la Repubblica, 16 novembre 2018
Fenomeno Hockney il mercato è suo
E, alla fine, il momento di David Hockney è arrivato. Con calma e ironia British questo signore di 81 anni che siede nel suo studio tutto bianco sulle colline di Hollywood si è preso anche il mercato dell’arte. Tremate Jeff Koons (ex re delle vendite con il Balloon Dog arancione da 58,4 milioni di dollari: era il 2013) e Damien Hirst di turno. Nell’asta Post- War and Contemporary Art Evening Sale di Christie’s New York che – come sempre a metà novembre – incorona quello che risulta essere ben più di un re per una notte, ha vinto un signore avanti con l’età. Ma anche la pittura. Perché i milioni di dollari hanno sancito che il lotto 9C,Portrait of an Artist ( Pool with Two Figures), non una scultura lucida o un teschio indiamantato, ma un acrilico su tela di grande formato (214x305 cm), è opera degna dell’immaginario collettivo.
«Hockney è uno degli ultimi artisti viventi della sua generazione che ha avuto una rilevanza nella storia dell’arte – ha detto Alex Rotter, chairman di Christie’s per l’arte del dopoguerra – è sempre stato presente nelle aste, ma i suoi prezzi, fino a questo momento, non hanno mai riflettuto il valore effettivo». Qualcosa è cambiato, ma perché?. «Hockney è un personaggio eccentrico e molto controverso – spiega una fonte interna al mondo delle grandi aste – il suo è un mercato che si è costruito con il tempo. Oggi un quadro come quello protagonista da Christie’s sintetizza perfettamente i riferimenti estetici di quelli che possono permettersi capolavori a sei zeri. Il periodo compreso tra i decenni Sessanta e Settanta del Novecento è quello più richiesto dai grandi collezionisti che ora hanno tra i 50 e i 60 anni. È un mondo che si sta svecchiando e infatti la pittura antica, più apprezzata dalla generazione precedente, risulta in sofferenza. Salvator Mundi di Leonardo escluso, ovviamente».
Nell’exploit del pittore britannico (19 le sue opere già all’asta quest’anno contro le 8 del 2016), conta anche l’onda lunga della nostalgia per i mitici Sixties: ci sono Mad Men, la moda e i set di Tom Ford ( A Single Man, il primo film da regista dello stilista, citava direttamente l’estetica di DH).
Ma, al di là del gusto che cambia, l’effetto Hockney è stato costruito con precisione scientifica. Portrait of an Artist ( Pool with Two Figures) di proprietà, fino a questa notte – ma non ci sono conferme ufficiali, ovviamente – dell’uomo d’affari inglese Joe Lewis, nato nello stesso anno di Hockney (il 1937), titolare di una fortuna valutata 5 miliardi di dollari, e proprietario della squadra di calcio Tottenham Hotspur, nei due mesi precedenti alla vendita milionaria è stato portato in tour. Prima di New York, ha toccato Hong Kong, Londra e Los Angeles.
Non solo: la tela è stata per tutto il 2017 l’immagine guida della grande retrospettiva dedicata a Hockney, prima alla Tate Britain (478.082 visitatori in quattro mesi) poi al Centre Pompidou e al Metropolitan Museum. Il risultato è stato immediato. Le quotazioni del pittore, che ha da poco firmato una nuova vetrata dell’abbazia di Westminster commissionata da Elisabetta II, hanno iniziato a salire: a maggio il quadro Pacific Coast Highway and Santa Monica (1990) è stato venduto, sempre da Christie’s, per 28,4 milioni di dollari, superando i risultati precedenti.
La fortuna di mercato dell’artista è stata confermata anche da Sotheby’s, che solo mercoledì ha aggiudicato per 12,7 milioni di dollari Montcalm Interior with 2 Dogs (1989) e per 8,5 milioni Moving Wisp (1995). Ma Portrait of an Artist ( Pool with Two Figures) segna un punto di non ritorno. Perché rappresenta la summa dell’opera di Hockney, sintetizzando due temi ricorrenti nella sua pittura: le piscine e il doppio ritratto. Sulla tela, che si basa su due fotografie distinte, appare al centro un uomo che nuota a rana: è John St Clair, fotografo ed assistente del regista Tony Richardson, la cui villa di Saint-Tropez fa da sfondo. A bordovasca, invece, c’è il modello biondo e in giacca rosa Peter Schlesinger, che nel 1972 non era solo fuori dalla piscina, ma anche dalla vita sentimentale dell’artista. Per ritrarlo Hockney si rifà a una foto scattatagli nei giardini di Kensington, a Londra. Lavora per due settimane di fila 18 ore al giorno: il risultato è una dichiarazione d’addio, la fine di un amore, oggi entrata nella storia del mercato dell’arte.«Anche se forse se ne parla meno liberamente rispetto ad altri temi e aspetti dell’opera di Hockney, uno dei motivi per cui la sua opera è tanto apprezzata è che fa parte di un movimento di liberazione e riconoscimento dei diritti omosessuali – dice Massimiliano Gioni, direttore artistico del New Museum di New York -. Di sicuro i suoi ritratti di coppie e di uomini gay hanno oggi un’importanza e una risonanza storica, perché hanno dato visibilità a interi modi emotivi che si preferiva tenere nascosti. Come certa pittura dell’Ottocento, penso a Manet, ha utilizzato strumenti e mezzi tipici della pittura accademica per raccontare l’emergere di nuovi mondi moderni, così Hockney ha usato il vocabolario della ritrattistica, ma per applicarla a soggetti che fino ad allora erano esclusi dalla cultura visiva di massa. È un artista che unisce due fattori fondamentali nella nostra percezione dell’arte: da una parte la qualità fotografica e istantaneamente riproducibile dei suoi quadri e dall’altro il fatto che anche le sue immagini più immediate siano comunque realizzate a mano.
Crea una commistione perfetta tra riproducibilità tecnica e fattore umano. Offre il brivido di quadri che possono essere distribuiti in milioni di immagini, preservando comunque il senso di eventi unici». Ma Hockney che cosa pensa del mercato dell’arte? «Non sono mai stato interessato – ha risposto una volta dalla sua poltrona. Faccio quello che voglio ogni giorno. E il mercato fa quello che vuole: è una cosa folle, una lotteria». Stavolta la lotteria sembra averla vinta lui.