Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  novembre 16 Venerdì calendario

Il quiz ora è sul cellulare

Qual è la nuova frontiera dei quiz? Risposta: il telefonino.
Doveva accadere, prima o poi. D’altronde, ormai, da WhatsApp a Messenger in giù, c’è un’app per tutto: prenotare hotel e ristoranti e poi giudicarli, riconoscere le canzoni, trovare l’anima gemella o l’ancor più agognato decimo a calcetto. Ce n’è una per confessarsi, una che promette di trovare i fantasmi e un’altra per valutare meglio i meloni che si stanno comprando al supermercato. Allora, perché non un quiz? Detto, fatto.
Hanno cominciato in America, come accade quasi sempre, quando si fondono entertainment e tecnologia. Un esperimento che ha subito funzionato chiamato «Hq Trivia». Un’interfaccia semplice, tanta ironia, soprattutto nelle prime domande, le più facili. E perfino un presentatore che appare sullo schermo dello smartphone. Si chiama Scott Rogowsky. Neanche a dirlo, dall’altra parte dell’oceano, è già diventato una celebrità. Lui, ma anche il quiz. A tal punto che ogni tanto Rogowsky si fa da parte per lasciare spazio a presentatori d’eccezione, come l’attore ed ex wrestler Dwayne Johnson, alias The Rock.
Il fratellino italiano, Live Quiz, ha meno pretese e - per ora - non ha un presentatore. Ma comincia ad avere migliaia di fedeli pronti per il doppio appuntamento giornaliero: alle 13,30 e alle 21.
L’idea di importare il gioco è venuta a un gruppo di giovani italiani, che hanno lavorato con Facebook, McKinsey, Cern, Google e Amazon, e hanno fondato Bending Spoons, una software house da 65 dipendenti che fattura più di venti milioni e ha sviluppato diverse app, tra cui Live Quiz. I responsabili spiegano che, per adesso, su quest’ultima app non c’è guadagno. È gratuita ma, come si legge nel regolamento, «stiamo lavorando intensamente per cercare di trovare un modo di guadagnare che non sia far pagare i giocatori né inserire fastidiosi banner pubblicitari». Resta quindi, per adesso, solo l’aspetto della raccolta dei dati.
Ma come funziona l’app? Struttura e grafica, che strizzano l’occhio a quella di Chi vuol essere milionario?, sono molto semplici e adatte a uno strumento, come lo smartphone, che fa di velocità e immediatezza le proprie caratteristiche principali. Ogni manche del gioco dura pochi minuti e - tutto sommato - vale il tempo di una pausa caffè, da soli o in compagnia.
Difficoltà crescente
Dieci domande (il capostipite americano ne ha dodici) a difficoltà crescente a risposta multipla e dieci secondi di tempo per rispondere. Che sembrano tanti, ma non lo sono. I quesiti? Niente di diverso da quelli dei quiz più noti della tv: tanta cultura generale mischiata all’attualità. La domenica, quando il quiz moltiplica gli appuntamenti fino a cinque, almeno una sessione è dedicata a ciò che è successo in Italia e nel mondo nei giorni precedenti. Insomma, leggere un giornale, soprattutto in quel caso, aiuta.
Le prime due domande sono solitamente niente più che un riscaldamento dove spesso si è più impegnati a sorridere per le risposte alternative a quella corretta. Esempio: come si chiama la misura economica studiata dal Movimento 5 Stelle? Risposta esatta: «Reddito di cittadinanza». Alternative: «Elemosina obbligatoria» e «Va a lavurà barbun». Man mano che si sale di livello, la difficoltà aumenta, si spazia dalla chimica alle soap opera, dallo sport alla medicina. Se fino alla quinta-sesta domanda può più o meno filare tutto liscio (anche se ci sono trappole disseminate dappertutto), verso la fine si fa dura. E il limite dei dieci secondi non aiuta, anche perché con così poco tempo a disposizione chi vuole farsi aiutare da Google non sempre ha il tempo di copiare la domanda, leggere e poi rispondere.
In alto a destra, sulla schermata, appare un numero che è aumentato a dismisura nelle ultime settimane: è quello dei partecipanti alla partita. Appena un mese fa superava a malapena i diecimila, lo scorso weekend si sfioravano i centomila. Cifre che cominciano a fare una certa impressione.
La selezione naturale
Quando si risponde, invece, l’alternativa scelta si «accende» e in pochi secondi compare accanto a ogni possibile soluzione il numero di persone che l’ha selezionata. Si parte in migliaia e verso la fine i concorrenti si assottigliano a centinaia e poi decine. Il montepremi, che nella versione americana ha addirittura raggiunto in occasioni speciali i 300 mila dollari, per ora in Italia varia tra i 200 e i 1.000 euro. La vincita, inoltre, va divisa tra tutti quelli che arrivano in fondo. Insomma, almeno per il momento, non ci si arricchisce, ma si portano a casa microbottini da cinque, sette, venti euro, da spendere poi in acquisti su piattaforme online come Amazon. Non male per un’app a iscrizione gratuita, finché dura. E se non si vince, almeno si impara qualcosa di nuovo. Tra una domanda e l’altra, infatti, il gioco mostra una curiosità legata alla risposta precedente: nessuna grande verità rivelata, ma tanti piccoli aneddoti da bar o da Settimana Enigmistica, buoni poi da spendersi con gli amici. Un po’ come «ma lo sai che ora esiste un quiz sul cellulare?».