la Repubblica, 17 novembre 2018
In morte di William Goldman
William Goldman, scomparso ieri nella sua casa di New York a 87 anni, è stato una delle figure-chiave della New Hollywood, che negli anni Settanta rivoluzionò le regole del cinema americano lanciando una generazione di registi e attori e facendo incetta di Oscar. Di statuette Goldman ne aveva vinte due: per la migliore sceneggiatura originale con Butch Cassidy, il western che consacrò la fama della coppia Paul Newman-Robert Redford, e per la migliore script non originale con Tutti gli uomini del Presidente, il “political drama” che, portando sullo schermo lo scandalo Watergate, nel 1976 contribuì alla sconfitta dei repubblicani alle elezioni presidenziali. Nato da famiglia ebraica a Highland Park, Illinois, aveva esordito come scrittore. Il suo primo contatto col cinema fu indiretto; allorché il suo romanzo Soldato sotto la pioggia fu acquistato e adattato nell’omonimo film con Steve McQueen. Nel 1966 scrisse la sceneggiatura di Detective’s Story; e bastò la prima scena, quella in cui Paul Newman è costretto a riciclare fondi di caffè per la sua tazza mattutina, creando immediata empatia con lo spettatore, a far capire che un grande screenwriter era nato. Cominciò la sua ascesa; culminante, negli anni Settanta (e dopo Butch Cassidy, di cui l’anno prossimo ricorrerà il cinquantenario), in titoli come Il maratoneta, Il temerario e Quell’ultimo ponte: gli ultimi due per Redford che, in totale, fu il protagonista di cinque film scritti da Goldman. Mancò di misura, invece, le due grosse occasioni di scrivere Il padrino e il primo Superman. In seguito le sue quotazioni ebbero un calo temporaneo; dal quale si riprese, qualche anno dopo, con l’adattamento del suo romanzo La storia fantastica e del thriller di Stephen King Misery non deve morire. Nel frattempo si era fatto una fama parallela come “script doctor”, risistemando sceneggiature altrui senza comparire nei crediti. Il ritorno di fama gli avrebbe procurato altre esperienze importanti per il suo medagliere: tra tutte, Potere assoluto di e con Clint Eastwood. Alternò sempre l’attività di sceneggiatore con quella di scrittore, che incluse due dei migliori libri sul mondo dello spettacolo mai scritti: Adventures in the Screen Trade e Hype and Glory. Goldman era anche un uomo che sapeva godersi la vita. Nello stesso anno, il 1988, fu nella giuria del Festival di Cannes presieduta da Ettore Scola e in quella del concorso di Miss America. Era un conoscitore di vini rossi e verso sera lasciava l’ufficio di Manhattan dove scriveva per godersi il resto della giornata. «Prima finisco – diceva – prima potrò andare al cinema».