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 2018  novembre 16 Venerdì calendario

Intervista a Sandra Bullock

Camminare bendati per non vedere l’orrore che ci circonda. «Anche se quello che mi spaventa di più sono certi nostri politici». Sandra Bullock affronta così il tema del suo nuovo film, Bird box, un horror fantascientifico diretto dalla danese premio Oscar Susanne Bier in streaming su Netflix dal 21 dicembre (nel cast anche Sarah Paulson, Trevante Rhodes e John Malkovich). A seguito di un’ecatombe di matrice terroristica, una madre deve trovare la forza per fuggire coi due figli piccoli seguendo il corso di un fiume in cerca di salvezza. Ma per via di misteriose forze — che non vediamo mai — devono compiere il tragitto bendati, pena impazzire e suicidarsi come il resto dell’umanità. L’eterna "ragazza della porta accanto", appena vista in Ocean’s 8,vinse l’Oscar per il ruolo della madre adottiva in The blind side nel 2010 e poi fu candidata nel 2013 per Gravity. L’abbiamo incontrata a Los Angeles per il lancio del paranoico Bird box; 54 anni, nativa di Arlington (Virginia), doppia cittadinanza Usa-Germania (di mamma tedesca — è bilingue), la Bullock è madre di due figli adottivi di 10 e 6 anni, ed è legata da qualche anno a Bryan Randall.


In un elegante tailleur con pantaloni rosso, esordisce dicendo, con una sonora risata: «Il rosso è lì apposta per distogliere l’attenzione dalla mia faccia che invecchia. Ho pensato che se metto un sacco di rosso vi concentrate più su quello».
Nel film ci sono scene in un fiume in piena con i bambini, ha avuto paura?
«Io di water rafting non capisco nulla, ma quelle sono scene studiate nei minimi dettagli e con un supporto enorme per la sicurezza. La cosa più difficile è stato dover dire cose brutali a questi due bambini-attori e vedere le loro faccette terrorizzate. La verità è terrorizzante, a volte. Tu come madre non vorresti che i tuoi figli piccoli la conoscessero, vero? Questi piccoli esserini innocenti, puri. E non erano i miei figli. Mi sono sentita ancora più in colpa».
Come fa a proteggere i suoi figli, lei che è sempre sotto i riflettori dei media?
«I miei figli sono piuttosto smaliziati. Li ho fatti spaventare in pubblico tante di quelle volte che oramai ci hanno fatto l’abitudine. La mia unica preoccupazione è quella di garantire la loro sicurezza. Come tutte le madri. Solo che io devo vedermela anche coi paparazzi nascosti dietro ai cespugli, sì, come le presenze minacciose di Bird box. Ma scherzi a parte, i miei figli sono bambini che vogliono giocare e divertirsi: grazie a Dio finora non è mai successo niente di brutto o spiacevole».
E non hanno paura dei paparazzi?
«Un po’ sì. Ma io ricordo sempre loro di tenere la testa bassa, qualsiasi cosa succeda, e continuare a camminare. E poi ci sono io a proteggerli, nelle foto vedete che metto sempre le mani davanti alla loro faccia, e io in fondo a quel fiume ce li porterò, costi quel che costi!».
Com’è recitare bendata?
«Non ero mai del tutto bendata, potevo vedere attraverso, e potevo sollevare la benda in ogni momento, non sto qui a far finta che lo ero davvero! (ride). Anche perché ho troppo rispetto per i non vedenti e non pretendo assolutamente di aver provato quello che provano loro. Non ho fatto esperienza con la cecità, il buio totale. Ho recitato e basta. Senza pretese. Comunque è stata un’esperienza spiazzante. Io ho sempre recitato partendo dagli occhi, dall’espressività dello sguardo. La benda ha creato le sue difficoltà. E confesso che una volta o due sono andata a sbattere contro la cinepresa, soprattutto contro l’operatore di steadycam che mi stava appiccicato».
È stata lei a suggerire Susanne Bier?
«Sì, ed è una regista straordinaria. È la prima volta che lavoro con qualcuno che mi ha permesso di dare al 100 per 100 tutto quello che avevo da offrire, che funzionasse o meno. Conoscevo già il suo lavoro ma quando ha diretto la serie The Night Manager non potevo credere fosse la stessa persona che aveva girato quei film danesi prima di allora. Ha letto il copione su un aereo e prima di atterrare aveva già accettato. Era destino».
Qual è l’ultima volta che ha davvero dovuto chiudere gli occhi per lo spavento?
«Ogni volta che sono su un aereo. Odio volare. Quindi chiudo gli occhi e medito ogni volta che c’è una leggera scossa. Ogni volta penso che sto per morire. E prego. Che poi a ripensarci quando hai figli è assurdo che chiudi gli occhi se qualcosa ti spaventa, perché dovresti guardarti bene intorno per proteggerli».
I suoi figli seguiranno le orme materne?
«Per ora direi proprio di no. Mio figlio Louis sta seguendo semmai le orme del Lego e dei suoi nuovi supereroi, mentre mia figlia Laila sta esibendo doti canore niente male. Canta in continuazione e ha un orecchio notevole. Forse ha preso dalla nonna (la madre della Bullock, Helga, era una cantante d’opera, ndr), ma certo non da me, sono una cantante pessima».
Lei diceva prima che anche la politica le fa paura.
«In questo momento storico sì, la politica mi spaventa. Non dico che capisco tutto, ma mi sembra soprattutto un giro d’affari, un business. Vorrei che chi si mette al servizio di cittadini lo facesse per sincero senso del dovere, non per sete di potere. Dico che abbiamo bisogno di più insegnanti, magari maestre di asilo, che ricoprano cariche politiche, volendo anche quella di presidente, perché no? Basti vedere come una maestra riesce a tenere a bada una classe di bambini riottosi per capire che ha la stoffa del governante! (ride)».
Lei è impegnata con molte organizzazioni umanitarie come la Humane Society.
«Contribuisco a organizzazioni umanitarie e mi dedico molto alla Croce Rossa. Aiuto ad organizzare comitati di base per portare cibo ai bisognosi. E amo molto gli animali: ho due cani disabili da 14 anni. Mi danno più da fare loro che i miei figli. Insomma, aiuto gli umani e gli animali con la stessa attenzione».