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 2018  novembre 15 Giovedì calendario

I ragazzi con difficoltà in matematica raddoppiano

A qualcuno «si scatena una tempesta nel cervello» quando legge. Altri faticano a mettere una parola dietro l’altra sul foglio. E c’è chi non riesce a imparare le tabelline. Sono bambini con «disturbi specifici dell’apprendimento»: ogni 100 alunni, ce ne sono due alla scuola primaria, cinque o sei alle medie, quattro alle superiori. Con problemi come dislessia (che riguarda la lettura), discalculia (i calcoli), disgrafia. Un fenomeno in crescita: 254 mila alunni nel 2017 rispetto ai 168 mila del 2005. Un boom se ci si ferma alle difficoltà con la matematica, con cui nel 2014 lottavano 33.257 ragazzi, il doppio quattro anni dopo: 62.877. «Numeri sottostimati – secondo Christina Bachmann, psicologa del Centro Risorse di Prato —, perché la scuola sa ancora poco su questo disturbo. A livello internazionale le diagnosi sono molte di più». Dal 2010 c’è una legge (la 170) che tutela questi ragazzi, anche in occasione degli esami. Obbliga gli insegnanti a forme di verifica personalizzate, concede l’uso della calcolatrice in classe. «Si facilita l’apprendimento, senza cambiare gli obiettivi», spiega Bachmann. A trovarsi in difficoltà sono bambini intelligenti che si applicano, studiano, ma possono non riuscire bene. Sul banco degli imputati finisce spesso la scuola, con l’enfasi sui voti e le performance: o la scarsa preparazione di certi insegnanti. Ma se una tutela è necessaria, bisogna evitare gli eccessi di diagnosi di cui parla Daniele Novara, pedagogista, nel libro Non è colpa dei bambini, che mette in discussione l’overdose di terapia al posto dell’educazione. «Il tema delle false diagnosi è un dato oggettivo: sono tanti i genitori che cercano di ricorrere al riconoscimento del disturbo per “salvare” il figlio da una bocciatura. È un rischio, perché si appiccicano etichette e si mette il freno a mano alla motivazione». «Quando frequentavo la scuola chi soffriva di questo disturbo era semplicemente un asino – dice Maddalena Caltagirone, che ha scoperto da grande di avere tratti di discalculia, quando già aveva una cattedra di matematica in una scuola media di Milano —. Io facevo fatica, ma ho sviluppato strategie che mi aiutano ancora oggi. Una diagnosi è importante per non sentirsi “strani”; ma è meglio cercare di man-tenere allenate le capacità che si sono conquistate: il cervello di un bambino è quasi sempre in grado di compensare».