Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  novembre 17 Sabato calendario

Più sponsor e clienti: i numeri della Casaleggio

Il numero di ricerche elaborate è già raddoppiato nel 2018. Quantità (e qualità) degli sponsor dei report è in crescita verticale. Come la loro visibilità, ultima prova il volantino patinato allegato allo studio sulla blockchain, “griffato” – grazie a un assegno da 30mila euro – da Poste Italiane e Consulcesi. La Casaleggio Associati allarga il business, si riposiziona – come annunciato nel bilancio 2017 – in aree dove il rischio di incroci con attività e stanziamenti del governo è altissimo – una per tutte il “finanziamento all’innovazione” – ed eredita da Mediaset il cerino di “indiziato numero uno” nella galleria dei conflitti di interessi italiani.
Davide Casaleggio, sceso a Roma negli ultimi giorni anche per parlare di questo, minimizza: «Non possiamo impedire i cattivi pensieri di chi ritiene che la Casaleggio associati possa avvantaggiarsi dalla politica nella sua attività privata – ha detto -. Noi teniamo separati i ruoli. Un conto è l’azienda, tutt’altro il mio impegno privato per il M5S». «È come se io non potessi occuparmi di scuola perché ci lavora mia madre» ha chiosato ieri Luigi Di Maio a margine di un evento in cui ha rilanciato – guarda un po’ – l’uso della blockchain per la filiera del made in Italy.
Il confine però, volenti o nolenti, è sottile. E la presenza a Palazzo Chigi di un governo dove l’azionista di riferimento (almeno stando ai numeri) sono i grillini è la condizione ideale – come insegna la storia di Berlusconi – per far decollare gli affari privati del loro “regista”.
Alzando il valore implicito – e il prezzo per un biglietto da partner- dei suoi eventi e moltiplicando il numero di aziende pronte a pagar pegno in via Morone sperando di guadagnar crediti a Roma. I soldi versati dagli sponsor delle ultime due presentazioni pubbliche della società – per dire – valgono già da soli più del 10% del giro d’affari Casaleggio associati di tutto il 2017.
I nomi dei clienti storici del gruppo non sono pubblici. Il primo grande supporter dei suoi lavori è stata nel 2004 Expedia grazie al buon rapporto di Gianroberto Casaleggio con Adriano Meloni, ad in Italia del gruppo di viaggi online diventato (fino a marzo scorso) assessore al turismo della giunta di Virginia Raggi. I primi passi l’azienda li ha mossi nella comunicazione online, con la cura del Blog di Grillo, di Antonio di Pietro, dell’Italia dei valori e dei 5stelle. La consulenza aziendale ha iniziato a decollare nel 2010. Tra gli sponsor è spuntata Barclaycard, poi IntesaSanPaolo e Cartasì (ora Nexi) hanno commissionato analisi di mercato. Nel 2016 – con i grillini che iniziavano a crescere nei sondaggi – sono entrate in scuderia Poste e Microsoft, assieme a Sap, Mashfrog, Mail Boxes etc. e Webperformance, agenzia digitale che ha appena vinto (tramite Adasta) la concessione pubblicitaria per le testate di Daniela Santanchè.
Gli ultimi arrivi hanno consentito a Davide Casaleggio di sistemare i conti dell’azienda di famiglia che nel 2017 sono tornati in attivo dopo tre anni in rosso, con ricavi pari alla metà degli anni d’oro quando in cassa entravano i soldi (pubblici) dell’Idv e quelli del contratto – saltato – con la casa editrice Mauri Spagnol.
Cambierà (in meglio) qualcosa con i 5stelle al governo? La storia e i primi segnali dicono di sì. Quando Berlusconi era premier, le aziende che operano in settori regolati dallo stato (tlc, tv, finanza, trasporti, farmaceutica) hanno dirottato la loro pubblicità su Mediaset, facendo salire del 22% il costo degli spot e regalando all’ex Cavaliere – calcola un paper dell’America Economic Journal – un miliardo in nove anni. È presto per dire se alla Casaleggio capiterà lo stesso.
Ma che qualcosa bolla in pentola lo si può già intuire dai primi passi della stagione gialloverde: i nomi degli sponsor in calce agli studi (fino al 2017 non c’erano quasi mai) sono aumentati, come lo standing delle aziende che hanno aiutato a completarli: tra le new entry del 2018 ci sono Amazon, Coop, Ikea, Decathlon, Italo, Sky, Mediaset, Tim, Intesa, Ibm e Unicredit. Merito dell’accelerazione al business imposta da Casaleggio, certo, ma pure sintomo del fascino occulto dell’azionista-ombra dell’esecutivo, che in un paese senza privo di una seria legge sul conflitto d’interessi (mai approvata nemmeno dai governi Pd) è perfettamente legittimo.
Il rilancio della Casaleggio Associati consentirà tra l’altro al suo numero uno di dedicarsi con meno patemi al suo secondo lavoro: quello di “volontario”, ipse dixit, alla presidenza di Associazione Rousseau, la “macchina” che regola vita, morte e miracoli dei 5 Stelle, dotata di un tesoretto pari più o meno a quello del business di famiglia. Ogni anno e per tutta la durata della legislatura riceverà 830mila euro dai parlamentari M5s (ognuno verserà 300 euro al mese). E a ieri aveva raccolto da 21.521 persone – tutti nomi pubblici, contrariamente a buona parte delle altre fondazioni politiche – oltre 629mila euro di donazioni.