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 2018  novembre 15 Giovedì calendario

Confalonieri protesta per il dumping sugli spot della Rai

Fedele Confalonieri presidente di Mediaset che accusa la Rai di fare dumping abbattendoi prezzi degli spot. Fabrizio Salini, direttore generale della tv di Stato che risponde dandogli del bugiardo. D’improvviso l’orologio dell’etere tornaindietro di trentacinque anni. Da una parte il rampante Silvio Berlusconi in cerca di spazio per la sua creatura sottola protezione diBettino Craxi. Dall’altra Biagione Agnes, direttore generale della Rai che già dalla corporatura (era alto e grosso) offriva l’immagine del potere eterno della Dc. Agli ordini di Ciriaco De Mita aveva il compito di difendere il monopolio Rai e le lottizzazioni sottostanti. Due titani in una battaglia conclusa con l’apertura del mercato e l’affermazione del Cavaliere. IL CAMBIAMENTO Le dichiarazioni rilasciateieri da Confalonieri nel corso del convegno dell’Agcom in Senato dimostrano che l’orologio dell’etere hafatto un giro completoed è tornato dov’era partito. Il tono preoccupato lascia capire la fine completa di quel duopolio televisivo che ha governatoil sistema a partire dalla discesa in campo del Cavaliere. Ma non c’è solo la politica ad alterare il parametro. C’è l’affermazione di Sky, l’irruzione di Netflix, la concorrenza di internet. Un mondo difficile da governare perché sono ormai troppi i concorrenti. Impossibile metterli d’accordo. Troppi interessi. Cosi Fedele Confalonieri, perde un po’ del suo tradizionale aplomb per accusare la tv pubblica. «La Rai non può svendere la propria merce con sconti del 90-95 per cento, solo perché ha la riserva del canone. La pubblicità è contingentata, con questo comportamento l’emittente pubblica butta via la merce» Un problema per il concorrente privato che vive di spot. Confalonieri chiede l’intervento dell’Agcom presenteinforze al convegno avendolo organizzato: «Faccio appello all’arbitro. Fatevi aiutare dalla Var se ritenete, ma intervenite». Fabrizio Salini, da unmesetto direttore generale Rai, ha la risposta obbligata: «La Rai non fa dumping». Nessuna concorrenza sleale. Tanto più che la tv pubblica deve rispettare il tetto sugli spot. Senza contare che «alcuni nostri canali non ospitanola pubblicità. Nonfacciamoinoltre pubblicità al betting, anzi promuoviamo campagne di sensibilizzazione. In Rai non c’è nessuna pratica di dumping, anzi». Certoil nervosismo diConfalonieriè comprensibile.Mediaset ha smesso da tempo di essere una macchina da soldi. Martedì ha presentato conti al 30 settembreassaimagri.Chiuderàl’annoinmaniera brillante solo grazie ai 500 milioni di utile legato alla cessione delle torri di trasmissione a F2i (uno deifondi Cdp). Probabilmente darà il dividendo dopo un anno diinterruzione.Ma sarà difficile ripetere il boom nel 2019 considerando che pezzi di patrimonio da vendere ce ne sono sempre di meno. La Borsa lo sa bene e infatti ieri il titolo Mediaset ha perso il 6,8%: la peggior blue chip di tutta Piazza Affari. E per lafamiglia Berlusconii dolori non si fermano qui. Ieri anche la Mondadori ha presentato un bilancio colorato di profondo rosso: disavanzo di 181milionia causa delle perdite (198 milioni) della filiale francese orain via di dismissione. Brivido in Borsa anche se poi, guardando meglio si scopre che, al netto dello choc che viene da Parigi c’è un piccolo utile di 15 milioni. Un buon risultato certamente.Briciole però rispetto ai tempiin cui (come nel 2004) Fininvestincassava più dimezzomiliardo di utili dalla sola Mediaset. Giorni indimenticabili di cui FedeleConfalonieri conserva la memoria. Almeno come modello di business: «La tv generalista – dice – è ancora il mezzo più forte checché se ne dica:la provaè che ancheGoo
gle e Amazonfanno pubblicità sulla tv generalista». Per Confalonieri il problemacontinuaadesserela disparità di trattamento con i giganti del web. «Noi e Rai facciamo i bilanci e poi paghiamo le tasse; qui c’è gente che non paga un accidente» e non ti fa «neanche sapere» quanto guadagna. REGOLE UGUALI PER TUTTI Senza contare che «perGoogle lavorano in 200 e nel nostro settore circa 26mila». Poi c’è il sistema di norme: «Noi abbiamo tremila regole, se si vede un capezzolo si scatena il mondo; là c’è la pedofilia, un utente su quattro cerca cose di sesso e nessuno dice niente: servono regole uguali per tutti». Un appello accorato che restituisce voce alle indiscrezioni che da mesi circolano in Borsa. Parlano della possibile vendita di Mediaset. Rumori che a Cologno continuano a smentire. Tuttavia non è detto che la cessione prenda le forme di un’uscita di scena della famiglia. Più facile pensare ad una combinazione che consenta alla dinastia Berlusconi, almeno per un po’ di restarein partita. Da qui le voci dell’alleanza con i francesi di Tf1 e i tedeschi di Prosiebensat. Forse quella combinazione europea di cui parla spesso Piersilvio. Biagione Agnes, scomparso sette anni fa, apparteneva ad un’altra era geologica