Libero, 14 novembre 2018
Un ragazzino su quattro soffre di problemi psichici
C’è il piccolo che chiama i genitori per il mal di pancia, che in realtà non è altro che l’ansia da interrogazione; c’è l’adolescente che si taglia, per aggiungere dolore al dolore di un abuso, e c’è la piccola di appena 8 anni affetta da mutismo selettivo che parla solo alle donne e risponde alle interrogazioni solo scrivendo. Piccole-grandi sofferenze mentali che sempre più si manifestano a scuola e non solo. Lo dicono i numeri: in Italia un ragazzino su quattro soffre di disturbi psichici. La fascia media è quella tra i 10 e i 18 anni, ma ci sono anche casi di disagi segnalati fin dalla prima elementare. In Lombardia, per esempio, negli ultimi dieci anni i bambini e gli adolescenti seguiti dalla Neuropsichiatria infantile sono passati da 65mila(il 4% della popolazione minorenne) a 114mila (7%). Un’impennata, quella fornita dai dati dell’Organizzazione mondiale della sanità che parla di una forbice di patologie mentali minorili tra il 15 e il 20%, e che viene letta da molti strizzacervelli come una risposta alla maggior sensibilizzazione e consapevolezza delle problematiche mentali. In sostanza, i genitori oggi si fanno meno problemi ad accompagnare un figlio dallo psicologo. L’area delle sofferenze mentali manifestate dai minori, comprende l’ansia, la depressione infantile, sindromi da iperattività, disturbi bipolari, sofferenze cognitive, deficit da apprendimento. Man mano che si alza l’età (dai 12 ai 18 anni), le richieste di aiuto ai professionisti della psiche riguardano anche casi di autolesionismo e di ?Hikikomori’, la sindrome dei ragazzi che si chiudono in camera (nel nostro Paese oggi ve ne sono centomila in cura). Insomma, quelle che fino a pochi anni fa sembravano problematiche legate quasi esclusivamente al mondo degli adulti, oggi appaiono sempre più materia di studio e cura di psichiatri infantili.
L’ESPERTO CONFERMA «Tutto vero: il 20% dei ragazzini manifesta sofferenze mentali ed è in aumento, soprattutto nella fascia 11-18 anni. Basta guardare il dato della Lombardia, dove c’è anche un incremento dei ricoveri di adolescenti per problemi psichiatrici acuti, per capire l’entità del fenomeno», conferma il dottor Stefano Benzoni, neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta e consulente per la Fondazione Irccs all’ospedale Maggiore Policlinico di Milano. «I dati che abbiamo sono quelli degli accessi, ma il numero non tiene conto di quei tanti casi di disagi mentali che non vengono curati e che quindi non conosciamo», aggiunge il neuropsichiatra che è anche autore del recente libro ?Figli Fragili’ pubblicato da Edizioni Laterza. Secondo il dottor Benzoni, l’aumento delle sofferenze psichiche nei ragazzi ha più spiegazioni. «Molto spesso», continua, «dietro a questi casi ci sono delle carenze educative, politiche e affettive. La famiglia è trasformata, i genitori hanno maggiori esigenze lavorative. A volte i ragazzini sono lasciati a se stessi; e in molti casi non c’è una scuola forte e non ci sono più nemmeno luoghi ricreativi per gli adolescenti. Tutto questo è figlio della grande trasformazione sociale e di conseguenti alienazioni. Anche i ragazzi risentono di queste distorsioni sociali. E così il malessere aumenta». Ma quali sono i disturbi più diffusi nei ragazzini? Secondo Benzoni, al primo posto ci sono quelli dell’umore, associati a problemi di comportamento e adattamento sociale. Ma come arrivano i bambini e i ragazzi ai servizi di neuropsichiatria? «Durante la scuola primaria vengono segnalati dai docenti che hanno un ruolo sempre più importante nell’individuare certe criticità. Anche perché parliamo per lo più di problemi di rendimento scolastico. Poi, ma mano che crescono, i problemi riguardano la frequenza scolastica e il comportamento. Sono quindi per lo più le famiglie ad accompagnare i figli ai servizi».
FARO SU STRANIERI E ADOTTIVI Tra i pazienti minori presi in carico, vi sono spesso anche stranieri. «Non ho i numeri sotto mano», chiosa il neuropsichiatra, «ma secondo uno studio fatto in Lombardia nel 2014 sono tanti e spesso hanno storie per cui serve molto lavoro. Abbiamo un problema molto serio, cioè quello dei ragazzi adottivi, che nelle comunità terapeutiche risultano presenti dieci volte in più rispetto ai ragazzi non adottivi. Significa che sono dieci volte più a rischio di sofferenza psichica». Per Mioli Chiung, psicoterapeuta e direttrice dello Studio Salem, «l’aumento di disagi mentali nei bambini e nei ragazzi è indubbio, ma forse è aumentata la consapevolezza, da parte dei genitori, di voler capire e affrontare certe problematiche. E quindi sono lievitate le segnalazioni. Il 20% sono i casi conosciuti, ma sono molti di più. Secondo me in una classe di venti alunni, almeno 5 soffrono di problemi mentali». Ma come si manifestano i disagi dei piccolissimi? «Con l’iperattività, o comportamenti regressivi, come per esempio farsi la pipì addosso», aggiunge la dottoressa Chiung, «perché non riescono ad affrontare il grande cambiamento che comporta la scuola. Dai 10 ai 18 anni invece le problematiche in aumento sono quelle legate al mondo internet, alla difficoltà che hanno tanti ragazzi a relazionarsi con una società reale e preferiscono crearsi relazioni e mondi paralleli virtuali. Sono atteggiamenti pericolosi. Spesso si parte con uno scarso rendimento a scuola, poi si scopre che dietro a certi atteggiamenti c’è ben altro».