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 2018  novembre 25 Domenica calendario

Ritratto di Carlo Freccero

«Al momento, non so proprio niente», dice al telefono. Invece Carlo Freccero torna davvero direttore di Raidue ben 22 anni dopo la prima nomina alla guida della stessa rete nel 1996. Ha accettato l’incarico gratis, da pensionato Rai, non compensabile secondo la legge che vieta allo Stato e alle aziende partecipate dallo Stato (viale Mazzini è del ministero del Tesoro al 99.5%) di assumere chi è in quiescenza. Lo farà certamente (parole sue, in commissione di Vigilanza Rai nel 1997) «con quel peterpanismo che fa parte di un Dna che mi impedisce di maturare». Ancora oggi si muove con la foga di un ragazzo magari un po’ stanco, ma sempre effervescente e inquieto, perennemente vestito di nero, abitudine contratta nei quattro anni di studio in seminario da adolescente, look perfetto per un collaboratore della rivista Rolling Stones, quale è oggi.
Freccero (classe 1947, nato a Savona, imbevuto di cultura francese al punto da parlare spesso con una cadenza d’Oltralpe, dopo la sua direzione de La Cinq di Berlusconi nel 1987 e poi del palinsesto France 2-France 3 nel 1994) fa parte di quella schiera di storici direttori Rai – da Angelo Guglielmi a Giovanni Minoli, Brando Giordani, Giancarlo Leone, solo per citarne alcuni – che a viale Mazzini viene identificata col miglior capitolo della tv pubblica. Freccero però è sempre stato il più imprevedibile, il meno riconducibile ad aree di partito, amante com’è del controcorrente. 
Nelle ore in cui Marcello Foa, oggi presidente Rai, nell’estate scorsa era stato bocciato dalla Vigilanza Rai e sembrava a un passo dall’uscita di scena, Freccero scriveva sulla testata on line L’antidiplomatico: «Foa fa parte di un piccolo gruppo di opinion leader, blogger, giornalisti e pensatori che presentano su Internet l’altra faccia della medaglia, i fatti al di là della propaganda. In questa avanguardia, è rappresentato tutto lo spazio della politica, dall’estrema sinistra all’estrema destra ed il collante non è l’ideologia ma la ricerca del vero. In questo ambito Foa è un precursore, ma in senso inverso. Sarebbe un presidente Rai fuori dal frame. Che, dal mio punto di vista, è il maggior complimento che gli si potrebbe fare»
La sua Raidue, 22 anni fa, aveva Michele Santoro, Daniele Luttazzi, Piero Chiambretti, Gad Lerner, Fabio Fazio, Serena Dandini, i tre Guzzanti Corrado, Sabina e Caterina, tutti giovani e combattivi. Freccero era già stato direttore della tv privata francese berlusconiana La Cinq nel 1986, poi direttore di Italia 1 l’anno successivo, consulente di Rai1 nel 1993, poi a France 2 e France 3. Insomma, una carriera di continui traslochi in cui Silvio Berlusconi compare sia come suo editore, che come politico ostile ai suoi prodotti: nell’editto bulgaro del 2002 chiese l’allontanamento dalla Rai non solo di Enzo Biagi ma anche di Santoro e Luttazzi. Nel 2007 arriva la presidenza di RaiSat fino al 2010, dopo l’uscita dei canali di RaiSat dal pacchetto Sky e l’approdo sul digitale terrestre. Nel 2008 fonda Rai4 e la dirige fino al 2013. Nel 2015 è consigliere di amministrazione Rai su proposta del Movimento 5 Stelle. 
Dicono che tutta l’area creativa di viale Mazzini sia da ieri in subbuglio, in attesa di un complice per restituire creatività e trasgressione al palinsesto. Sempre che M5S e Lega lo lascino lavorare davvero.