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 2018  novembre 17 Sabato calendario

Intervista a Piatek, l’anonimo diventato re del gol

GENOVA Krzysztof Piatek vive tutto come una sfida. È un competitivo di natura, ma era un anonimo centravanti fino all’estate scorsa. In tre mesi Cristoforo Venerdì (così si traduce il suo nome in italiano, come la prima volta ha raccontato a Genoa Channel) da sconosciuto è diventato capocannoniere della serie A con 9 reti nelle prime 7 partite, un record per il Genoa. Con i gol si è guadagnato a 23 anni la convocazione nella Nazionale polacca, con cui martedì affronterà il Portogallo, e la nomea di nuovo Lewandowski. Non segna più dal 7 ottobre, in panchina c’era ancora Davide Ballardini. Zero gol con Ivan Juric, «ma è solo una casualità» spiega in italiano. 
Zbigniew Boniek ha detto: «Ha tutto per i massimi livelli, bisognerà vedere come reagisce quando starà senza segnare». Dopo cinque giornate senza reti, come sta Piatek? 
«Non esiste chi in Europa segna a ogni partita: i gol torneranno. Il Genoa è un gran club, ma oggi non tra i più forti d’Italia. Più facile far gol al Real Madrid o alla Juve, si segna con più semplicità». 
Lei è già nella storia del Genoa, con 9 gol nelle prime 7 partite. Si aspettava un impatto così con la serie A? 
«Non lo immaginavo neanche, di essere capocannoniere. La stagione però è lunga, non mi posso accontentare. I gol servono, sono affamato, voglio farli e poi quelli segnati alla fine sono ancora più pesanti». 
È arrivato in serie A a 23 anni, non presto. Perché? 
«Non ho perso tempo. Devi crescere con i tempi giusti, mi sono rispettato. Sto svezzando la mia carriera: il rischio altrimenti è rovinarla. Non volevo lasciare la Polonia senza la certezza di fare bene e poi magari tornare perché avevo fallito». 
Il futuro sembra scritto. 
«Volevo diventare questo: un bomber. Avevo due anni la prima volta che ho iniziato a calciare. Non c’era granché da fare al mio paese, Dzierzoniow. Il mio primo allenatore è stato mio padre, lui mi ha aiutato a diventare un calciatore senza mettermi pressione. Diciamo così: sono un giocatore costruito in casa, anzi per strada». 
Il suo ex allenatore Michal Probierz l’ha definita il nuovo Lewandowski, ma ha anche detto: «Ho paura che non usi tutto il suo talento». 
«Non ho paura di sfruttare il mio talento. Probierz voleva dire che se non sfondo sarà solo colpa mia e ha tutte le ragioni». 
Dalla Polonia a Genova, in un’estate le è cambiata la vita. Il primo impatto? 
«Nessuno dei miei compagni mi conosceva e sinceramente ci speravo. Mi sono detto: “Se loro non lo sanno che ho fatto 21 gol e segno quasi a ogni partita, magari non lo sanno neppure i difensori che affronterò”. Essere uno sconosciuto in fondo mi ha dato un vantaggio. Neanche io conoscevo i miei compagni del Genoa. Dopo che ho firmato ho acceso la Playstation e li ho cercati lì». 
Un vantaggio notevole: all’esordio in Coppa Italia contro il Lecce ha segnato 4 gol. Un’inaspettata partenza? 
«La verità? Per me è stato solo un altro giorno in ufficio. Diciamo così in Polonia, per dire nulla di speciale. Quattro gol in 38 minuti, mi sembrava tutto facile, naturale, normale». 
Pare distaccato: Piatek è davvero così glaciale? 
«No, sono solo calmo, ma non sono certo il tipo che conserva articoli e foto. Anche durante la settimana uso il tempo libero per riposarmi. Sono un professionista e devo concentrarmi anche nella mia vita privata sulla crescita, il riposo è parte dell’allenamento». 
Lei si chiama Cristoforo, a Genova il nome riporta a Colombo. Il Genoa è una tappa nella sua carriera? 
«Mi sento un po’ come Colombo: lui andava per mare, io viaggio con il gol in valigia. Il sogno di chi viene a Genova da giovane è che sia il trampolino per andare in una grande. Se continuo così posso arrivare in un top club europeo». 
Per il salto servono tanti gol, che obiettivo si è dato? 
«Non mi ero dato un obiettivo, ma visto che ormai ci sono quasi confesso di pensare già alla doppia cifra. A questo punto spero più di 20 gol». 
La qualità di Piatek? 
«Sfidare i difensori. Il colpo di testa è la mia arma, rubare il tempo, andare a trovarmi il mio spazio, sbucare all’improvviso e beffare tutti». 
Il paragone con Lewandowski le pesa? 
«Oggi non reggo il confronto, ma posso arrivare a quei livelli. Quando giochi in serie A devi avere la testa sgombra, usarla sempre e non solo per far gol. È sbagliato pensare: “Ho fatto 5 gol, sono un dio del calcio”. Non sei nessuno, altroché. La strada è lunga». 
Il sogno sportivo di Piatek? 
«L’obiettivo è la Champions, voglio arrivare lì. Voglio ringraziare il presidente Preziosi che mi ha dato questa chance, c’è solo un modo di ripagarlo della fiducia e dell’investimento: fare tanti gol. Non deluderò: né lui né me».