La Stampa, 17 novembre 2018
Conclusa l’inchiesta sul Sole 24 Ore, accuse a Napoletano e agli altri ex del vertice
Bilanci gonfiati, dati di vendita alterati per attirare pubblicità, ma anche per vanità. A quasi due anni dal primo esposto sulla vecchia gestione del quotidiano economico di Confindustria, «il Sole 24ore», la procura di Milano chiude l’inchiesta. Falso in bilancio e aggiotaggio le accuse mosse all’ex direttore de il Sole, Roberto Napoletano, e agli ex vertici: dall’amministratore delegato del gruppo Donatella Treu, al presidente del consiglio di amministrazione Benito Benedini.
«Al fine di assicurare a se stessi un ingiusto profitto – questo il capo d’imputazione contro i tre indagati – esponevano, nella relazione semestrale al 30 giugno 2015, nel resoconto intermedio di gestione al 30 settembre 2015, nonché nel bilancio al 31 dicembre 2015, fatti materiali non rispondenti al vero sulla situazione economica della società, in particolare sulle vendite delle copie digitali e cartacee e sui ricavi connessi»
La ricostruzione della procura
In questo modo, secondo la ricostruzione della procura, gli indagati creavano «una rappresentazione tesa sempre a sovrastimare i risultati di gestione del più significativo asset della società, in particolare i ricavi generati dalla vendita delle copie e la penetrazione sul mercato, anche minimizzando le perdite maturate attraverso la aggregazione di differenti aree di business». Sull’ aggiotaggio informativo, invece, gli indagati avrebbero diffuso «notizie false in ordine alla situazione economica e finanziaria idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo del titolo». In particolare, le notizie in questione avevano «a oggetto l’andamento del dato diffusionale del quotidiano e i correlativi ricavi».
Fino alla prima denuncia dell’autunno del 2016, Napoletano aveva ingaggiato una vera e propria battaglia con i quotidiani concorrenti, rilasciando dichiarazioni pubbliche sul record di copie che il suo giornale stava superando. In realtà – è quanto scoperto dal lavoro del Nucleo di polizia valutaria -, attraverso la triangolazione con la società inglese Di Source Ltd, migliaia di copie digitali erano un dato fasullo, ma soprattutto non pagato. E, lo stesso meccanismo, sarebbe stato studiato utilizzando una tiratura gonfiata, portando al macero ogni giorno tonnellate di carta.
Nel marzo di quest’anno, Il Sole 24 Ore aveva annunciato di aver «accettato dalla società Di Source l’offerta risarcitoria di euro 2.961.079,90, esattamente corrispondente all’importo del danno patrimoniale ipotizzato dalla Procura».