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 2018  novembre 16 Venerdì calendario

Le interminabili confessioni dell’ex boss della Mala del Brenta

A Felice Maniero piace raccontarsi, come se la sua vita, disseminata di crimini e di morti, fosse un fascinoso romanzo. L’ex boss della Mala del Brenta è l’uomo che ha creato e guidato una holding criminale e una banda di 400 persone che imperversava nel Nord Italia e in Emilia, con rapine, sequestri, traffico di droga e di armi.
Evaso da due carceri di massima sicurezza, condannato per associazione mafiosa e sette omicidi, Maniero era noto anche per la sua passione per la bella vita, trascorsa tra yacht e ville con piscina. Una vita che lui stesso, nel 1995, ha contribuito a smantellare decidendo di collaborare con le forze dell’ordine. Nel primo appuntamento della seconda stagione di «Kings of Crime», Maniero concede una lunghissima intervista a Roberto Saviano in cui ripercorre tutta la sua vita (Nove, mercoledì, ore 21.25).
Su «Faccia d’angelo» c’è già stata persino una miniserie diretta da Andrea Porporati e interpretata da Elio Germano. Insomma, la sua vita la conosciamo, dove sta qui la differenza? La differenza va cercata non tanto nell’interminabile e un po’ noioso racconto che Maniero fa di sé (intervallato solo dalle dichiarazioni del procuratore Francesco Saverio Pavone), ma nel come lo fa. Parla in penombra, non si vede mai il suo viso, come se parlasse per interposta persona (deve proteggere la sua nuova identità).
Al contrario, in primo piano c’è sempre Roberto Saviano e, in termini linguistici, il vero soggetto della serata è lui. Come forse è nelle intenzioni esplicite del programma. Per paradosso, non è Maniero che parla, è Saviano che interpreta Maniero, avvallando l’immagine di un giovane ambizioso che non voleva passare la vita in fabbrica, guadagnare due soldi, rimanere confinato alla provincia, con il rischio di sconfinare in una sorta di «criminalità dal volto umano» se confrontata con mafia o camorra.