La Stampa, 15 novembre 2018
Nel tunnel dove si sta già scavando la Torino-Lione
Da una quindicina di minuti stiamo viaggiando nel trasportino su cui di solito viaggiano i 25 operai che per ogni turno lavorano sulla talpa Federica che sta bucando la montagna tra Saint-Martin-La-Porte e La Praz, nella Savoia francese. «Ma noi stiamo percorrendo il tunnel di base della Torino-Lione. Dunque non è vero quello che dicono Di Maio e Toninelli che non è stato scavato nemmeno un centimetro. Perché non vengono qui a vedere di persona come stiamo facendo noi oggi?». Fabio Ravanelli e Dario Gallina, i presidenti di Confindustria di Piemonte e Torino, ripeteranno la domanda quando il trasportino raggiunge il fronte di scavo. In estate Toninelli non aveva escluso questa possibilità ma da allora non si è fatto più vivo, anzi in serata ribadirà di essere orgoglioso del fatto che non sia stato scavato un centimetro del tunnel di base. Formalmente ha ragione perché la gara d’appalto da due miliardi che il governo Conte ha finora bloccato deve ancora partire. A Saint-Martin-La-Porte, a seicento metri di profondità, però si sta realizzando un tunnel geognostico su cui poi sarà sistemato il binario dove viaggeranno i treni che trasporteranno merci o passeggeri tra Italia e Francia.
L’attuale galleria serve per testare la roccia e valutare le potenzialità della fresa e proprio per questa sua caratteristica sperimentale l’Unione Europea la finanzia con un contributo del 50%. Telt, però, la società incaricata di realizzare la tratta internazionale della Tav, ha avuto il via libera a scavare una galleria del diametro di 11 metri in asse con quella che sarà la canna sud del mega-tunnel. Per ragioni di sicurezza, infatti, il tunnel di base è fatto da due gallerie che corrono parallele e che sono collegate tra di loro da una serie di mini-gallerie di sicurezza, dove viaggia un solo treno per volta.
La talpa meccanica, ribattezzata Federica, scava in media tra i 15 e i 18 metri al giorno e completerà il suo lavoro a giugno del 2019. Dentro le gallerie lavorano in turni di otto ore due squadre di 40/45 persone. Venticinque si occupano della fresa. In tutto sono 420 addetti, impiegati compresi, e sessanta sono italiani. Sono tutti alle dipendenze di un consorzio di imprese composto dai francesi Spie Batignolles, Eiffage e Sotrabas, e dalle italiane Cogeis, Ghella e Cmc.
Il lavoro dentro la galleria è organizzato su tre turni, sette giorni su sette. La fresa, cantiere mobile di circa 150 metri, scava per 16 ore mentre nelle altre otto viene fatta la manutenzione. La Tmb, infatti, è sottoposta a molte sollecitazioni visto che è la forza della pressione del motore che sviluppa una potenza pari a quella di otto Ferrari ad aprire i buchi nella montagna. Fori che poi saranno allargati dalle lame taglienti. Una volta fatto il buco è necessario però consolidarlo. E per farlo vengono utilizzati i conci di calcestruzzo armato che vengono realizzati in una fabbrica che dista pochi chilometri dal cantiere e poi trasportati sul piazzale dove vengono stoccati in attesa di essere utilizzati. La talpa serve per assemblare i sette conci che formano l’anello che protegge lo scavo. Ne viene piazzato uno ogni metro e mezzo circa e per completare tutta l’operazione serve un’ora di lavoro. Fino a ieri lo scavo meccanico in direzione Italia è arrivato a 5395 metri, circa il 60% dei nove chilometri previsti.
Chi lavora dentro la galleria non è preoccupato di un eventuale stop ai lavori che potrebbe arrivare dalle scelte del governo italiano. Ad oggi, infatti, nulla è stato fermato, spiegano ultimando la manutenzione della talpa e poi ti suggeriscono di voltarti e guardare che «cosa abbiamo fatto fino ad oggi». L’unico modo per farlo capire a chi è rimasto fuori è misurare il tempo che il trasportino impiega per lasciarsi alle spalle caldo, rumore e luce artificiale per ritrovare - finalmente - la luce del sole e l’aria frizzante: 35 minuti. Prima, però, si possono intravedere altri scavi e altri uomini al lavoro. Anche sulla galleria geognostica in direzione Francia da dove si è partiti con lo scavo tradizionale e «la montagna fa capricci». Patrizia Paglia, presidente degli industriali del Canavese spiega: «Per capire bisogna vedere di persona e noi racconteremo e faremo vedere ai nostri associati un cantiere in piena attività». E per Gianluca Poggi, segretario di Ance Piemonte, «è arrivata l’ora di accelerare non certo di fermarsi».