (ed. Rizzoli). Apprezzabile che un campione così famoso scelga un titolo così umile, quasi dimesso. Molto curata la grafica, scelte bene le foto, un lavoro da professionisti.
All’interno Ibrahimovic parla di quelli con cui ha giocato, degli allenatori che ha avuto, giocatori e allenatori che parlano di lui. Il più maltrattato: Guardiola. Un occhio di riguardo: Gattuso e Mourinho.
Ecco come Mino Raiola racconta gli inizi del loro rapporto: «Non ricordo quando ci incontrammo la prima volta, ma ricordo che il suo atteggiamento mi piacque e mi andò subito a genio. Dal primo istante capii che era uno stronzo arrogante. Esattamente come me». Ibrahimovic su Guardiola: «Bisognava seguire i suoi ordini alla lettera e credo che questo limitasse i giocatori come individui. Avrebbero potuto dare di più. Appena arrivato, Guardiola mi disse: “Devi capire una cosa: i nostri giocatori non vengono agli allenamenti guidando Porsche e Ferrari”. Subito pensai: cosa sta cercando di dirmi? Cosa intende?
Vero, mi piacciono le belle macchine, ma non le compro per mettermi in vista. Odiavo questa storia. Dopo quell’episodio non avevo nemmeno il coraggio di mostrarmi con un bell’orologio al polso». È un libro sincero, con l’ego che ha sviluppato Ibra non ha paura di nessuno e di nulla. Questa la sua formazione ideale, fatta da ex compagni: Buffon; Thuram, Cannavaro, Thiago Silva, Maxwell; Vieira, Xavi, Nedved; Messi, Ronaldinho; Ibrahimovic.
Nel giorno del segno rosso sulla guancia, ma noi uomini dovremmo sentircelo addosso per una vita, una brutta storia dalla Campania, fonte Gazzetta: un osservatore arbitrale della sezione di Castellammare è stato radiato dall’Aia: aveva l’abitudine di riprendere col cellulare le ragazze-arbitro (età fra 18 e 20 anni) mentre si spogliavano o erano sotto la doccia. Entrava a fine gara nello spogliatoio, chiedeva di poter ricaricare il telefonino e lo lasciava con la telecamera accesa. Una ragazza se n’è accorta e l’ha denunciato. Altre quattro ragazze hanno rivelato di essere state molestate dalla stessa persona. Che cerca di confondere le acque iscrivendosi alla sezione di Ercolano. L’anonimo, nemmeno le iniziali sono state pubblicate, viene prima sospeso e poi radiato.
Potrà ricorrere in appello. Intanto, tre delle ragazze hanno lasciato l’arbitraggio e sono seguite da una psicologa del centro antiviolenza di Castellammare. Quella che ha denunciato continua, un’altra pure. Buona fortuna, ragazze. E mille auguri a Elena Fanchini: batte il cancro, torna a sciare e si rompe una gamba. Forza, Elena, ha dà passa’ ’a nuttata.