Lì raccontava come aveva toccato il fondo prima di rialzarsi, qui il bello della vita e come riconoscerlo. Quarantasei anni, J-Ax è reduce da dieci concerti al Fabrique di Milano. « Due ore e quaranta di concerto, poi l’after show e poi alle 7 sveglio per portare mio figlio all’asilo. Assurdo come ai bei tempi, ma stavolta da sobrio».
Nel libro si dice favorevole allo ius soli e alle adozioni gay. Ma alla fine esporsi premia?
«Mica tanto. Per questo i cantanti stanno sempre zitti, al massimo prendono posizioni politicamente trendy. Se dici "non sono di destra" poi tutto il pubblico di destra magari smette di seguirti. Ma dopo tutti questi anni, considerando la demagogia che c’è in giro, mi andava di riportare il discorso su un piano umano con questo libro».
C’è stato un momento preciso che ha segnato il cambiamento?
«Penso sia dovuto al lavoro che ho fatto, mi sono preso il tempo di crescere, informarmi, guardarmi intorno. Ho capito le ragioni della mia rabbia, all’epoca non sapevo perché mi sentivo represso, ero figlio di una classe medio- bassa condannata all’estinzione senza trovare un posto nel mondo. Anche andare in America e viverla oltre il sentito dire e i film mi ha aperto gli occhi, perché io non vado a New York o Los Angeles ma al centro, nell’America vera. C’è un tweet che lo prova: quando si candidò Trump, dopo venti anni di berlusconismo, io ho detto " questo vince". Perché era una bomba a mano che la gente incazzata da anni voleva lanciare dentro la Casa Bianca. Qui è successo un po’ lo stesso con Salvini e i Cinque Stelle».
Recentemente ha fatto capire che un po’ si è pentito di avere sostenuto i Cinque Stelle.
«Come idea di base mi piacciono, ma vederli al governo con la Lega mi piace meno. Ora sono abbastanza disilluso e spaventato dalla situazione attuale».
Il suo collega Salmo ha detto “Se state con Salvini bruciate i miei cd”.
«Lo appoggio, condivido il suo pensiero».
Politicamente si definisce libertario.
«È diverso dall’anarchia, intanto io voto. E poi non rifiuto il mercato né il capitalismo, ma credo nelle politiche economiche di mantenimento e di decrescita. Come dico spesso, libertario per me vuol dire che le coppie omosessuali dovrebbero essere libere di sposarsi e adottare bambini e adorare Satana nella propria casa armati di bazooka».
Parla spesso di bullismo, perché?
«Negli anni Settanta era accettato e codificato, se pensi alla naja e al nonnismo… Sembrava un rituale della società. Io a scuola sono stato preso in giro e picchiato perché ero un bambino diverso, cresciuto con i nonni, ho imparato nella tarda adolescenza a relazionarmi con gente della mia età».
È stato il rap a darle una voce?
«Questa cosa che con il rap uno fa la voce grossa mi ha aiutato, e per Alessandro Aleotti J- Ax era un po’ come Superman per Clark Kent. Ax era la parte di me che volevo essere».
Come sono nati questi “due centesimi”?
«Guardando i Simpson: c’è Kent Brockman, quello che fa il telegiornale, che ha una rubrica che si chiama My 2 cents, un’opinione non richiesta che vale quello che vale. Mi seguono in due milioni su Facebook, un pubblico ormai generalista, mi è sembrata un’occasione per diffondere le mie idee, a fin di bene. Poi la gente deciderà se sono consigli utili».
Ora dopo i concerti una pausa.
«Mi metto a scrivere il prossimo album solista. Magari faremo altri concerti come Articolo 31, non lo so, ma è il momento di mettere da parte J-Ax e di essere Alessandro, voglio occuparmi della mia famiglia e mettere un po’ di radici. Con l’inverno è più facile, perché con una sciarpa sulla mia faccia di cazzo senza che mi riconoscano posso prendere la metro, fare la spesa, comprare il giornale».
Dopo 25 anni Sanremo ancora le manca.
«Mi è stato chiesto molte volte, anche nella serata dei duetti ospite di amici, ma prima dovrei fare un referendum tra i miei fan perché nei miei anni più arrabbiati ho promesso che non ci sarei mai andato. Lo avevo detto in una lettera al mio pubblico perché ogni anno uscivano indiscrezioni che mi davano nel cast».
Tra The Voice, Amici e la collaborazione con Fedez di recente si è confrontato con persone più giovani. Sta meglio con loro o con i suoi coetanei?
«È una questione di testa. Alla fine mi trovo bene con i ventenni di tutte le età».