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 2018  novembre 15 Giovedì calendario

Privatizzazioni ecco i 18 miliardi. Ma in 900 anni

Auguri a Giovanni Tria. Ne avrà bisogno, dopo la lettera di risposta ai rilievi di Bruxelles sulla manovra. Il ministro dell’Economia deve solo sperare che i burocrati della Commissione non ficchino il naso negli atti parlamentari. Scoprirebbero che lo Stato italiano incassa in media appena 20 milioni l’anno dalla vendita degli immobili pubblici. Lo ha rivelato alla Camera, durante un’audizione, il direttore del Demanio Riccardo Carpino: non un gufo piazzato lì da chi c’era prima, ma un funzionario fedele all’attuale governo che lo ha nominato. E considerando che per tranquillizzare l’Ue hanno promesso che il debito pubblico scenderà grazie a incassi delle dismissioni di immobili pubblici per un punto di Pil, ossia 18 miliardi, a questo ritmo ci vorrebbero 900 anni. Anche perché Luigi Di Maio ha subito precisato che i «gioielli di famiglia» non si toccano.
Accomodatevi: obiettivo raggiunto nel 2919. Certo, ci sono sempre le vendite straordinarie. E lì le cose sono andate decisamente meglio, con 800 milioni introitati in cinque anni. Che è poi la somma spesa dallo Stato per affitti passivi (fonte lo stesso Demanio), ma ogni anno, e per difetto. Il previsto calo del debito non sarebbe comunque conseguito che fra 112 anni e mezzo, giugno 2201.
Qualche mese fa Marco Patucchi, a proposito delle stime sulle privatizzazioni allora contenute nel Def, aveva già sottolineato su questo giornale quanto esse fossero aleatorie. Non è una novità. Da che esistono i vincoli europei di bilancio l’hanno sempre fatto tutti i governi prima di questo. Quando i conti non tornano, le toppe possibili sono due. O i ricavi delle privatizzazioni, oppure quelli della lotta all’evasione fiscale. Peccato che né gli uni, né gli altri, abbiano mai coperto il buco. Nel 1993, al debutto delle privatizzazioni, il debito pubblico raggiungeva il 115,6 per cento del Pil. Nel 2016 era salito al 132,6. In mezzo c’erano stati 110 miliardi di privatizzazioni di aziende pubbliche. E non solo: anche 57,8 miliardi di vendite di immobili degli enti previdenziali. Gli unici che si potevano vendere in fretta perché c’erano i compratori; anche se, dice la Corte dei conti, quell’operazione è stata un disastro. Su 129 miliardi di valore lo Stato ha incassato soltanto il 44,7 percento.Ma l’esperienza non è servita affatto. E tutti i governi hanno continuato a promettere mirabolanti risultati dalle cessioni immobiliari. Ricorrendo, talvolta, a puro illusionismo. Ecco allora il Fondo immobili pubblici, a cui cedere prestigiose sedi di uffici statali, per poi riprenderle in affitto dallo stesso Fondo arricchendo solo gli intermediari privati. Ecco spuntare Patrimonio spa, una società pubbliche per “valorizzare” il mattone di Stato, poi miseramente fallita. Ecco al suo posto Invimit, la società dei Fondi immobiliari pubblici, di cui si deve ancora apprezzare l’impatto decisivo sul debito. E quando poi si vendeva un pezzo buono, come i palazzi delle Finanze, o un ospedale di Genova, ecco che lo Stato vendeva a sé stesso: comprava Fintecna, l’erede dell’Iri.
Reduce dalla lunga serie di disastri del suo governo su questo fronte, Silvio Berlusconi sbandierò a Porta a Porta durante la campagna elettorale del 2008 la medesima ricetta del governo Salvini-Di Maio, quella del punto di Pil: «Dalla vendita del patrimonio dello Stato avremo a disposizione un punto di Pil l’anno per la riduzione del debito pubblico del nostro Paese entro i limiti richiesti dall’Europa».
Risultato: zero virgola zero. E pensare che Berlusconi aveva tracciato pure l’identikit degli immobili da mettere sul mercato: «Le caserme nei centri città che non servono più a nulla!». Proprio quelle. Da decenni non c’è governo che non ci abbia fatto un pensierino. Purtroppo però continua a valere quello che disse un giorno l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco a Orazio Carabini che lo intervistava per il Sole 24 ore: «I militari non mollano le caserme, anche se sono vuote. C’è una procedura che prevede che se non vengono utilizzate bisogna restituirle al Demanio. Ma basta mettere un piantone di guardia per far vedere che è utilizzata e nessuno gliela può togliere».
Che riesca Tria a rompere l’incantesimo della sentinella? Per ora c’è una sola certezza. Il governo che promette 18 miliardi di privatizzazioni in tre anni è lo stesso che vuole far comprare Alitalia dalle Ferrovie, che progetta per il Monte dei Paschi di Siena un futuro da banca statale e ha in animo di creare non si sa quante altre società pubbliche per la gestione dell’acqua.