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 2018  novembre 17 Sabato calendario

Champions batte Scudetto cinquanta milioni a quindici

Per comprendere le ragioni del presidente del Milan Paolo Scaroni, che ha confidato di preferire “tre qualificazioni in Champions alla vittoria dello scudetto”, basterebbe guardare in casa Juventus. E anche i tifosi cominciano a rendersene conto, tanto che uno su due, in base al sondaggio sul sito del Sole 24 Ore, rinuncerebbe al titolo pur di frequentare stabilmente la competizione europea. Il club bianconero ha scavato un solco con gli altri club dal punto vista economico e sportivo proprio grazie alle costanti partecipazioni alla massima competizione continentale. Sei anni consecutivi in Champions hanno portato 471 milioni nelle casse della Juventus (la soglia del mezzo miliardo verrà ampiamente superata con la partecipazione a quest’edizione). In questo periodo la società del presidente Andrea Agnelli ha più che doppiato le dirette concorrenti tricolori incapaci di raggiungere la soglia dei duecento milioni. Roma (199 milioni), e Napoli (146,4 milioni) non sono riuscite a tenere il pazzo dei bianconeri, mentre il Milan si è fermato con due sole “presenze” a 89 milioni.
Da questa edizione la Champions League è diventata più ricca grazie ai proventi di tv e partner commerciali, frutto della visibilità conquistata sui mercati asiatici e americani, e del nuovo format voluto dalla Uefa che assicura più spazio ai team delle Leghe più importanti (alla Serie A sono garantiti ora quattro posti nei gironi). La crescita del montepremi è stata notevole rispetto al triennio 2015/18. Alle 32 squadre finaliste infatti andrà un totale di 1,95 miliardi, oltre 600 milioni in più rispetto al triennio 2015/18. Dal punto di vista economico tre partecipazioni ai gironi iniziali della Champions valgono oggi circa 150 milioni. Cucirsi sulle maglie il titolo nazionale al contrario arricchisce molto più la bacheca che il portafoglio. Non esiste un “premio” assegnato dalla Lega per chi arriva primo in campionato. La vittoria del titolo nazionale può far guadagnare dei bonus se previsti negli accordi con gli sponsor e può incidere sul ranking del club ai fini della distribuzione dei diritti tv interni. Una quota del 30% di quanto incassato annualmente dalla Serie A (1,2 miliardi) viene ripartita in base ai risultati sportivi: in pratica il 15% sulla base dei punti e della classifica dell’ultimo campionato, il 10% dell’ultimo quinquennio e il 5% sulla base dei risultati nazionali e internazionali dalla stagione sportiva 1946/47. La riforma Lotti ha anche alzato dal 40 al 50% la quota assegnata ai club in parti uguali. Questo significa che per quanto migliorato rispetto al passato la differenza tra il primo e il secondo posto pesa poco. Nell’insieme perciò vincere lo scudetto può valere circa 15 milioni (in una forbice da 10 a 20 milioni). Una somma inferiore anche alla semplice ammissione ai gironi Champions che dà diritto a un assegno automatico di 15 milioni. 
Come viene suddiviso il montepremi Champions? La voce del market pool vale 292 milioni, il 15% del totale. Le quote fisse di partecipazione contano per il 25% (488 milioni). Ad avere il peso maggiore sono i risultati sul campo: il 30% del montepremi dipenderà dalle performance sportive della stagione (585 milioni) un altro 30% in base al nuovo al ranking decennale.