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 2018  novembre 25 Domenica calendario

Il valore dei pipistrelli

«Quando per la prima volta ho preso tra le mani un pipistrello, e ho sentito quanto era piccolo e morbido, me ne sono innamorata»: Laura Garzoli, 33 anni, capovolge in pochi minuti tutte le superstizioni legate a questi piccoli mammiferi, associati a vampiri, tenebre e paure. Lei, biologa, con un dottorato in ecologia sperimentale e geobotanica, li studia, li monitora, li cura e li frequenta da più di dieci anni, da quando ha partecipato ad un primo concorso per l’Ente parchi. E ha capito che i pipistrelli nostrani, con un’apertura alare di poche decine di centimetri (lontani dalle misure «mostruose» da film), sono interessantissimi. 
Tra gli altri, tiene sotto controllo quelli della colonia del principe Borromeo, nei sotterranei del palazzo seicentesco sotto l’Isola Bella sul Lago maggiore: «Da quando i reali inglesi hanno mostrato interesse, hanno capito che valore hanno», ride. Ma è dall’anno scorso che il suo sogno di far diventare i suoi amici protagonisti della rinascita ecologica italiana sta decollando: ha infatti vinto un’edizione di Bcfn YES!, la competizione internazionale per i giovani ricercatori under 35 promossa dal Barilla Center for Food & nutrition. In collaborazione con Angela Boggero del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e dell’Istituto per lo Studio degli Ecosistemi CNR-ISE di Verbania Pallanza, ha realizzato un progetto, chiamato «Yes!Bat» (www.yesbat.it), per usare i pipistrelli come predatori dei parassiti delle colture del Novarese, finanziato dalla Fondazione della Barilla con 20 mila euro. 
«In America si risparmiano 22 miliardi di dollari l’anno solo per pesticidi non comprati utilizzando i pipistrelli. In Europa invece la pratica è poco conosciuta: infatti all’inizio abbiamo trovato un po’ di reticenza nei responsabili delle aziende agricole. Poi, anche grazie all’intercessione dell’Ente risi, siamo riusciti a convincerli e a piazzare 60 bat box nei campi». Ovviamente il progetto ha i suoi tempi: i rifugi artificiali, necessari in aree dove non ci sono rifugi naturali, sono stati sistemati a marzo, ma a causa del maltempo, la colonizzazione è stata un po’ più lenta del previsto, ed è iniziata solo a luglio. A settembre circa il 15% delle «casette» era abitata, un «buon risultato» secondo Laura e i suoi colleghi, e così gli agricoltori hanno accettato di tenerle al loro posto per un altro anno. 
All’università Statale di Milano intanto stanno studiando il guano dei pipistrelli per capire di che parassiti si nutrono quando vanno a caccia sui campi da riso di notte. Un servizio di «chirosorveglianza»: i pipistrelli, attraverso le loro feci, possono diventare le sentinelle che rivelano precocemente la presenza di parassiti dannosi per le colture. Il progetto ha l’obiettivo di tutelare la biodiversità e sostenere la produzione di riso con un minor uso di pesticidi. Un sistema ecologico e rispettoso dell’ambiente, che è anche economico: in Spagna, per un esperimento simile tentato anni fa, si calcolò un risparmio di circa dieci milioni di euro. 
«L’obiettivo è arrivare a non usare farmaci e pesticidi, delegando ai pipistrelli la funzione di mangiare i parassiti nocivi: applicato su larga scala comporterebbe risparmi incredibili», spiega Garzoli, che sta preparando un documento per illustrare le tecniche di gestione sostenibile sulla base dei primi risultati della ricerca. Nonostante una figlia di due anni, un compagno ricercatore (precario come lei alla Fondazione Veronesi), svariati lavori per sbarcare il lunario (oltre che all’Istituto di ricerca sulle acque di Verbania, insegna anche Scienze alle medie), Garzoli è entusiasta del suo lavoro. 
Da esploratrice di vecchi palazzi e foreste, ama il lato avventuroso della ricerca. Ma anche l’aspetto etico, che le permette di dare un senso ai suoi sforzi, alle lunghe ore di studio e osservazione. «Oltre all’idea di tutelare questi splendidi animali, c’è la possibilità di valorizzare i servizi ecosistemici. Ovvero tutti quei benefici che l’ambiente ci fornisce gratuitamente e che ci permetterebbero di vivere meglio. Il mio lavoro – conclude – mi consente di far capire alle persone che conservare la natura e l’ambiente ci regala anche dei vantaggi inestimabili».