La Stampa, 15 novembre 2018
Diciotto miliardi di privatizzazioni
Per provare a mettere in sicurezza il debito pubblico agli occhi di Bruxelles, il ministro dell’Economia ha deciso di alzare tantissimo l’asticella mettendo a bilancio per il 2019 ben 18 miliardi di euro (28 in tre anni) tra privatizzazioni, vendita di immobili e valorizzazione dei canoni di concessione. Per Tria si tratta di una delle misure che assicurano una «tempestiva correzione» dei conti nel caso non si concretizzi la crescita dell’1,5 del Pil che il governo ha deciso di tener ferma contro ogni altra previsione. Visto dall’opposizione è l’ennesimo azzardo del governo. «Il progetto di Tria – sostiene l’ex premier Paolo Gentiloni – per chi conosce il patrimonio pubblico non è realistico».
Dodici miliardi in più
Il governo nel nuovo Documento programmatico di bilancio spedito a Bruxelles ha infatti indicato oltre 12 miliardi in più di incassi rispetto a quanto prospettato con il Dpb di ottobre «censurato» da Bruxelles. La nuova versione indica un obiettivo pari all’1% del Pil alla voce privatizzazioni/dismissioni, 0,7 punti di incassi in più rispetto alla precedente versione, col peso del debito che in questo modo nel 2021 scenderebbe al 126% anziché al126,7. L’accelerazione è notevole, tanto più se si considera la natura statalista dell’esecutivo, che nel frattempo progetta di nazionalizzare Alitalia e di sfilare l’Anas dalle Fs anche a rischio di riportarla all’interno del perimetro pubblico.
Il menù dei possibili interventi è più o meno quello di sempre. In molti casi si tratta di operazioni che già in passato gli ultimi governi di centrosinistra non sono riusciti a centrare pur partendo da obiettivi più bassi (Padoan anziché 8 miliardi ne ha portati a casa 2). Le operazioni più semplici, sul fronte delle privatizzazioni, sono dunque quelle rimaste in sospeso, a partire dalla cessione a Cassa depositi e prestiti del 53,28% dell’Enav (l’Ente che gestisce tutto il traffico aereo civile in Italia) e di buona parte (il 3,3% sul 4,3% totale) del capitale dell’Eni ancora in mano al Tesoro. Ai valori correnti queste due operazioni valgono 2,7 miliardi. Una cifra analoga potrebbe arrivare cedendo sul mercato un altro 30% di Poste, dopo che nel 2016 Cdp ha preso il 35%. Allargando il campo si potrebbero poi ipotizzare altri passaggi di quote sempre a Cdp (che pur essendo controllata dal Tesoro sta fuori dal perimetro della Pa) come ad esempio il pacchetto di controllo di Leonardo-Finmeccanica che potrebbe finire sotto Fintecna. Poi c’è il 68,2% di Mps, che il Tesoro deve cedere entro il 2021 e, volendo, le Fs di cui in passato si era arrivati ad ipotizzare il collocamento sul mercato del 40%.
L’altra gamba di questa manovra poggia sugli immobili pubblici. Da cui, a dire il vero, stando al Piano nazionale delle riforme, il governo si aspetta di incassare appena 600 milioni quest’anno, 640 nel 2019 e 600 nel 2020. Per alzare la quota di questi introiti si dovrà attingere soprattutto al patrimonio degli enti locali, complicando non poco tutta la procedura, perché, stando al Demanio, allo Stato fanno capo appena 60,5 miliardi di immobili, 30mila in tutto, per l’84% del valore in uso governativo. Verrano ceduti «beni di secondaria importanza», ha assicurato ieri Di Maio. Stando a fonti della Lega, il patrimonio immobiliare complessivo sarebbe pari a 400 miliardi (a fronte di stime ufficiali che si fermano però a 283, per lo più beni inalienabili), per cui raggiungere l’obiettivo dell’1% del Pil non sarebbe un problema. Non è escluso che ad occuparsi di questa operazione possa essere una nuova spa pubblica.
Banca dati delle concessioni
Infine, c’è la terza gamba. Ovvero la valorizzazione delle concessioni, 35 mila in tutto tra nazionali e locali: si va da quelle autostradali (già finite da tempo nel mirino del governo) all’energia, dai giochi alle acque minerali. Per procedere occorre però completare la mappatura del fenomeno (e la banca dati delle concessioni dovrebbe essere pronta solo «entro il 2019» è scritto nel Dpb), e poi a seguire va predisposta una legge quadro di riordino e valorizzazione dei regimi di concessione. Sulla carta un vero e proprio tesoro, ma per essere portato a galla serve tempo. Non poco.