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 2018  novembre 17 Sabato calendario

L’algoritmo che mette le manette ai ladri

Detective del futuro contro ladri che sono rimasti nel passato. Si può leggere anche in questo modo l’ultimo arresto, avvenuto a Mestre, vicino Venezia. E per leggerlo meglio, bisogna partire da un verbo greco che ha messo in crisi generazioni di studenti del classico: Eurisco, trovare. L’altra notte, il computer della questura, nel quale è inserito il programma X-law, ha lanciato una previsione: «Tra le 3 e le 4 del mattino commissione di un reato predatorio presso esercizio».
Le volanti si piazzano in zona e, in effetti, intorno alle ore 3.45 il portiere di notte di un hotel chiama il 112. Ha sorpreso un ladro, voleva razziare i soldi della cassa e, scoperto, sta scappando: abiti scuri, grande e grosso, in ciabatte, va dove crede di far sparire le sue tracce, verso il posteggio dei taxi e, purtroppo per lui, si trova a dover salire su un altro tipo di auto. Non gialla, ma azzurrina. Senza tassametro e tassista, ma con due agenti. «X-law – spiega Vittorio Rizzi, direttore centrale dell’Anticrimine – opera da diversi anni ed è nata a Napoli, grazie a un ispettore, Elia Lombardo. Prima l’abbiamo sperimentata in Campania, poi a Prato, adesso a Venezia. Nel corso del tempo ci sono stati progressivi affinamenti, il programma si basa su un algoritmo euristico». Cioè intuitivo, sperimentale, che trova.
È considerato un sistema «previsionale». Più che di controllo del territorio, forse è un caso di «protezione» del territorio, ma in ogni caso questa tecnologia si aggiunge alle intercettazioni, alle telecamere, alle microspie e colpisce quella che viene definita «microcriminalità», la criminalità che fa razzie in strada, al pianoterra, o cerca di truffare i più fragili, gli anziani.
Al momento, la polizia sta usando alcuni sistemi diversi. A Milano, molti anni fa, grazie all’assistente Mario Venturi (che ora lavora con aziende Usa), si dette vita al modello Key-crime. Colpisce i criminali seriali, specialmente i rapinatori di farmacie e supermercati. C’erano alcuni sconosciuti. Per esempio, “Keep Calm”, che dopo le rapine veniva inquadrato a pedalare su una vecchia bici. O “Photo Finish”, che in ogni filmato proteggeva i lineamenti sotto il casco integrale con la bandiera dello start della Formula Uno. Key-crime studia come e quando i seriali agiscono, la zona preferita, le armi usate e, da quello che le pattuglie ricavano dall’interrogatorio delle vittime, il computer «deduce» la prossima mossa del criminale.
«Infatti, Key-crime è più utile alla polizia giudiziaria – continua il dirigente Anticrimine Rizzi – mentre X-law annuncia qualunque, letteralmente qualunque tipo di reato, orienta le pattuglie sul territorio e sugli orari». E cosa dice Elia Lombardo, l’ispettore che l’ha studiato e realizzato a Napoli? «Studio in verità da vent’anni i reati predatori e sono riuscito a dimostrare che hanno alcune caratteristiche. Sono ciclici e stanziali, spesso sono commessi da persone modestamente organizzate. La loro strategia tende a scegliere zone del territorio dove una ricchezza c’è, si percepisce, ma c’è anche bisogno di vie di fuga e di coperture. Le ho chiamate “riserve di caccia”, gli autori tendono a ripetersi e il mio logaritmo riconosce le” riserve"».
Quindi funziona? «A Napoli i reati sono stati abbattuti del 27 per cento e gli arresti o le denunce sono aumentati del 24; a Prato i reati sono stati abbattuti del 32 per cento e denunce e arresti aumentati del 54; a Venezia non ho gli ultimi numeri, ma siamo in linea con Prato, e due università, Federico II e Partenope, avallano i nostri dati».